NOSTROVERSO

17 Gennaio 2022 Carlo Mazzucchelli
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Viviamo dentro mondi paralleli da sempre. Viviamo già dentro mondi virtuali, la nostra stessa realtà fattuale è diventata virtuale, forse anche perché grazie alle nuove tecnologie dell'informazione ci siamo tutti trasformati in semplici profili digitali, in avatar disincarnati che simulano online la vita reale e vivono di riflesso una vita passata dentro il display di un dispositivo tecnologico. Il primo effetto è di vivere, spesso senza alcuna consapevolezza, delle vite illusorie, pseudo-vite digitali regalate al dominio, alle scelte e alle decisioni di un algoritmo e/o di intelligenze artificiali come quelle che governano i motori di ricerca alla Google, le piattaforme social, le intelligenze artificiali come ChatGPT e i tanti metaversi in fase di emersione. E’ comunque giunto il tempo del disincanto, del distacco, dell’andare oltre ed altrove. Il disincanto si deve alimentare di domande che scaturiscono da una riflessione critica con l'obiettivo della tecnoconsapevolezza, dell'approfondimento e della scelta. Una scelta che non può essere binaria ma umana, complessa, empatica, emotiva, soggettiva in termini di coscienza. Mentre tutti guardano al metaverso come nuovo spazio virtuale (reale) da abitare il pensiero riflessivo suggerisce di ridare linfa al mondo fattuale nel quale siamo immersi con il nostro corpo e la nostra mente. Un mondo definibile come NOSTROVERSO, nel quale vivere una socialità incarnata, recuperare il con-tatto con l'Altro, come persone fisica e non solo come profilo digitale.

Il NOSTROVERSO è fisico, mentale e corporeo insieme. E’ un universo popolato da esseri umani, dotati di interiorità, volti e sguardi, persone in carne e ossa, creative, capaci di pensare, di fare delle scelte e di agire.

Il Metaverso è oggi ritornato all’attenzione dei media per la furbesca volontà commerciale di Zuckerberg ([…] I think over the next five years or so, in this next chapter of our company [ Facebook ], I think we will effectively transition from people seeing us as primarily being a social media company to being a Metaverse company.”) di trasformare Facebook in uno spazio di realtà virtuale o Metaverse. Nell’immaginario veicolato dalla narrazione popolare del momento il Metaverso è destinato a diventare lo spazio di realtà virtuale futuro, una forma di integrazione tra umano, realtà digitale, realtà aumentata e Internet, di esperienza personale e collettiva, di nuove forme di relazionalità, consumismo e socialità.

Destinato a migliorare le attività ludiche già oggi su di esso usufruibili, a semplificare dinamiche lavorative e formative e a regalare nuove esperienze commerciali, il metaverso si propone nella pratica come nuovo e promettente universo che ci obbliga a una riflessione altra, necessaria a evidenziare come questo nuovo mondo digitale dipenda e dipenderà sempre strettamente dal “nostroverso”, espressione dell’universo (il luogo nel quale ci troviamo - da unus e vertere, che volge all’unità) concreto popolato da esseri umani con l’interiorità che li contraddistingue, persone in carne e ossa, creative, fatte di carne umana, capaci di pensare, di fare delle scelte e di agire.

Un “nostroverso” fisico, mentale e corporeo insieme, mai descrivibile in termini precisi, identificabile con la realtà fattuale quotidiana, al di là dei dispositivi elettronici o degli schermi che la abitano, nei quali tendiamo oggi a riconoscerci e nei quali ci rispecchiamo, che stanno ridefinendo il senso stesso che noi diamo alla realtà, ma anche il nostro immaginario e la nostra immaginazione.

Il Metaverso prende vita esclusivamente per mezzo di questo luogo, il “nostroverso”, vero spazio dotato di un corpo fisico fatto di volti, gesti, sentimenti che sono cifra dell’Oltre, e che senza di esso non esisterebbe. Anche il metaverso ha un “corpo-non corpo” fatto di cavi, algoritmi e intelligenze artificiali ma esso trova la sua esistenza solo attraverso quel corpo del “nostroverso” fatto di vene, ossa e muscoli, espressione di calore umano e capacità di pensiero. Un non-corpo artificiale che per “esser-ci” ha bisogno di un corpo umano, di una mente superintelligente che prova ad auto-superarsi continuamente trovando il suo modello nel cervello di un essere umano. Un cervello finito, non paragonabile a quello di una macchina ma sede di un di più, di un oltre generativo, imprevedibile, emergenziale come emergente lo è la coscienza di cui gli esseri umani, forse gli unici tra gli animali, sono dotati. Un di più rivoluzionario e radicale di cui la macchina non può essere dotata.

Partendo dunque da tali presupposti, provando ad oltrepassare il termine “metaverso” scomponendolo, esso assume il significato di “andare (verso)l’oltre” (meta in greco, volgere verso, al dopo). Può anche essere interpretato come il verso poetico dell’Oltre, ovvero come una componente della poesia universale ed esistenziale di cui fa parte anche il “nostroverso”, un verso che attiene alla sfera umana, (antro)poietica e poetica per definizione.

Metaverso e nostroverso compongono dunque la poesia dell’umanità che apprende la legge dell’Oltrepassare (una pratica filosofica proposta da Carlo Mazzucchelli e Nausica Manzi nel loro libro OLTREPASSARE - Intrecci di parole tra etica e tecnologia) e viene trasformata, rinnovata dal dirigersi verso l’Altrove che il metaverso da solo non riuscirà mai a rappresentare.

Una poesia radicata nella carne umana ma con gli occhi puntati a una vita “Altrimenti” ibridata con la tecnologia ma usata e quindi vissuta responsabilmente e consapevolmente. Il richiamo alla poesia è voluto, anche per provare a dare un senso diverso (oltrepassare) a un Metaverso che appare nella realtà tecno-capitalistica attuale come il frutto di una volontà, tutta commerciale, di pochi imprenditori che si sono eletti a campioni dell’umanità e del mondo futuro che verrà: Zuckerberg vuole il Metaverso, Branson e Bezos vogliono portarci nello spazio, Elon Musk vuole/preferisce portarci su Marte ma anche controllare le nostre menti con Neuralink, altri come Thiel, Page e Brin ancora vogliono diventare immortali. Una visione del mondo esclusiva, per pochi eletti e come tale regressiva, violenta e quasi barbarica.

 

*NOSTROVERSO è un neologismo e un concetto filosofico usati da Carlo Mazzucchelli e Nausica Manzi nel loro libro OLTREPASSARE – Intrecci di parole tra etica e tecnologia. Chi volesse usare il termine è pregato di citare il libro e gli autori

 

 

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