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🍋🍋 NO AL COLONIALISMO ALGORITMICO

🍋🍋 NO AL COLONIALISMO ALGORITMICO

12 Giugno 2024 Carlo Mazzucchelli
Carlo Mazzucchelli
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Giovedì sera (6/6), breve e intenso concerto di musica barocca (Buxtehude e Bach) nella chiesa di San Satiro a Milano. Quattro artiste donne, giovani e interpreti bravissime , al clavicembalo e all’organo una slovena, alla viola da gamba una belga, al violino e al canto soprano due italiane, la violinista e la violoncellista laureate in filosofia.

Prima del concerto una visita alla Hoepli per acquistare un libro in francese. Alla cassa con altri due libri, un romanzo Sellerio e un piccolo testo pubblicato da Benasayag sul dialogo nella complessità. Un breve dialogo con una libraia, nato da un mio commento sull’importanza che la Hoepli non chiuda mai, mi ha fatto riflettere su quanto poco si legga oggi e su come stia cambiando (in peggio) Milano. Una città che mi è sempre piaciuta e nella quale vivo da anni. Gentrificata e assalita da masse di turisti, trasformatasi in un grande mangificio, sta cambiando le sorti di molte persone costrette ad abbandonarla per i costi elevati, ma anche le sorti di grandi librerie come la Hoepli. Se in centro ci sono solo turisti e meno persone che lavorano, in libreria chi ci va?

In Metro per tornare a casa, incapace di rimanere inerte o di abbandonarmi al telefonino, sfoglio il libro di Benasayag, colgo i numerosi riferimenti letterari ad autori che conosco, tra questi Philippe Descola, un antropologo francese che nel suo libro Oltre natura e cultura parla di quattro ontologie globali. Quella occidentale è raccontata come naturalismo, caratterizzata da un dualismo, tipicamente cartesiano, tra uomo e mondo, soggetto e oggetto, umano pensante (res cogitans), conoscente, volente e tutto il resto (res extensa).

Nel descrivere le altre ontologie (totemismo, animismo e analogismo), identificabili con altri mondi o modi diversi di autoproduzione del mondo, Benasayag racconta di come in America Latina alcuni indios si rifiutassero di farsi alfabetizzare dai missionari e di imparare una nuova lingua, consapevoli della relazione tra sapere e potere e del fatto che, integrando nella loro cultura quella del colonizzatore, avrebbero finito per subire le sue strutture di potere, finendo così per finire sconfitti.

Continuando a sfogliare ho pensato: e se anche noi fossimo diventati indios che si devono difendere da nuovi colonizzatori?

Nonostante la complessità siamo ancora dentro il dualismo e il riduzionismo, viviamo un’epoca coloniale nella quale il colonizzatore è l’algoritmo, con la sua ideologia dell’informazione e della computazione che conduce a una modellizzazione del reale di tipo algoritmico. In questo contesto Benasyag, citando Galimberti parla di noi umani diventati funzionari della tecnica e trasformati nei nostri profili digitali. La macchina, complicata ma non complessa, sta colonizzando il nostro mondo, con conseguenze serie di cui non percepiamo la gravità.

E se molti rifiutassero la neolingua algoritmica e le sue strutture di potere?

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