Tecnoromantici

01 Gennaio 2015 Redazione SoloTablet
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Il libro 80 PROFILI DIGITALI di Carlo Mazzucchelli è pubblicato nella collana Tecnovisions di Delos Digital

Tecnoromantici 

Il primo autore a sviluppare il concetto di Tecnoromanticismo è stato Stephan Barron (Wikipedia) che tra il 1991 e il 1996 ha condotto una ricerca finalizzata a evidenziare il collegamento tra arte e nuove tecnologie, in un contesto sempre più caratterizzato dalle scienze tecnologiche e dall’economia. L’idea di fondo è di operare per bilanciare la presenza del corpo umano e delle sue percezioni all’interno di una società sempre più tecnologica e di farlo sfruttando il potere della tecnologia nello sviluppo di creatività e immaginazione, di genialità e nuove utopie. I tecnoromantici si rifanno al Romanticismo che ha caratterizzato artisticamente e filosoficamente il periodo tra la fine del secolo diciottesimo e l’inizio del diciannovesimo. La loro visione romantica della tecnologia come strumento capace di ricomporre l’unitarietà dell’uomo li porta a sviluppare tecno-utopie e visione idealistiche del futuro ma anche a cercare le strette connessioni con il passato e a proiettare nelle nuove tecnologie il loro desiderio di un ritorno al passato e ai suoi valori. 

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La cultura contemporanea con le sue narrazioni ha romanticizzato le moderne tecnologie digitali. Lo ha fatto attraverso libri, video, articoli e pubblicazioni su temi come le comunità e le realtà virtuali, l’intelligenza artificiale e la robotica con l’obiettivo di raccontare l’era digitale nelle sue varie manifestazioni e realtà. Questa cultura tecnoromantica è stata oggetto di studio da parte di Richard Coyne, un professore universitario e direttore del Dipartimento di Architettura dell'Università di Edimburgo che ha pubblicato nel 1999 il libro Technromanticsm nel quale evidenziava le strette connessioni culturali tra il romanticismo e le tecnologie digitali del tempo. 

Per Coyne il romanticismo tecnologico va oltre la superficie letteraria e narrativa e trova radici profonde nel movimento romantico, nei suoi valori e nelle sue aspirazioni alla trascendenza e all’unità. Il libro è stato pensato per fornire ai lettori una visione critica del tecnoromanticismo così come del tecnorazionalismo ma nel descrivere la connessione temporale e nell’evidenziare gli elementi comuni tra romanticismo e tecnologie digitali Coyne ci ha offerto una descrizione precisa di un modo di vivere la tecnologia nell’era digitale contemporanea.  

I tecnoromantici riconoscono le trasformazioni prodotte dalle nuove tecnologie (interconnettività, interattività, erosione delle gerarchie e collaborazione, nuove pratiche e modelli di business, ecc.) ma non le ritengono né nuove né rivoluzionarie. Trovano le loro radici nelle tradizioni del romanticismo e in radici culturali datate da centinaia di anni.  Secondo i tecnoromantici la Rete e il social networking sono visti come strumenti innovativi che hanno reso praticabile la visione dell’utopia romantica in termini di anelito alla libertà, alla spiritualità, alla soggettività e alla intuizione, all’arte e alla creatività.

Tecnoromantici sono molti imprenditori e fondatori di startup. Sono persone giovani e intraprendenti, con progetti e idee vincenti e adatte a menti che come le loro tendono a essere creative e brillanti. Il carattere romatico associato a molti startupper emerge da una loro minore attenzione al progetto e ai suoi costi, compensata dalla propensione, dall'entusiasmo e dalla focalizzazione sull'innovazione e l'invenzione.  I tecnoromantici amano le nuove tecnologie dell'informazione, Internet e il Web e i nuovi media sociali. Sono eroi romantici perchè agiscono e si lasciano guidare dalle loro idee fulminanti che nascono dal nulla e mirano a diventare concrete per il loro valore intrinseco. Poco importa se poi, come per molte idee romantiche, i risultati sono ben lontani da aspettative e desideri. I tecnoromantici agiscono spesso in solitudine, hanno una buona dose di carisma e sono dei visionari. Attraverso le loro intuizioni romantiche di potenziali bisogni, i tecnoromantici vogliono imporre le loro idee al mondo, trasformandolo, modellandolo.

Al tecnoromanticismo fanno riferimento anche molte iniziative della moda e del design. Molti marchi hanno puntato in questi anni a vestire di romanticismo la loro proposizione ma innestandola su materiali altamente tecnologici e avveniristici come il tecno stretch, la pelle-neoprene e altri. Il mix di eleganza e tecnologia è il risultato di nuovi tessuti (tecnotessuti), di nuove apparecchiature e procedimenti. I prodotti che ne sortiscono sono cartelle da arrotolare, maniche di giubbotti che si possono staccare, tute in nylon sottilissimo mischiato a fili di alluminio e rame, giacche in rete tridimensionale.

Il tecnoromanticsmo ha trovato una sua espressione anche nell’arte come è testimoniato dal lavoro artistico e dalle iniziative di autori che applicano la loro creatività e il loro ingegno a investigare e sperimentare la produzione artistica attraverso l’uso della tecnologia. Tecnoromantici sono artisti come Alfredo Salazar-Caro, Paul Hertz, Theodore Darst, Kim Asendorf, LaTurbo Avendon, Yoshi Sodeoka, Sophie Kahn e Claudia Hart. Tecnoromantici sono anche alcuni musicisti che fanno della sperimentazione digitale e tecnologica il loro fine e lo strumento per la loro produzione e attività musicale.

 

 

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