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Dal “politicamente corretto” alla “semioclastia”

Dal “politicamente corretto” alla “semioclastia”

14 Marzo 2021 Maurizio Chatel
Maurizio Chatel
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“Quando sento la parola ‘cultura’, metto mano alla pistola” (Goebbels)

«Avvenne che continovando fra Ieronimo le sue predicazioni, e gridando ogni giorno in pergamo che le pitture lascive e le musiche e i libri amorosi spesso inducono gli animi a cose mal fatte, fu persuaso che non era bene tenere in casa, dove son fanciulle, figure dipinte d'uomini e donne ignude; per il che riscaldati i popoli dal dir suo, il carnovale seguente, che era costume della città far sopra le piazze alcuni capannucci di stipa ed altre legne, e la sera del martedì per antico costume ardere queste con balli amorosi, dove presi per mano un uomo ed una donna giravano cantando intorno certe ballate, fe' sì fra Ieronimo, che quel giorno si condusse a quel luogo tante pitture e sculture ignude, molte di mano di maestri eccellenti, e parimente libri, liuti, e canzonieri, che fu danno grandissimo, ma in particolare della pittura; dove Baccio portò tutto lo studio de' disegni che egli aveva fatto degl'ignudi, e lo imitò anche Lorenzo di Credi e molti altri che avevan nome di piagnoni.» [Delle Vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori scritte da Giorgio Vasari, ed. Firenze, 1822, pag. 82]

I Piagnoni di fra' Savonarola nacquero per abbattere la tirannia dei Medici a Firenze, e si trasformarono in un ciclone devastatore. Come bene è stato detto, la strada che conduce all’inferno è lastricata di buone intenzioni. Sono arrivato a Giorgio Vasari passando da alcuni fatti che elencherò qui di seguito, chiarendo che sono solo alcuni esempi delle innumerevoli applicazioni del politicamente corretto oggi così diffuso:

  • L’Università di Leicester intende abbandonare lo studio del padre della letteratura inglese Geoffrey Chaucer per far posto a nuovi “moduli sulla razza e la sessualità”, secondo il curriculum rivelato dal Telegraph. Saranno rottamati testi come “I racconti di Canterbury”, le opere di John Donne e il grande poema epico “Beowulf”. La facoltà di Inglese sarà riorientata verso la “diversità” attraverso “una selezione di moduli su razza, etnia, sessualità e diversità”, un “curriculum decolonizzato”.   
  • L’Università di Yale intende “pensionare” il suo famoso corso di “Introduzione alla Storia dell’arte, dal Rinascimento a oggi”. Insegnato per decenni da Vincent Scully, uno dei più celebri professori di Yale, il corso è stato giudicato troppo bianco ed europeo, troppo “problematico”, come ha detto Tim Barringer, a
    capo del dipartimento di Storia dell’arte,
    che ha introdotto una prospettiva “globale” nella disciplina in relazione a “questioni di genere, classe e ‘razza’”. 
  • La Sheffield University ha aperto alla “decolonizzazione”, sostenendo che il mondo accademico è uno “spazio dominato dai bianchi”. 
  • La vicecancelliera dell’Università di Oxford, Louise Richardson, ha detto di volere “decolonizzare” persino i corsi di laurea in Scienze e Matematica. 
  • Oggi l’“Iliade”, “Le avventure di Huckleberry Finn”, “Il buio oltre la siepe” di Harper Lee e “Uomini e topi” di John Steinbeck vengono ritirati da molte scuole, mentre “Tintin in Congo” di Hergé, scrive il New York Times, “è diventato praticamente introvabile negli Stati Uniti”. 
  • Racconta il National Post che “Peter Pan è stato rimosso dalla Toronto Public Library”. Il libro di J. M. Barrie è stato collocato in una sala speciale di lettura di titoli controversi, accusato di contenere “molti stereotipi grotteschi, scene di appropriazione culturale e dialoghi offensivi”. In Unione Sovietica avevano le “spezkhran”, i fondi speciali delle biblioteche. Libri con il timbro “per uso di servizio”. Lo slogan era: “Meglio vigilare troppo che poco”. ·         
  • In Inghilterra il ministro della cultura ha denunciato la deriva censoria nelle università, parlando di “regime sovietico”. 
  • Ugo Volli, in un’intervista rilasciata al Foglio, rivela il tentativo in atto anche nelle università italiane di eliminare le “differenze di genere” nell’uso della lingua, con l’uso dell’asterisco “collegh*”, come ormai avviene da tempo in Francia. 
  • Victor Obiols, poeta, 60 anni, traduttore di William Shakespeare e Oscar Wilde è stato “sollevato” dalla sua casa editrice – Univers, Grup Enciclopèdia – dall’incarico di tradurre il poema di Amanda Gorman, ‘The Hill We Climb’, con la seguente motivazione: “Profilo inadatto”.

 Gorman

 

Vorrei/dovrei limitare il post all’esposizione di questo elenco, di per sé eloquente, ma dopo mesi e mesi durante i quali mi sono imposto di riflettere con calma e attenzione, non posso più trattenermi.

I contesti nei quali con più forza si manifesta l’attuale “semioclastia” – una distruzione dei segni, dalle statue alle conferenze ai libri e chi più ne ha più ne metta – sono, per il momento, il mondo accademico anglosassone e il milieu  intellettuale francese; mentre per il secondo c’è poco da stupirsi, alla luce della secolare tradizione “educatrice” illuminista, sul primo sorgono alcuni dubbi, legati all’apparente incoerenza tra le tradizioni culturali di un mondo dalla lunga storia colonialista e razzista, e le recenti manifestazioni di intolleranza à rebours

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Dall’età di Voltaire l’intellettuale francese intende se stesso come una sorta di “faro nella notte”, come quella luce che irrompe nel buio delle superstizioni e dei pregiudizi per rischiarare l’opinione pubblica ed emendarla dagli errori del passato. Questo atteggiamento, che è tutto un “guardare avanti” liberandoci dalle catene della tradizione, non ha cessato di manifestare la sua irruenza per tutto il Novecento, con le figure-chiave di Foucault e di Derrida, volte alla distruzione della metafisica, ovvero di tutto il pensiero occidentale, visto come suprema fonte di violenza sopraffattrice. 

Diverso invece il caso di Inghilterra e Stati Uniti, dove la tradizione accademica è sempre stata decisamente più conservatrice, e il mainstream intellettuale poco dedito al pensiero critico. A mio parere, si può supporre che il furore della cancel culture nasca da una forma di compensazione psicologica: la consapevolezza delle brutalità di cui la “mia” cultura è stata causa mi spinge a rifiutare la mia stessa identità, nel desiderio di cancellare i sensi di colpa. 

Due intenzionalità diverse, quasi opposte, si ritrovano a giocare lo stesso ruolo sulla scena del mondo, quello dell’azione moralizzatrice; curiosamente, il senso di superiorità e il senso di inferiorità assumono lo stesso volto, Nietzsche direbbe “la stessa maschera”, cercando di abbattere quella barriera che finora teneva distinte la sfera pratica di ciò che è “giusto fare” da quella teoretica di ciò che è “giusto pensare”. La modernità occidentale non è nata dalla rivoluzione scientifica, che ha impiegato decenni se non secoli per imporsi alla coscienza dell’uomo comune, ma dalla Riforma protestante, che ha trasferito la concezione di ciò che è giusto dalla coscienza collettiva (dominata dalla Chiesa) alla coscienza individuale (fino al sommo vertice della ragion pratica kantiana). L’uomo (e la donna, of course) occidentale è stato fino ad oggi quell’essere consapevole in grado di decidere con la propria ragione il valore etico delle proprie azioni e dei propri pensieri, senza ricorrere alla guida di nessuno, senza dipendere da alcun principio d’autorità esterno (Kant). Lo stesso Illuminismo vedeva se stesso come “forza di liberazione” capace di portare le coscienze individuali all’autonomia di pensiero.

Ma quando il pensiero (inteso come attività intellettuale o accademica) si fa selettivo sulla base di valori desunti dalla sfera dell’etica, allora questo modello occidentale di emancipazione e di responsabilizzazione viene capovolto e distrutto: ciò a cui stiamo assistendo, infatti, è niente di più e niente di meno che l’imposizione di modelli di comportamento etici, vale a dire la negazione della libertà individuale di decisione, che ovviamente nasconde sempre dei rischi, ma che per lunghi secoli è apparsa a tutti noi preferibile a ogni forma di teologia precostituita. Gli esempi citati, infatti, non parlano di un semplice dibattito, magari aspro e conflittuale, tra ciò che è bene e ciò che non è bene condividere, ma dicono di una vera e propria interferenza della sfera pubblica nella vita e nel pensiero delle persone, alcune delle quali stanno pagando prezzi altissimi per le loro parole. Fernando Savater sosteneva che non tutte le opinioni sono rispettabili, ma le persone sì; e da ciò desumo che, se nel giornale che ho la responsabilità di dirigere, qualcuno scrive la parola “negro”, ho magari il diritto di richiamarlo all’importanza della scelta delle parole, ma non posso degradarlo come persona, soprattutto se questa persona è sempre stata per  il mio giornale e il mio Paese motivo d’orgoglio. 

Eliminare Chaucer e Peter Pan dalle librerie (a quando il rogo in piazza?) è un crimine contro l’umanità, per un semplice fatto: cancella la libertà di scelta del singolo lettore, lo esclude in quanto minore dal “regno dei fini”, impone a priori un concetto di giustizia (e di verità), che è il tratto tipico di ogni dittatura.

 rogo

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