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VIVIAMO DENTRO UNA GRANDE UCRONIA

VIVIAMO DENTRO UNA GRANDE UCRONIA

08 Agosto 2021 Carlo Mazzucchelli
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Molti aspirano a tempi sincronizzati. Pochi comprendono quanto essi siano in realtà diacronici. Tutti siamo catturati da tempi ucronici (kronos/tempo – ou/non-nessuno, tempi mai esistiti, spesso solo immagina(ti)ri), scenari controfattuali, storytelling e realtà possibili.

Mondi alternativi, allostorie e fantastorie, alla base di una miriade di testi narrativi e narrazioni che reinventano la storia (Hitler ha vinto la guerra - La rivoluzione francese non è mai esistita - L’impero romano ha sconfitto gli invasori barbari, Maometto si era convertito al cristianesimo e Abele ha ucciso Caino, Il vaccino determina miocarditi diffuse nei giovani, ecc.) e nei quali hanno eccelso autori come Tito Livio (Ab urbe condita), Ariosto,  Michael Chabon, Mark Twain, Haruki Murakami (1Q84), Philip Dick (La svastica sul sole), Philip Roth, Vladimir Nabokov, Josè Saramago, e molti altri. 

I tempi sono ucronici anche per il tempo crescente passato online e per la nostra aumentata esigenza di svago. Persi dentro universi immaginari e irreali a cui diamo la parvenza di realtà, siamo sempre più disponibili ad accettare storie e narrazioni che cambiano la storia inventandosi fatti ed eventi mai accaduti (il grande complotto sul Coronavirus delle multinazionali farmaceutiche…). Fatti, eventi, storie che viviamo come reali, ignari dei molteplici punti di divergenza (biforcazioni) nei quali lo storytelling, l’immaginazione e l’invenzione prendono la distanza dalla realtà, dai fatti e dalla verità fattuale. 

Lo sono anche per la nostra passione crescente per film e serie televisive distopiche, espressione di un venire meno dell’ottimismo con cui si dovrebbe guardare al divenire. Le ucronie, proiettate anche nel futuro in forma di distopie (per molti le ucronie non possono essere proiettate nel futuro, per me sì! Ci possono essere ucronie distopiche!) servono a rassicurarci del momento critico che stiamo vivendo facendoci credere che il presente sia migliore. Potrebbero anche spronarci a fare scelte diverse, a adottare comportamenti virtuosi, alla consapevolezza e all’impegno sociale, politico e intellettuale, ma in realtà sono vissute, anche con molto cinismo, come semplici placebo, strumenti di svago e di fuga dalla realtà. 

Come genere letterario l’ucronia è un’esperienza di lettura da sperimentare. Come esperienza del tempo nel mondo attuale è una fuga, dentro mondi virtuali e paralleli, da una realtà malata di passato e carente di futuro. E’ una fuga, frutto di tanta cecità, che ci mette alla mercé di ciarlatani di futuro, che porta a fare progetti (anche ucronici) solo per il passato impedendo di usare il futuro come potente strumento di costruzione, anche linguistica, della realtà, di immaginazione, di scoperta di nuove vie. 

Alla fuga (anche sui social) andrebbe preferito lo spazio creativo dell’immaginazione, praticato per mettere in discussione gli equilibri del presente e del passato e trasformare gli scenari immaginati in realtà! La storia riletta in modo ucronico può creare mostri, quella futura sempre in divenire lascia a tutti la possibilità di costruirsi futuri possibili e fare progetti per i mondi che verranno. In fondo mentre l’ucronia è legata al tempo, utopia e distopia sono legati allo spazio e al tipo di società descritta e, forse, desiderata o temuta!

 

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