SGUARDO

01 Giugno 2021 Etica e tecnologia
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sguardo - L’atto di guardare: rivolgere uno sguardo; evitare lo sguardo di una persona, per timidezza, pudore o consapevolezza di colpa nei suoi riguardi; rispondere allo sguardo, guardare a nostra volta chi ci guarda; non degnare di uno sguardo, disprezzare; uno sguardo pieno di odio, di compassione.

[ṣguàr·do] 

Mi piace moltissimo un racconto di Bruno Ferrero, autore ormai molto conosciuto per le sue storie brevi ma dal profondo significato.

Narra di un pellegrino che durante il suo cammino si trova a passare di fianco ad una cava, dove gli spaccapietre, quasi irriconoscibili per la polvere e il sudore, scalpellano grossi frammenti di roccia per ricavarne blocchi di pietra da costruzione. Incuriosito, chiede loro notizie del lavoro. Il primo gli risponde in maniera sgarbata che si sta ammazzando di fatica; il secondo, stanchissimo, che lo fa per mantenere la sua famiglia. Il terzo invece, sorridendo con fierezza e indicando la valle sottostante dove si vede una grande costruzione ormai a buon punto, risponde che sta costruendo una cattedrale.

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La sua stanchezza non era diversa da quella degli altri, il suo lavoro non meno pesante, ma il suo sguardo faceva la differenza.

Il mio sguardo può fare la differenza.

Ogni donna che è anche mamma lo sperimenta in continuazione: l’amore per i propri figli li rende diversi ai nostri occhi. Oggettivamente non ci sono altri bambini belli come loro e ci sembra davvero strano che il mondo intero non si fermi in contemplazione delle nostre creature, che noi invece potremmo ammirare per ore e ore.

Lo sguardo è tutto.

Perché non provare allora a vedere con occhi diversi la realtà che ci circonda? Senza arrivare all’amore totalitario di una mamma, uno sguardo più gentile sicuramente ci farebbe scoprire bellezze nascoste e renderebbe migliore la nostra vita e le nostre giornate.

Penso proprio allo spaccapietre, che riesce a vedere oltre la fatica del momento, apparentemente insignificante perché frutto di un lavoro monotono e pesantissimo. Mi ricorda un’amica che ha lavorato per alcuni anni in un laboratorio artigianale dove si producevano bambole: tutto il giorno cuciva occhietti sui loro visini di stoffa, ma aveva deciso di compiere quell’unico e ripetitivo gesto con tutta l’attenzione e la cura possibili, perché questo amore potesse arrivare alla bambina che avrebbe avuto in mano la bambola.

Quante delle nostre azioni sarebbero migliori se pensassimo alle persone che ne sono le destinatarie?

Lo sguardo d’amore vede più lontano.

Occhi diversi ci fanno vedere anche a ritroso; e quello che abbiamo davanti allora prende senso non perché proiettato nel futuro, ma perché frutto di un passato che lo ha fatto diventare quello che è.

Una reazione esagerata, una risposta scostante, un atteggiamento che ci sembra incomprensibile: basta fermarsi un attimo per comprendere che forse ci sono delle motivazioni che noi non conosciamo, situazioni difficili che noi stessi abbiamo sperimentato, e la rabbia e la stizza svaniscono in un istante.

Lo sguardo attento vede anche nel passato.

Vedere la realtà con gli stessi occhi dei bambini è poi il vero segreto per rendere uniche le nostre giornate. L’elenco sarebbe lunghissimo perché temo di essere abbastanza competente in materia… Ahimè penso sia un dono di natura, un po’ come un regalo che viene fatto a chi è particolarmente sensibile per bilanciare tutte le sofferenze che questo carattere purtroppo porta con sé.

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Chi passa sopra alla vita come uno schiacciasassi sicuramente non perde tempo a piangere per ogni tragedia di cui ci dà notizia la televisione, non si arrabatta per risolvere i problemi di tutte le persone di sua conoscenza, non rimugina su ogni frase detta nel timore di aver offeso qualcuno… ma si perde anche tantissime piccole gioie, momenti di breve felicità pura e improvvisa che attraversano la giornata come una stella cadente e regalano sorrisi inaspettati.

Un arcobaleno che scorgiamo sopra i tetti dopo la pioggia, un bambino che dal suo passeggino ci regala un’espressione buffa e ci segue con gli occhi, una persona sconosciuta che ci saluta solo perché ci incrociamo lungo la stessa via, una gentilezza da parte di un figlio adolescente che solitamente sembra non accorgersi della nostra stanchezza, un fiore che è riuscito a farsi largo in mezzo all’asfalto, un pic nic in riva al fiume durante la pausa pranzo…

Lo sguardo che sa meravigliarsi ci salva la vita. 

 

 

Autrice

Marta Trombetta

Marta Trombetta è nata ad Angera, sulla sponda lombarda del Lago Maggiore, nel 1968, e ora vive a Taino con la sua famiglia.
Diplomatasi come Perito Aziendale Corrispondente in Lingue Estere, ha lavorato come impiegata commerciale, per poi aprire una sua attività.
Il sogno di scrivere racconti per ragazzi l'ha accompagnata per molto tempo. Le idee sono state sempre molte ma poiché ha dedicato competenza, studio e attenzione non solo nel suo lavoro ma anche nella crescita di suo figlio, ha sempre rimandato.
Ma ora l'uscita del primo libro "Un Tello per amico" inaugura l'inizio di un percorso che verrà arricchito dagli altri racconti che usciranno nei prossimi mesi.
Intanto altri progetti rimasti a lungo in stand by iniziano a prendere sempre più forma.

 

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