Il libro di Carlo Mazzucchelli La civiltà del vento al tempo del coronavirus è pubblicato nella collana Technovisions di Delos Digital.

Siamo ospiti della vita
“Noi bruciamo dal desiderio di trovare un assetto stabile e un’ultima base sicura per edificarci una torre che s’innalzi all’infinito, ma ogni nostro sforzo scricchiola e la terra si apre fino agli abissi.” – Immaginare altre vite, Remo Bodei
“Tendiamo a dimenticare che siamo ospiti della vita” (R. Bodei). Un messaggio forte al tempo del Coronavirus. La morte mai è stata sentita così vicina da generazioni di persone che mai si erano confrontate con essa come era capitato alle generazioni precedenti.
Quella che si sta combattendo è una emergenza diversa, subdola, invisibile ma ci sta anche riconciliando stoicamente con la morte. Un evento che fa parte della vita e determina il lasso di tempo di ogni esistenza. Narcisi e cinici come siamo diventati abbiamo dimenticato che non siamo eterni, neppure immortali.
Elezioni politiche abisso dei social media
La pandemia sta falciando tra le file di una generazione che vecchia lo è diventata, forse nel corpo ma non nell’anima. Le nuove generazioni, allevate dentro chiese felicitarie e progressiste e annebbiate dalle promesse della tecnologia, hanno l’opportunità di coltivare virtù fin qui dimenticate.
La sfida non è generazionale ma sociale, legata alla modernità. Il Coronavirus invita tutti a vincere insipienza e ignoranza, inesperienza e incompetenza, a coltivare qualità utili a irrobustire menti e corpi portandoli alla vecchiaia: “temperanza, sobrietà, frugalità, virtù, economia, considerazione, moderazione, calma” (M. Onfray).
Aggiungerei gentilezza, generosità e solidarietà.

