Maschere, facce, palcoscenici

01 Aprile 2020 Redazione SoloTablet
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Il libro di Carlo Mazzucchelli La civiltà del vento al tempo del coronavirus è pubblicato nella collana Technovisions di Delos Digital.

Maschere, facce, palcoscenici 

Il palcoscenico è uno schermo-specchio, in costante mobilità. La maschera quella dei selfie associati ai profili digitali, di Anonymous e del Salvador Dalì de La casa del papel[1]

La faccia è tenuta ben nascosta dietro le maschere online ma assolutamente trasparente alle migliaia (milioni in Cina) di videocamere di videosorveglianza e agli algoritmi di intelligenza artificiale usati per il riconoscimento facciale (anche per governare la diffusione del coronavirus) e delle emozioni. 

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Come è potuto accadere?

La maschera è usata per giocare, per rendersi anonimi e agire liberi e indisturbati, sfuggendo alla visibilità e al controllo. Serve a fornire interpretazioni diverse del Sé, usate per sperimentare forme di ibridazione relazionali altrimenti impossibili.  

Un lavoro inutile dal momento che maschere digitali e facce possono trovare un'unica identità nei potenti database delle facce di Apple, Huawei, Amazon, ecc., assimilabili a quelli marmorei del tempio del Dio dei mille volti del Trono di spade. 

Database alimentati dalla complicità degli utenti che hanno attivato il riconoscimento facciale sullo smartphone e da videocamere pervasive che stanno popolando il mondo.  

Questi database sono opachi, responsabili della sparizione (morte) dell’anonimato, della riservatezza dei dati e della privacy. Quella degli utenti della Rete, perché la maschera dei proprietari delle piattaforme online funziona alla grande, nel mascherare la loro volontà di controllo, egemonia e desiderio di dominio.


[1] Nota serie televisiva, andata in onda su Netflix come La casa di carta

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