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STATO D’EMERGENZA

STATO D’EMERGENZA

24 Febbraio 2022 Carlo Mazzucchelli
Carlo Mazzucchelli
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Viviamo surfando in allegria sulle onde scismatiche di crisi sistemiche di cui non comprendiamo le forze e neppure le crepe. Chi ha negato o visto nella crisi da Coronavirus una crisi estemporanea, al termine della pandemia è chiamato a riconoscere che le crisi sono molteplici, sembrano rincorrersi le une con le altre e sempre sorprendere.

Viviamo tempi di grandi cambiamenti, altro che trasformazioni digitali. Siamo sull’orlo del caos perché la Storia ha ripreso a correre. Stanno maturando nuovi: mondi, paradigmi, modelli, ordini e sistemi. E nuove filosofie: dell’emergenza, dell’eccezione, ecc.

Dentro la nuova crisi, che può portare alla guerra di molti contro molti, siamo tutti dispersi, tratteniamo il respiro per trattenere l’ansia ma ci rendiamo conto che le cose sembrano andare a rotoli e le credenze più preziose appaiono minacciate, che la postmodernità e le sue narrazioni sono lontane anni luce, che la società liquida è diventata solidissima e che tutti siamo chiamati a riflettere su una realtà ben diversa da come ci viene raccontata e di come tendiamo a raccontarcela.

Che il mondo fosse alla ricerca di un nuovo ordine non lo scopriamo adesso. Le condizioni di quanto sta succedendo erano già state gettate da tempo e le numerose emergenze hanno fatto nascere l’esigenza di un ritorno al realismo con l’obiettivo di provare a rendere efficace un sistema, un ordine delle cose che in realtà è già crollato.

Al realismo siamo chiamati dalle molteplici interpretazioni che, nella crisi attuale, ci vengono fornite dai media. Interpretazioni che cavalcano il politicamente corretto evitando di fare i conti con la dura realtà dei fatti, piena di emergenze reali di cui si preferisce non parlare (colpisce che il Corriere dedichi una pagina intera a Di Caprio che investe nello champagne bio e un trafiletto di due paragrafi alle proteste dei camionisti per il caro carburante).

Dopo settimane di disinformazione scopriamo che la guerra è scoppiata e che le fake news, le post-verità, le verità alternative hanno prodotto un ritorno all’ordine, al realismo, al fatto che non è vero che i conflitti possono essere risolti migliorando la comunicazione. Come ha scritto Santiago Zabala “i fatti, le informazioni e i dati non fanno nulla da soli”. Oltre ai fatti ci sono le nostre cornici mentali fatte di strutture e metafore, ci sono valori, menti e cervelli che elaborano, ci sono credenze e pregiudizi. Con tutto questo siamo oggi chiamati a valutare, comprendere e analizzare l’insorgere di continue crisi e di sempre nuove emergenze. Consapevoli che le informazioni che riceviamo non bastano.

Riflettere sulle crisi e sulle emergenze, o sui vari stati di eccezione che si palesano in giro per il mondo, è un modo per preservare la libertà di cui noi occidentali dobbiamo andare fieri. Poi se non basterà essere realisti la difesa potrebbe anche prendere altre strade come quella della trasgressione e della resistenza. Ma intanto ritorniamo alla realtà!

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