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Il dialogo filosofico nasce allenando il pensiero esercitando lo sguardo e il guardarsi dentro (Nausica Manzi)

Il dialogo filosofico nasce allenando il pensiero esercitando lo sguardo e il guardarsi dentro (Nausica Manzi)

01 Marzo 2021 Il consulente filosofico
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Secondo me un dialogo filosofico si può promuovere e alimentare allenando il pensiero tramite l’esercizio del guardare e del guardarsi: ovvero, ad esempio usare i social e il web come canali per porre quesiti, per mettere in dubbio la realtà ed ogni significato delle singole cose che la compongono, per riceverne o indifferenza o attenzione, consapevoli che però, entrambe, paradossalmente, saranno in grado di scatenare qualcosa in qualcuno. Bisognerebbe usare le piattaforme che il web ci offre per creare gruppi in cui si discute di argomenti vari soprattutto tra i giovani.

Consulenza filosofica e dialogo socratico nell’era tecnologica

 “La tecnica è la magica danza che il mondo contemporaneo balla!” – Ernst Junger -  “Da me non hanno imparato nulla, bensì proprio e solo da sé stessi molte cose e belle hanno trovato e generato; ma d'averli aiutati a generare, questo sì, il merito spetta al dio e a me.” - Socrate (Teeteto)

L’era tecnologica e digitale suggerisce leadership riflessive, dialoganti, capaci di interpretare le categorie dell’efficienza organizzativa, delle capacità individuali e dell’efficacia alla luce della rivoluzione tecnologica e nell’ottica delle persone.

Internet, smartphone, piattaforme social hanno trasformato ogni attività online in conversazioni, spesso caratterizzate dalla superficialità dell’interazione e dalla brutalità del linguaggio. Conversare però non è dialogare. Dialogo significa parlare attraverso, con il desiderio di trovare un punto in comune. Il dialogo è anche mettersi nei panni degli altri, non è un semplice scambio di opinioni, neppure una discussione dialettica finalizzata ad avere ragione. Si basa sull’ascolto dell’altro, sulla capacità di catturare l’attenzione reciproca e sull’ottenimento di un consenso generale. 

Il dialogo oggi è anche strumento della pratica filosofica che il consulente filosofico utilizza con persone che vivono l’era digitale attuale con incertezza, disagio, ansia, stanchezza e insoddisfazione. Il dialogo serve a porsi domande, a guardare alla realtà in modo diverso, a superare schemi fissi e i paradigmi che li sostengono, bias di conferma, per andare alla ricerca di nuove strade. Il dialogo è importante, fondamentale, per superare i conflitti e nella consulenza filosofica diventa cura e prendersi cura. Di dialogo, consulenza filosofica, era tecnologica, leadership e organizzazioni abbiamo deciso di parlare, in forma di intervista, con manager d’azienda, consulenti filosofici, leader di mercato e studiosi. 

L’intervista è condotta da Carlo Mazzucchelli (fondatore di www.solotableti.it e scrittore) e Maria Giovanna Farina  (filosofa, Consulente filosofico e scrittrice) con Nausica Manzi, Writer and Philosophical consultant. Filosofo esperto di etica e filosofia pratica nel mondo dell'azienda. Mediatore.


Buongiorno, può raccontarci qualcosa di lei, della sua attività attuale (lavorativa, professionale, manageriale, ecc.), del suo interesse per le nuove tecnologie e per una riflessione critica sull'era tecnologica e dell'informazione che viviamo?

Sono Nausica Manzi, ho sia la laurea triennale che quella magistrale in Filosofia e Scienze Filosofiche. Inoltre, ho completato i miei studi con un master in Consulenza Filosofica e antropologia esistenziale che mi ha permesso di intraprendere anche la strada da consulente filosofico in particolare su tematiche etiche che mi interessano da sempre.

Oltre questo titolo, ho anche quello in mediatore civile e umanistico e una specializzazione in Tutela Europea dei diritti umani. Attualmente sono una scrittrice: scrivo per sviluppare dialogo, critica e confronto umano. Sono autrice di racconti di stampo etico-filosofico e saggi, in particolare una raccolta di racconti “ Cardiogrammi” e un saggio “ Custode di esistenza”.

Utilizzo la scrittura dunque anche per effettuare consulenza filosofica ai singoli, ai gruppi, alle aziende e in generale, per cambiare la mentalità del nostro mondo contemporaneo, dall’etica, alla politica, all’economia o al sociale. In questo rientra anche la sfera tecnologica ovviamente, in cui siamo immersi quotidianamente. Dal mio punto di vista, la tecnologia è il nuovo modo di darsi della nostra realtà, una maniera d’essere che confonde ma addita un’essenza umana dimenticata e per recuperarla occorre responsabilità, coraggio e pensiero critico, dunque dialogo. 

Si dice che Internet sia Conversazione (The Clutrain Manifesto). Il mondo interconnesso globalizzato dalla tecnologia ne è una testimonianza palese. Dispositivi, applicazioni e piattaforme facilitano interazioni, conversazioni, colloqui. È come se tutti stessimo dialogando. In realtà la pratica del dialogo (διά- λογος - attraverso le parole) online è la grande assente, sia nelle interazioni personali sia in quelle lavorative e professionali. Si legge poco e superficialmente, non si presta attenzione, la concentrazione è scarsa, prevalgono l’urlo e la brutalità del linguaggio, si praticano la promozione e la vendita (anche di sé stessi) più che la persuasione. Lei cosa ne pensa? Come vede il dialogare online, anche filosofico? In che modo si potrebbe alimentarlo e coltivarlo?

Dialogare online mi sembra già un’affermazione esagerata, di dialogico, nel senso profondo del termine, online, sui social, sul web ne vedo davvero poco, o quasi nulla.

Non c’è un dialogare, c’è un costante voler essere il primo a fare o a dire, il voler prevaricare su un’opinione diversa per soffocarla, c’è la cultura dell’io e non quella del siamo. Il siamo crea vero dialogo: se ci sentiamo parte di qualcosa che ci guarda, ci ascolta, ci interpella, allora a nostra volta possiamo guardare e rispondere; nasce il dialogo quando scopriamo che la nostra identità è disperata, perché molteplice, derivante e bisognosa di questa pluralità, solo così potremo dialogare davvero.

Secondo me un dialogo filosofico si può promuovere e alimentare allenando il pensiero tramite l’esercizio del guardare e del guardarsi: ovvero, ad esempio usare i social e il web come canali per porre quesiti, per mettere in dubbio la realtà ed ogni significato delle singole cose che la compongono, per riceverne o indifferenza o attenzione, consapevoli che però, entrambe, paradossalmente, saranno in grado di scatenare qualcosa in qualcuno. Bisognerebbe usare le piattaforme che il web ci offre per creare gruppi in cui si discute di argomenti vari soprattutto tra i giovani. 

Saper dialogare non è importante solo online. Lo è nella vita, nelle aziende, nelle organizzazioni e nella società. Il dialogo serve a migliorare la capacità di formulare pensieri, a coltivare la capacità e la sensibilità di ascolto, a andare in maggiore profondità, a praticare il pragmatismo della comunicazione e a conoscere meglio sé stessi e gli altri. Il dialogo serve a togliere la maschera alle cose e alle persone, a aprire nuove possibilità di conoscenza (anche del Sé), di consapevolezza e di relazione. Quanto conta secondo lei il dialogo nelle pratiche quotidiane? Quanto importante ritiene che esso sia in aziende e organizzazioni nella fase attuale di trasformazione digitale, di smartworking e didattica a distanza, e di conversazioni online?

Personalmente, credo  che sia essenziale, a livello personale e a livello comunitario, nella società, nell’essere cittadini, nella politica e nei team di lavoro in azienda. Ogni relazione si fonda su quel dialogo filosofico, di vivere di domande il cui punto interrogativo e la cui risposta è radicata dentro ogni essere umano, quel dialogo che riaccende luce di consapevolezza e ci fa riscoprire persone tra forza e fragilità. Il dialogo vero è quello che, anche senza troppe parole, ci mette a nudo davanti agli altri, grazie ad altri e come questi.

Ora vorrei concentrarmi sulla pratica del dialogo filosofico all’interno della prassi della consulenza filosofica nei team di lavoro e in azienda, che mi appassiona: in questi ambiti, è fondamentale il concetto di comunità che è strettamente legato a quello di dialogo filosofico. La comunità nasce dalla condivisione di un obiettivo ben preciso e da una molteplicità che spezza la dualità e dove ognuno pretende un incrocio di sguardi come un dovere responsabile da assolvere. Quindi, in tali ambiti, credo che il filosofo, attraverso il prezioso strumento del dialogo, abbia come missione il “tu sei nel siamo”, cioè far riscoprire una individualità che nasce e si dà costantemente per mezzo di altri e condurla ad una azione consapevole nella società, educando così alla complessità, attraverso la metafora del “Terzo” levinassiano: il terzo è colui che ridimensiona una comunità già precostituita, amplia gli orizzonti, scombussola ma crea un nuovo ordine, è colui che introduce giustizia e responsabilità. Il filosofo consulente è un Terzo per il suo consultante che è a sua volta, un mondo di esperienze e sentimenti, un altro altro, anche lui terzo, con, per e grazie a lui. Il dialogo filosofico è quindi quello che parlando di ciò che viviamo, delle nostre situazioni di vita, del nostro lavoro, delle nostre relazioni, ti fa raccontare a te stesso, ti fa aprire lo sguardo su una comunità che ti costituisce e, in questo modo, è ciò che ti fa rinascere a te stesso nel “siamo”. La consulenza filosofica in azienda, davanti ad un mondo costituito da complessità, vuole essere una prassi trasformativa da applicare a team di lavoro per ripensare le singole posizioni e situazioni esistenziali all'interno del contesto lavorativo e per inquadrare meglio gli obiettivi dell'azienda presa in considerazione, interpretando questi sotto un altro punto di vista, quello del fattore umano, unico elemento, sempre presente, che può fornire successo ad una azienda a livello qualitativo e quantitativo.

Se non è fondamentale questo negli ambiti aziendali, economici e politici allora cosa è fondamentale per rinnovare la nostra società? 

 

Socrate è il primo filosofo della filosofia occidentale a occuparsi dell'interiorità. Considerato il più sapiente di Grecia dall'oracolo di Delfi ha ideato il dialogo come strumento di ricerca interiore. La sua arte maieutica capace di far partorire le menti era improntata sull'ironia. Maieutica e ironia, due strumenti capaci di mettere in scacco l'interlocutore per far elaborare gli stereotipi. Il dialogo socratico è utile a dirigenti d’azienda, manager, professionisti ma anche a chiunque voglia acquisire la conoscenza di sé. Nella sua pratica professionale e/o di consulente filosofico cosa pensa del dialogo socratico? Può avere un ruolo terapeutico? Diverso e/o migliore di terapie psicologiche e altre pratiche finalizzate al benessere personale? In che modo lo usa, adattandolo, nelle sue attività?

La consulenza filosofica non è psicologia, né psicoterapia mira non alla risoluzione di problematiche, ma a far emergere e a potenziare con l'integrazione di nuovi orizzonti, il fattore umano. Chiarito questo punto, credo che il dialogo socratico sia un’arma dal potere immenso e dirompente sia per lo stesso filosofo consulente che per i suoi consultanti.

Il lavoro di un filosofo di consulenza filosofica, in particolare quella per me di tipo aziendale, si basa su questi principi: - concentrarsi sulla persona e le sue caratteristiche; -ascolto e osservazione; -approccio multifocale, basato sulla possibilità di ampliare i punti di vista su di una realtà, leggerla secondo tematiche, concetti e discipline differenti. Fondare così una lettura ulteriore delle singole realtà per comprendere ed amare la complessità stessa di cui ogni cosa è composta; - azione: in quanto la consulenza filosofica è una prassi, attraverso concetti, letture, stimoli filosofici e giochi di team di stampo umanistico su vari temi che si andranno ad affrontare a seconda dei soggetti e delle situazioni( quali il tema della relazione interpersonale, il lavoro, l'identità ecc), il filosofo d'azienda vuole portare i singoli ad una azione più consapevole nel proprio lavoro di squadra e ad un cammino di scoperta attivo di se stessi costantemente. 

La finalità è la ricerca del senso e potenziare il valore umano.

Strumento di questi principi e finalità è proprio l’uso del dialogo socratico che, personalmente, trovo interessante da usare nel suo aspetto enigmatico: questo tipo di dialogo che tende a far emergere una verità che l’interlocutore ha già dentro di sé, che torna ad illuminare una esistenza che aveva smarrito la sua radice di senso, ha anche in sé la dimensione del mistero, dell’enigma: come da una semplice domanda, ad esempio su che tipo di lavoro si svolge, o su quale è il proprio colore preferito, può emergere un bisogno esistenziale profondo e silenzioso?l’enigma è qualcosa che si dà sottraendosi, qualcosa che sfugge sempre, ecco il dialogo socratico è fatto di domande e discorsi su una quotidianità personale e collettiva, in cui ogni respiro, ogni espressione, ogni parola è parte che addita un’enigma esistenziale che attende solo di essere svelato dal soggetto stesso.

Ecco servirsi di questo strumento significa per me saper dare voce all’enigma personale che ognuno di noi è, fornirgli una coperta calda in cui avvolgersi e sentirsi protetto, in che modo? Dal mio punto di vista, il dialogo socratico deve essere composto da queste due caratteristiche: cura e custodia. Attraverso il parlare delle proprie vite come tra due amici, il filosofo consulente deve essere in grado di cura,nel senso di accarezzare la vita che si trova davanti,e di custodirla, nel senso di illuminarla di nuovo senso, di un nuovo punto di vista su di essa. Facendo questo, il filosofo stesso sarà custodito e curato dai soggetti che si troverà di fronte e in tale maniera, ognuno si scoprirà grazie all’altro, “il tu sei nel siamo”. 

 

Molti consulenti filosofici che hanno preso a modello Socrate e non solo, fanno della formazione lo strumento e la chiave delle loro pratiche filosofiche. Ma il filosofo non è un insegnante, neppure un educatore, semmai un maestro come lo è stato Socrate, sempre alla ricerca di conoscenza, anche del sé, di nuove mappe della realtà e di nuove verità. Il maestro non ha alunni, studenti o allievi ma discepoli. La ricerca, che parte dal non sapere, non va confusa con l’educare che si basa sulla trasmissione di un sapere acquisito e consolidato. Mentre l’educazione trasferisce cose e concetti già pronti, idee già masticate e digerite, la ricerca serve a creare cose nuove, a partire da nuove idee e nuove concettualizzazioni del mondo, Da consulente filosofico lei cosa pensa? Si sente filosofo, educatore, maestro, ricercatore? Che importanza ha per lei continuare a fare ricerca e che importanza ha nella pratica filosofica da consulente?

Credo sia importante sottolineare che Socrate sia stato colui che ha introdotto per primo nella filosofia la riflessione sull’essere umano, ha fatto emergere l’uomo e le sue problematiche su un pensiero filosofico che, nel suo tempo, si era dato inizialmente solo come ricerca del principio, dell’origine di tutto ciò che è. Socrate è stato in questo un rivoluzionario, un Terzo che, introducendo una nuova prospettiva d’essere, ha spostato lo sguardo, ha allargato gli orizzonti, facendo emergere l’importanza dell’essere umano all’interno di ogni riflessione e di ogni pensare.

Per questo ritengo che Socrate sia un maestro di sguardo: colui che guardando all’esterno riesce a far comprendere e ad illuminare l’interno. Ecco, nella mia attività, ma soprattutto nella mia esistenza, provo a divenire, apprendendo da Socrate e da tutta la filosofia, un maestro di sguardo, colui che può far deviare l’attenzione, tornando ad illuminare ciò che conta senza urlarlo, senza rivendicarlo con saccenza, ma anzi che lo indichi per mezzo del suo stesso modo di vivere, profondo delicato ma impetuoso, come faceva l’oracolo di Delfi, che suggeriva nel mistero, non risolveva, complicava per rivoluzionare la maniera di leggere la realtà di ognuno, per aprire una nuova prospettiva che potesse tornare ad illuminare la vita di chiunque si rivolgesse a lui, enigma meraviglioso composto di pieghe d’esistenza.

Inoltre, il maestro di sguardo è anche colui che fa della ricerca di sé, degli altri e della realtà, una costante per esistere: senza pensiero e passione nulla può darsi. Nella stessa pratica della consulenza filosofica essere maestro di sguardo significa porsi in ascolto di un’altra esistenza per tornare ad ascoltare la propria, significa curare per curarsi, essere responsabili per tornare ad appropriarsi della propria radice d’essenza, ed infine, significa fare di quell’incrocio di sguardi tra consulente e consultante, tra esseri umani in una comunità, il punto di forza per essere altrimenti rinnovando in questo anche la stessa società dove ci si trova, insieme e connessi. 

 

Molti filosofi, consulenti con formazione umanistica si stanno oggi cimentando nella consulenza filosofica. Con quali risultati è difficile dirlo, soprattutto perché diversi sono gli approcci e le metodologie adottate e proposte. Secondo lei esiste un unico metodo universale per la consulenza filosofica o ne esistono diversi? Qual è quello da lei adottato e/o quale considera il più adeguato in una realtà mediata e ibridata tecnologicamente? Una realtà accelerata, caratterizzata dal costante cambiamento, che obbliga a cambiare modi di pensare e paradigmi, a aprire la mente e a elaborare pensiero critico.  Una realtà che obbliga aziende e persone a cambiare ma che non hanno necessariamente pensato che una consulenza filosofica potrebbe fornire loro la giusta soluzione.

Credo che non esista un metodo universale per la consulenza filosofica. In una società tecnologica come la nostra, la consulenza filosofica deve essere la modalità stessa che il filosofo ha di vivere nella società. Mi spiego: penso che la consulenza filosofica, come nuova professione di aiuto per singoli, gruppi, aziende, per raggiungere un miglior rischiaramento della propria interiorità, del proprio sé e del proprio posto nel mondo, non ravvicinabile né alla psicologia né alla psicoterapia, dovrebbe essere la veste che la filosofia dovrebbe indossare per essere utile alla modernità super tecnologica e completamente in crisi.

Essere quindi strumento per inventare ed incarnare una nuova forma mentis e necessariamente, di un conseguente modus operandi. Uno strumento quindi che porta a pensare per agire ed ad agire per pensare. Personalmente, credo che, immersi nell’avanzare tecnologico, sia necessario utilizzare soprattutto la consulenza filosofica come modalità d’essere e di agire, elemento di contraddizione e sentinella, che il filosofo ha e che deve trasmettere anche agli altri: la consulenza filosofica ha una vocazione assolutamente politica, nel senso antico di agire per il bene della polis.

Per questo motivo, come scrivo anche nel mio saggio “Custode di esistenza”, dedicato proprio alla consulenza, ritengo che, per confrontarsi con un mondo tecnologico, essa debba usare soprattutto un metodo “politico”, che si può riassumere in questi tre momenti:

  1. essere, fornire e trasmettere continuamente l’oltre, ovvero dare nuove prospettive e modi di interpretare la realtà;
  2. essere presenti a se stessi e al mondo, ovvero consapevoli di limiti e potenzialità e di essere grazie agli altri, di essere enigma con valore e dignità, colonna fondante della comunità;
  3. essere garanti di giustizia come legge d’amore radicale e custodi di esistenza, con impegno, coraggio e delicatezza, ovvero essere lungimiranti, amare la complessità.

La consulenza filosofica deve essere il luogo dove il non luogo dell’attuale società torni alla sua radice, a ripensare le sue origini e a costruire nella riflessione e a pensare nella costruzione. Essa pensata come modalità d’essere deve porsi ai gruppi e alla mentalità corrente creando contesti di dialogo e confronto esistenziali, a partire dalle problematiche in cui ognuno è necessariamente immerso, e creando informazione, ossia facendo conoscere i dettagli della realtà ed educare al coraggio di sé che deriva dal guardarsi reciprocamente, dal sentirsi guardati, e quindi conoscersi perché guardati e, dunque, capaci di agire e rimanere sé nelle correnti dell’esistenza e nell’oblio a cui la tecnologia può portare. 

 

Prima della consulenza filosofica c’è la filosofia e l’essere filosofo. La filosofia fa parte della vita di ogni consulente filosofico. Cosa significa per lei filosofare? Come è arrivato/a fare il consulente filosofico, con quali motivazioni e attraverso quale percorso? Cosa è per lei la consulenza filosofica? Non le sembra strano che proprio mentre la filosofia sta attraversando un periodo problematico nelle scuole e nelle università, sia diventata strumento e pratica rilevante all’interno di numerose aziende e organizzazioni (in Italia forse meno che in altri paesi)?

La filosofia per me è uno stile di vita, filosofare significa esistere profondamente e completamente, essere consapevoli della complessità che ci compone e che ci circonda, filosofare è non dimenticarsi dell’essere umano che si è. Sono arrivata alla consulenza filosofica dopo i miei studi in filosofia e soprattutto focalizzandomi sull’etica pubblica e le sue dinamiche. La consulenza filosofica è per me la modalità d’essere del filosofo in questa società moderna e in crisi: modo di essere al mondo attraverso il quale deve insegnare ad essere terzi e custodi di esistenza per sé e per gli altri, armati della delicatezza delle ali di un angelo e di una lancia scintillante della giustizia per combattere per una rivoluzione etica in ogni ambito di questa società.

La filosofia a volte fa paura, crea distanza, perché ritenuta noiosa o inutile, invece, ogni uomo è in qualche modo filosofo, perché tutti ci poniamo costantemente delle domande su ogni cosa. Dalle domande nasce nuova consapevolezza, perché anche se ignorata la domanda si radica nell’interiorità e comincia a vivere in essa attendendo, nell’enigma di se stessi, di essere illuminata. Nelle aziende questa pratica è necessaria, in Italia non c’è ancora questa consapevolezza purtroppo: in ogni azienda ci sono esseri umani, e non solo numeri e quantità e interessi, la consulenza filosofica è quella che ti dice che il valore umano c’è in quell’enigma che ognuno è e resiste e farlo emergere ed illuminare, tra difficoltà e bellezze, è l’unico strumento affinché una azienda possa dirsi davvero vincente a livello qualitativo e sì, anche a livello quantitativo!

La filosofia, come consulenza, aiuta a ripensarsi come lavoratori, come manager, come studenti, in generale come esseri umani nella propria azione nel mondo e nello sviluppo del proprio pensiero critico. La filosofia a scuola è di vitale importanza per trasmettere ai bambini e ai giovani il coraggio di mostrare ed usare il mondo tremendo e meraviglioso della propria capacità di pensare. 

 

Ciò che la consulenza filosofica offre non sono risposte e domande poste mille volte ma la ricerca della domanda giusta, capace di cambiare la prospettiva alla radice sul problema preso in considerazione. In un ‘epoca accelerata dalla tecnologia, la consulenza filosofica suggerisce di rallentare, fermarsi, tacere e isolarsi dal brusio digitale di fondo, per riflettere e impegnarsi in un percorso di ricerca personale dal significato e effetti esistenziali. Perché un dirigente di azienda dovrebbe scegliere un filosofo come consulente? Per curiosità (aprirsi a prospettive inattese), disperazione, simpatia verso la filosofia, bisogno di acquisire un approccio critico e indipendente, libero da condizionamenti e pensieri abituali, difficoltà a accettare il conformismo diffuso, antipatia verso terapie psicologiche, o altro ancora? Lei cosa ne pensa?

Un filosofo si interroga e spinge ognuno ad interrogarsi profondamente, è colui che porta i singoli componenti di una comunità a ripensare se stessi e la loro relazione con gli altri in quel preciso contesto ed è colui che guida i responsabili e i team a far emergere difficoltà e zone d'ombra sulle strategie aziendali, facendo così riscoprire il senso, la motivazione profonda della propria azione e dei propri obiettivi.

La consulenza filosofica mira non alla risoluzione di problematiche, ma a far emergere e a potenziare con l'integrazione di nuovi orizzonti, il fattore umano, la risorsa umana per l'appunto, che, con il suo scoprirsi, in ogni momento, davvero un valore aggiunto per l'azienda, sarà, passo dopo passo, in grado di trovare autonomamente la soluzione migliore in ogni momento. Credo che un manager debba scegliere un filosofo consulente per ricordarsi che bisogna andare oltre numeri e meccanismi di interesse personale se si vuole esistere completamente e se si vuole essere davvero vincenti.

Un manager dovrebbe ricordare che è circondato da esseri umani prima di tutto e anche che lui stesso lo è e che gli altri lo costituiscono, che si trova in una comunità dove tutti sono connessi, dove tutto riguarda tutti. Attraverso un filosofo, un manager prima che essere stratega di guadagni e azioni efficaci deve riscoprirsi un essere umano, filosofo a suo modo e a sua volta maestro di sguardi, come dicevo precedentemente.

Ogni manager dovrebbe sentire il bisogno di ricordarsi di respirare la propria umanità, per essere per fare. 

 

Uno degli ambiti nei quali potrebbe focalizzarsi la ricerca filosofica è quello tecnologico e digitale. Di nuovi libri su Socrate, Platone, Spinoza o Nietzsche non se ne sente una reale necessità. Di studi filosofici sulla tecnologia al contrario ce n’è un gran bisogno. Anche per i filosofi che hanno scelto la consulenza filosofica fatta di filosofia pratica e dialogo socratico. Una ricerca in ambito tecnologico non potrebbe essere definita astratta o lontana dalla vita ma molto pratica e concreta. Porterebbe a riflettere criticamente sulle molteplici realtà quotidiane mediate tecnologicamente, a sperimentare nuovi strumenti dialogici, tecnologici e digitali. Lei cosa pensa?Non ritiene urgente una riflessione critica sulla tecnologia e i suoi effetti? Nel suo ruolo di consulente filosofico che ruolo hanno le nuove tecnologie (piattaforme social, APP di messaggistica, strumenti come Zoom, Skype, ecc.?).

Certo la riflessione critica sulla tecnologia e i suoi effetti è assolutamente urgente. La tecnologia è strumento utile ma ingannevole e pericoloso. La tecnologia del resto è la forma che la nostra realtà moderna ha e con la quale dobbiamo criticamente rapportarci.

Nella consulenza filosofica le nuove tecnologie sono utili, soprattutto in questo periodo con il coronavirus ma anche in generale, perché aiutano a ripensare la propria azione, l’uso di una stessa piattaforma digitale già aiuta a porsi delle domande, ad esempio “come bisogna accedere? Come funziona? Mi vedranno bene, mi sentiranno? In Quanti saremo connessi?”, in questo modo essa è uno stimolo aggiunto ad una riflessione sul senso comunitario e quindi politico della filosofia e del pensiero in generale: ci aiuta a sentirci parte di qualcosa di più grande che ci costituisce e di cui siamo responsabili, ci aiuta a capire l’importanza delle parole che si utilizzano, delle problematiche sociali che ci sono, ad aprire le orecchie e gli occhi davanti ad un pc, ma pur sempre davanti ad altri occhi, per farsi ricostruttori di una società rincorrendo e recuperando con forza e fragilità una radice andata persa nel bisogno di ottenere un like in più, pur pagando con la perdita del senso del proprio sé. 

 

Il motto socratico “Sapere di non sapere è sapere” conduce l'essere umano, l'individuo, alla consapevolezza dei propri limiti. Non è questo ciò che manca alle persone?Credere di sapere tutto, non è forse questo l'errore “metodologico” che conduce a mostrare senza vergogna un'ignoranza pericolosa?

Si sono d’accordo. Bisogna abbandonare la cultura dell’io e recuperare quella del siamo: l’identità vera nasce solo da un incrocio di sguardi immersi in una comunità molteplice e complessa, e nell’amare tale intreccio.

Bisogna non aver paura delle proprie fragilità o limiti, ma anzi capire che è in esse che è riposta la vera forza di essere: siamo fragili perché forti e forti perché fragili. Sapere di non sapere significa anche non smettere di ricercare il senso ulteriore e il coraggio dell’essere altrimenti. 

 

Aristotele nella sua opera Politica riconosce la famiglia come luogo capace insieme alla polis, la piccola città stato greca, di dare sicurezza alle persone regalando loro la felicità. Crede che ciò sia possibile anche oggi, o la felicità sia da ricercarsi altrove? Cosa suggerire a chi si rivolge al consulente filosofico per trovare una serena vita felice? 

Voglio suggerire semplicemente ciò che sosteneva Aristotele nell’ Etica Nicomachea: lui intendeva la felicità come “attività dell’anima secondo virtù”, ovvero voleva dire che la virtù, seppure la più altra, da sola non basta: non basta avere potenzialità per essere felici, ma bisogna agire, perché essa è una potenzialità che deve essere attuata appunto “come alle Olimpiadi non vengono premiati i più belli e i più forti, ma coloro che si impegnano nella gara”. Egli intendeva che il fine di tutte le azioni fosse un “bene realizzabile attraverso l’azione”, quindi ecco la cosa più importante: la felicità si realizza in una vita compiuta,  “ come una rondine non fa primavera, né la fa un solo giorno, così un solo giorno o un breve periodo di tempo non rendono beato e felice nessuno”.

Occorre una vita intera, anche con le sue difficoltà e i suoi piccoli dettagli, per la felicità. Essa è una questione strategica, ognuno deve essere un buon comandante nel superare anche i momenti difficili che si danno in certi periodi, guardando sempre oltre essi con saggezza ed eleganza. La felicità è nella nostra vita compiuta tra forza e fragilità, dobbiamo quindi agire ed essere. 

 

Vuole aggiungere altro per i lettori di SoloTablet, ad esempio qualche suggerimento di lettura? Vuole suggerire dei temi che potrebbero essere approfonditi in attività future? Cosa suggerisce per condividere e far conoscere l'iniziativa nella quale anche lei è stato/a coinvolto/a?

Per chiunque è interessato suggerisco la lettura di  La consulenza filosofica. la filosofia come opportunità di vita di Achebanch e del mio saggio Custode di esistenza per conoscere meglio sia la consulenza filosofica che la dimensione contemporanea ed anche, per chi vuole approfondire la figura del filosofo con riferimento anche a Socrate, la lettura di alcune parti dell’Ermeneutica del soggetto. Corso al college de France(1981-1982) di Michel Foucault. 

Cosa pensa del progetto SoloTablet? Anche una prima impressione conta. Ci piacerebbe avere dei suggerimenti per migliorarlo!

Un ottimo progetto per diffondere pensiero critico e rivendicare l’importanza della filosofia e sono felice di essere coinvolta in esso.

Grazie.

 

 

 

 

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