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Terre gemelle e fumetti: la teoria del riferimento

Terre gemelle e fumetti: la teoria del riferimento

02 Marzo 2021 Biblioteca Filosofica Firenze
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Non è raro che i filosofi della seconda metà del Novecento si ispirino ai fumetti per escogitare le loro ipotesi.
I comics non solo costituiscono una divertente forma di intrattenimento, ma possono stimolare persino l’immaginazione dei filosofi!

L'articolo è di Andrea Sani, socio SFI (Società Filosofica Italiana). Si occupa di filosofia, di cinema e di fumetti. Di recente ha pubblicato con Alessandro Linguiti il manuale Sinapsi presso La Scuola Editrice.

1. Gottlob Frege e il problema del riferimento 

 

Non è raro che i filosofi della seconda metà del Novecento si ispirino ai fumetti per escogitare le loro ipotesi. È quanto vedremo in questa nota, dedicata a un problema classico della filosofia analitica: quello del “riferimento”.

Con il termine “riferimento” si intende la relazione tra un’espressione linguistica e ciò che essa designa. La teoria contemporanea al riguardo è impostata dal logico e matematico tedesco Gottlob Frege nel breve saggio Senso e denotazione del 1892. In questo scritto, Frege, partendo da un’analisi degli enunciati che asseriscono l’identità fra termini (come “la stella della sera = la stella del mattino”), distingue tra “riferimento” o “denotazione” (Bedeutung) e “senso” (Sinn) di un segno. In base a questa distinzione – che si inserisce in un’autorevole tradizione logica – il riferimento consiste nell’oggetto a cui il segno rimanda, mentre il senso è il contenuto concettuale, ossia il modo particolare in cui il segno presenta ciò che designa e che viene compreso da un parlante. Per esempio, il riferimento dell’espressione “2 + 2” è il numero 4, mentre il senso è costituito dalla maniera in cui tale numero è dato, cioè, in questo caso, dallo svolgimento di un’addizione. Secondo Frege, la denotazione delle parole è determinata dal loro senso, ossia da ciò che i parlanti pensano in relazione ai segni che usano. Per esempio, il riferimento del termine “acqua” è determinato da ciò che pensiamo quando usiamo questa parola, e cioè dal concetto di un liquido incolore, inodore, insapore, dissetante, ecc.

La posizione di Frege su quest’ultimo punto è ampiamente accettata dalla filosofia analitica fino agli inizi degli anni Settanta del XX secolo. Ma è proprio questa idea che viene messa in discussione dal filosofo statunitense Hilary Putnam nel saggio Il significato di significato del 1975. 

2. Hilary Putnam e la Terra Gemella

 

Per conseguire il suo scopo, Putnam escogita un celebre esperimento mentale, quello della “Terra Gemella” in cui critica la concezione classica del riferimento sostenuta da Frege perché nega che il senso (quello che ci viene in mente quando usiamo una certa parola) svolga un qualsiasi ruolo per riferirsi all’oggetto reale. In particolare, egli ritiene che il riferimento dei nomi di sostanza e di specie naturale (come “acqua”, “oro”, “gatto”, ecc.) non dipenda da come li pensiamo. E per dimostrarlo formula la sua congettura della Terra Gemella.

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Putnam suppone l’esistenza di un pianeta del tutto simile alla Terra in cui ognuno di noi ha un suo sosia. Nella Terra Gemella si parla la stessa lingua e ci sono gli stessi oggetti della Terra originale. L’unica differenza è che l’acqua ha tutte le caratteristiche apparenti dell’acqua della Terra (odore, sapore ecc.) ma possiede una formula chimica diversa: XYZ anziché H2O. Quando gli abitanti della Terra e quelli della Terra Gemella parlano dell’acqua, pensano tutti a una sostanza trasparente, liquida, potabile, ecc. Eppure, si riferiscono a due liquidi differenti: a H2O e a XYZ.

Secondo Putnam ciò dimostra che il riferimento del termine “acqua” non dipende da quello a cui pensa chi usa tale parola, ma è determinato da un originario “atto di battesimo” compiuto dalla comunità linguistica e dalla natura effettiva dell’oggetto di cui si parla. A fissare il riferimento del termine in questione è un “evento battesimale” con il quale una sostanza viene inizialmente chiamata “acqua”, e da questo momento in poi il termine si riferisce a ogni sostanza che abbia la stessa composizione chimica, anche se tale composizione non è conosciuta dal parlante. Quanto capita nella nostra testa – conclude Putnam – non determina il significato delle parole. 

3. Twin Hearts a fumetti 

 

Per elaborare l’esperimento della Terra Gemella, Putnam afferma in modo esplicito di essersi ispirato alla fantascienza: “Lo stato psicologico non determina l’estensione [il riferimento] – si legge nel saggio del 1975 – come dimostrerò ora servendomi della fantascienza”.

In realtà, l’esperimento mentale del “globo gemello” è già presente nel paragrafo 23 del capitolo XXVII della seconda parte dei Nuovi saggi sull’intelletto umano (1704) di Gottfried Wilhelm Leibniz, dov’è utilizzato nel quadro di una critica alle tesi di John Locke sul tema dell’identità personale. Tuttavia, dato che Putnam non cita Leibniz, dobbiamo credergli sulla parola quando afferma che la sua fonte di ispirazione è la fantascienza.

Con ogni probabilità, la science-fiction a cui Putnam ha fatto ricorso è la popolarissima serie a fumetti americana intitolata proprio Twin Earths (Terre Gemelle), distribuita nei quotidiani statunitensi sotto forma di strisce giornaliere e di tavole domenicali dalla United Feature Syndicate dal 1952 al 1963, e opera di Oskar Lebeck, autore dei testi, e del disegnatore Alden McWilliams.

In Twin Earths, si ipotizza l’esistenza di un mondo gemello (Tellus nella versione italiana), per noi invisibile perché orbitante dal lato opposto del Sole, dove prospera una specie umana del tutto identica alla nostra. Poiché Twin Earths è un comic molto conosciuto negli Stati Uniti negli anni Cinquanta e Sessanta, è plausibile che sia stato proprio questo fumetto ad aver ispirato Putnam per il suo celebre esperimento mentale.

Dunque, i comics non solo costituiscono una divertente forma di intrattenimento, ma possono stimolare persino l’immaginazione dei filosofi!

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