SCAVALCARE

13 Aprile 2021 Etica e tecnologia
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scavalcare [derivato di cavalcare] Gettare giù da cavallo, sbalzare di sella: con un fendente scavalcò l’avversario. Passare al di sopra, superare un ostacolo, superare, oltrepassare. In senso figurato chi si trova in posizione più avanzata, in gare di corsa, nella carriera e nella professione: è diventato dirigente, scavalcando tutti i suoi colleghi.

[sca-val-cà-re]

Superare un ostacolo passandogli sopra 

Già… è proprio questa la mia idea di “scavalcare”, un verbo bellissimo che invita a superare un ostacolo e a guardare oltre, verso mondi sconosciuti e misteriosi, che l’ostacolo appunto ci impedisce di vedere.

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Oggi invece questa parola ci ricorda immediatamente un gesto negativo, spesso ai danni dei nostri simili, considerati appunto alla stregua di ostacoli sul nostro cammino: passare davanti a chi è in coda attendendo il proprio turno, violare deliberatamente un regolamento, ottenere un  vaccino senza averne ancora diritto…

Sicuramente non mi ritengo perfetta ma certi atteggiamenti proprio non mi appartengono: per educazione forse, o semplicemente per indole. Mi viene piuttosto spontaneo pensare alle possibilità infinite nascoste dietro a questa parola,  perdendomi ancora nei sogni che da bambina accompagnavano la lettura de “Il giardino incantato”: alberi meravigliosi, fiori che aspettavano solo di essere curati per fiorire in mille colori, erba verdissima e simpatici animaletti dietro quel muro apparentemente invalicabile.

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Oppure ricordo sorridendo lo “scavalchiamo?” proposto con aria complice tra amici infinite volte, semplicemente per accorciare una strada altrimenti troppo lunga, o per giocare in oratorio fuori orario, o anche solo perché era molto più divertente che non entrare da un cancello già aperto…


Non credo che ora la bambina che sognava il giardino incantato sia cresciuta troppo per continuare ad immaginare mondi diversi e fantastici;  preferisco pensare che l’età adulta porti con sé a volte una certa dose di saggezza, e che a volte spesso rendere bello il proprio giardino sia più saggio e appagante che desiderarne un altro che forse non si raggiungerà mai…

Certo mi capita, e non troppo raramente, di crearmi con la fantasia mille vite diverse dalla mia, soprattutto nei momenti più difficili o noiosi: vacanze perenni, soldi a bizzeffe, incontri con personaggi famosi dello spettacolo… le solite cose insomma, quelle che pochi di noi hanno e che tutti vorrebbero avere. Ma credo fermamente che la vita che abbiamo a disposizione sia sacra, e che possiamo solo fare del nostro meglio lì dove siamo. L’ambizione e il desiderio di migliorarsi sono delle gran virtù, ma anche vedere il bello di quello che si ha già e valorizzarlo, godere delle piccole gioie di ogni giorno e non dare nulla per scontato sono la via più semplice per far crescere il nostro giardino, senza desiderare continuamente quello che c’è oltre il muro.

Certo è un pensiero molto banale, di quelli che si trovano nei famosi cioccolatini con la frase, ma la realtà che nasconde è vera e profonda: la felicità si può trovare nell’apparecchiare con cura la tavola per la nostra famiglia invece che sbuffare perché per l’ennesima volta nessuno ci aiuta, nel provare ad ascoltare i discorsi di un figlio adolescente senza scuotere la testa perché ci sembrano le solite farneticazioni senza senso, nella gratitudine per un lavoro magari noioso e ripetitivo ma che ci permette di arrivare dignitosamente a fine mese…

Accontentarsi ed essere apatici è tutt’altra cosa: qui si tratta al contrario di rimboccarsi le maniche per rendere uniche e preziose le nostre giornate!

Altro che arrampicarsi su un muretto: scavalcare la noia e i pregiudizi, le abitudini e la banalità non è cosa da poco! Scoprire la serenità in quello che ci circonda senza farsi distrarre da una felicità che nessuno ci garantisce non vuol dire smettere di sognare: vuol dire aprire gli occhi e rendersi conto che il sogno può continuare anche da svegli!


Autrice

Marta Trombetta

Marta Trombetta è nata ad Angera, sulla sponda lombarda del Lago Maggiore, nel 1968, e ora vive a Taino con la sua famiglia.
Diplomatasi come Perito Aziendale Corrispondente in Lingue Estere, ha lavorato come impiegata commerciale, per poi aprire una sua attività.
Il sogno di scrivere racconti per ragazzi l'ha accompagnata per molto tempo. Le idee sono state sempre molte ma poiché ha dedicato competenza, studio e attenzione non solo nel suo lavoro ma anche nella crescita di suo figlio, ha sempre rimandato.
Ma ora l'uscita del primo libro "Un Tello per amico" inaugura l'inizio di un percorso che verrà arricchito dagli altri racconti che usciranno nei prossimi mesi.
Intanto altri progetti rimasti a lungo in stand by iniziano a prendere sempre più forma.

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