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L’inumana transizione tecnologica e il lavoro

L’inumana transizione tecnologica e il lavoro

13 Settembre 2021 Redazione SoloTablet
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Segnaliamo un articolo di Gianfranco Mascia pubblicato su Sinistrainrete

Nel suo libro “The Great Reset” Klaus Schwab, fondatore del World Economic Forum di Davos ha scritto che «siamo sull’orlo di una rivoluzione tecnologica che cambierà radicalmente il modo in cui viviamo, lavoriamo e ci relazioniamo gli uni con gli altri. Per scala, portata e complessità, la trasformazione sarà diversa da qualsiasi cosa l’umanità abbia mai sperimentato prima» [1]. È meglio analizzare in modo più circostanziato il peso delle affermazioni di Schwab e pertanto ricorriamo ad alcuni lavori precedenti. 

In un suo recente lavoro, prof. Sapelli, illustra gli aspetti travolgenti che la società contemporanea sta affrontando di fronte alla nuova fase di rivoluzione industriale, fase completamente diversa rispetto al passato [2]. Infatti l’attuale conversione dei processi industriali, insieme con le nuove tecnologie, si differenzia radicalmente dalle precedenti. Scrive Sapelli che finora abbiamo assistito a mutamenti senza dubbio profondi e l’attuale modello di economia finanziarizzata sta continuando a saccheggiare il sistema lavoro e le società, tuttavia il meccanismo di distruzione creativa di schumpeteriana memoria viene adesso sostituito da qualcosa di molto diverso. Infatti «il nuovo ciclo di Kondratiev che si avvicina ha talune caratteristiche prima sconosciute. Pone all’ordine del giorno la creazione diffusa di sistemi naturalmente complessi e stratificati quanto a tecnologie di intelligenze artificiali che producono a loro volta intelligenze. È come se si elevasse l’Itc all’ennesima potenza. Le stampanti 3D, con la meccanica per addizione e non per estrusione che ne deriva grazie all’uso del laser, sono solo l’inizio. Il seguito saranno i robot isomorfi, omeostatici tanto con il corpo umano quanto con il mutare delle macchine e dell’ambiente in cui sono immersi» (p. 68). 

Da questa trasformazione, continua l’autore, si avranno serie conseguenze per i lavoratori altamente qualificati, ma anche per una vasta gamma di discipline rimaste fino ad ora estranee ai processi di riconversione industriale di tipo classico. Si verificherà, scrive Sapelli, una caduta verticale anche «dei white collars, ossia degli ingegneri, dei fisici, dei matematici. Prima gli scanner sostituivano i tipografi, i computer le dattilografe e le segretarie e i disegnatori e i progettisti, ma appunto in forma puntiforme. Qui si agirà invece su larga scala e si farà tabula rasa di milioni di laureati e di brillanti Phd. Se pensiamo poi che l’altro grande ciclo di Kondratiev che si avvicina riguarda la manipolazione del plasma e del Dna siamo ancora più convinti che la mutazione sarà straordinaria. E qui non si tratta soltanto di cadute etiche, ossia che per il neopaganesimo dilagante si possa pensare di sostituirsi a Dio nella creazione e nello stesso amore tra i sessi nella procreazione». Le parole di Sapelli sembrano profetiche, alla luce dell’attuale condizione sanitaria mondiale, ma risalgono a quasi tre anni fa e soprattutto tratteggiano uno scenario socio-politico e industriale già studiato in precedenza da esperti che hanno analizzato le relazioni uomo-tecnologia. 

Ma la rivoluzione tecnologica è ancora più profonda, ci spiega Sapelli, e riguarda molteplici settori che hanno un immediato rapporto con il lavoro umano. I settori coinvolti nel nuovo ciclo di Kondratiev annoverano la demografia, i vari fattori economici fra loro interrelati, nonché le forme di pensiero contemporanee, fra le quali l’atteggiamento ormai religioso concernente l’incessante imperativo della crescita economica delle società industriali. Come accennato, il rapido procedere dello sviluppo tecnologico è uno dei principale fattori all’opera nelle dinamiche appena citate. Nel loro lavoro dal titolo emblematico – In gara con le macchine. La tecnologia aiuta il lavoro? – gli autori Brynjolfsson e McAfee individuano nella tecnologia il fattore primario di trasformazione delle attività e della vita contemporanea. 

Nella loro analisi, fra le cause del mancato impiego di manodopera, una è da imputare al ritmo dell’innovazione tecnologica. Scrivono infatti che la riduzione di reddito medio riscontrato negli Stati Uniti dipende proprio dall’accelerazione dell’innovazione tecnologica che «è cresciuta a un ritmo tale da lasciarsi indietro molta parte della popolazione. In breve, molti lavoratori stanno perdendo la gara con le macchine. Ma non si tratta solo degli operai. Il progresso tecnologico, in particolare l’evoluzione delle tecnologie dell’informazione, dell’hardware, del software e dei network, è stato così rapido e così sorprendente, che al momento molte organizzazioni, istituzioni, linee politiche e anche molti atteggiamenti mentali non riescono a tenerne il passo. Considerato attraverso questa lente, l’incremento della globalizzazione non è una spiegazione alternativa ma piuttosto una delle conseguenze dell’accresciuto potere e dell’aumentata ubiquità delle tecnologie» [3].

 

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