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Privacy: cosa interessa veramente ai consumatori

Privacy: cosa interessa veramente ai consumatori

19 Giugno 2015 Redazione SoloTablet
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Il tema della Privacy sembra essere più argomento giornalistico e mediatico che un interesse reale dei consumatori. L’uso del mezzo tecnologico prevale sui suoi potenziali effetti. Il diritto alla privacy rimane sullo sfondo come una opzione da praticare ma anche no. Esattamente come si fa, in questo periodo di cambiamenti che sembrano non avere alternative, con molti altri diritti.

 

Il tema della Privacy è tornato all’onore della cronaca per alcuni atti attuativi della nuova legislazione sul lavoro, atto che permettono alle aziende di intercettare, monitorare e ‘spiare’ i loro dipendenti in possesso di dispositivi tecnologici mobili aziendali. Anche questa nuova potenziale violazione della privacy individuale non sembra avere suscitato grandi proteste da parte delle persone interessate, a parte il doveroso intervento dei sindacati che intravedono i rischi associati alla perdita di nuovi diritti.

La scarsa attenzione al tema della privacy può dipendere da una sottovalutazione di quanto sta avvenendo in termini di raccolta di dati e informazioni che ci riguardano e da una superficiale lettura dei fenomeni ad essa associati che interessano il consumatore nella veste di cittadino, di individuo e di persona. La sottovalutazione può nascere dal peso diverso che ogni consumatore dà alla privatezza dei dati sensibili che lo riguardano, in merito ad esempio alla loro visibilità e potenziale condivisione con altre persone, alla vendita di queste informazioni per usi marketing e commerciali e all’uso che entità governative e istituzionali possono farne.

 

La prima preoccupazione del consumatore dovrebbe essere rivolta alla facilità con cui oggi dati, immagini, fotografie e informazioni personali private (preferenze sessuali, attività professionali, hobby e preferenze individuai, ecc.) possono essere esposte alla vista di altre persone, non necessariamente conoscenti o contatti di reti sociali frequentate, ma a ignoti frequentatori dei social network e della Rete. La preoccupazione ha fondamenta reali perché la Rete è piena di falle, spesso causate da un utilizzo superficiale e poco informato, ma anche abitata da realtà che sono alla ricerca costante di informazioni da usare per costruire le prossime iniziative marketing e promozionali per il lancio o la promozione di un prodotto o di un brand. Frequentare marchi e marche online o partecipare alle loro esperienze di prodotto si traduce spesso nell’apertura di una finestra di visibilità sui dati personali con coseguenti rischi per la privacy personale. I social network inoltre, con policy sulla privacy spesso complicate e difficili da applicare, finiscono a loro volta per rendere visibile anche ciò che non dovrebbe esserlo e soprattutto per metterlo a disposizione delle persone e delle realtà sbagliate.

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La limitata conoscenza di come funzioni l’intero apparato tecnologico odierno impedisce ai più di valutare adeguatamente una seconda potenziale fonte di rischio per la privacy. I computer, i dispositivi mobili, il cloud computing, le macchine, sono tutti strumenti tecnologici potenti tra loro interconnessi e che fanno della capacità di memorizzare una loro destinazione di scopo e un punto di arrivo. Negli archivi immensi che ne derivano vengono archiviati dati e memorizzate informazioni, spesso a nostra insaputa o senza il nostro consenso esplicito. Questi dati non sono soltanto usati per elaborare informazioni ma vendono organizzati, catalogati e analizzati con l’obiettivo di produrre conoscenze utili alle grandi marche e alle multinazionali per le loro attività marketing e pubblicitarie. Spesso tra chi possiede i dati e le aziende o le agenzie di comunicazione ci sono società, potenti e praticamente sconosciute, che si fanno carico della organizzazione e elaborazione dei dati e della loro vendita. La preoccupazione che questo tipo di uso dei nostri dati dovrebbe far emergere è legata al come questi dati sono raccolti. Essi derivano spesso dalla capacità di vedere le nostre mail e l’uso che facciamo della posta elettronica, dall’analisi delle nostre ricerche online che illustrano i nostri interessi generali e curiosità del momento (ad esempio l’acquisto di una tipologia di prodotto o l’organizzazione di un viaggio) ma anche dalla visione dell foto da ni pubblicate con Instagram o Flickr.

Sfugge completamente alla maggioranze dei consumatori il fatto che, nel contesto della Rete attuale, la maggior parte delle informazioni raccolte sugli utenti he la frequentano finisce per essere patrimonio di pochi attori che si ritrovano così ad avere un potere immenso di cui potrebbero anche farne un uso antidemocratico e irrispettoso dei diritti dei cittadini della rete e del mondo. Questi attori sono realtà come Google, Apple, Microsoft, Amazon ma anche i provider telefonici e i produttori di social network come Facebook, Twitter, YouTube e Likedin che sfruttano i loro store online e le loro risorse in cloud computing per raccogliere e memorizzare montagne di dati dei consumatori da usare per le loro campagne di branding o commerciali future e per competere tra di loro. Sempre a a spese della privacy dei consumatori e dei loro clienti.

 

 

Che non debbano stare tranquilli, i consumatori lo sanno da come e quanto sono bombardati quotidianamente da pubblicità e promozioni che li inseguono, in mille modi possibili, ovunque ess si muovano online, attraverso i loro dispositivi mobili, schermi TV o laptop. Le pubblicità sono sempre più personalizzate, a volte capaci di trovare il nostro gradimento perché aderenti ai nostri gusti e bisogni, ben noti e associati ai nostri profili digitali. La personalizzazione fa ben comprendere quanto le tracce di cui disseminiamo la nostra presenza online non siano per nulla private ma appannaggio di entità terze che le possono usare a piacimento per le loro attività commerciali.

La coscienza che deriva dal pensare alla privacy come a un diritto da difendere è tanto più importante quanto più grande è la consapevolezza che la violazione della privacy può arrecare rischi e conseguenze gravi alla sicurezza personale e individuale. La facile accessibilità e visibilità di dati e informazioni online può diventare un potenziale strumento per attività malavitose e criminali che potrebbero portare al furto di identità online e all’abuso di informazioni personali per transazioni non autorizzate e altre attività illecite in rete all’insaputa del diretto interessato ma fatte in sua vece.

Nessuno è obbligato a dedicare tempo e attenzione al tema della privacy e ognuno, nel caso lo facesse, agirebbe sulla privacy in base a criteri, percezioni e valutazioni assolutamente personali. Risulta strano che il tema della violazione della privacy sia così sottovalutato e poco studiato da coloro che, nella veste di consumatori e utenti, sono candidati a esserne potenziali vittime. Tutti dovrebbero al contrario prestarvi grande attenzione perché il tema della privacy sottolinea i rischi a cui sta andando incontro la società tecnologica post-moderna. I rischi sono quelli associati all’uso illegale dei nostri dati per un acquisto fraudolento online ma soprattutto quelli che attengono allo sviluppo democratico della società, alla libertà individuale e ai diritti. Occuparsene significa proteggere i conti correnti e le risorse individuali ma anche difendere la democrazia occidentale e la sua cultura per come si sono evolute negli ultimi trecento anni.

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