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My mother was a computer di Hayles Katherine

My mother was a computer di Hayles Katherine

03 Dicembre 2020 Redazione SoloTablet
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Un libro di non facile lettura e non per tutti ma pieno di spunti attrattivi, illuminanti e ricco di analisi critiche sul monismo tecnologico moderno. Un testo ammirabile per profondità di analisi che offre una visione aperta e coinvolgente dei numerosi ambiti intelletuali e artistici visitati.

"Nel periodo che va dal 1930 al 1940, i lavoratori che erano dedicati a eseguire calcoli (un lavoro impiegatizio generalmente svolto da donne) venivano chiamati calcolatori [...] da una società in cui l'intelligenza necessaria per fare dei calcoli era associata agi esseri umani si è passati a una in cui questo stesso compito è stato progresivamente e sempre più massicciamente delegato a macchine calcolatrici. [...] La frase del titolo può essere considerata una sineddoche per l'insieme di problemi relativi al rapporto tra Homo Sapiens e Robo Sapiens, tra esseri umani e macchine intelligenti."

 

Autore

Katherine Hayles è docente di letteratura alla Duke University di Durham in Carolina, USA. È una delle più note teoriche del post-umanesimo. I suoi lavori si concentrano soprattutto sugli effetti della tecnologia in campo culturale. Studiosa e critica di letteratura americana contemporanea, ha dato notevoli contributi anche in ambito scientifico.


 

Questo libro fa parte di una trilogia ma è il primo di Hayles tradotto in italiano. Affronta senza pregiudizi la forza dei cambiamenti determinati dal proliferare di macchine e robot, di computer e droni che con i loro codici e linguaggi ci costringono a riflettere ed entrare nei significati delle parole, siano esse vecchia, nuove  e rinnovate, usate per descrivere il mondo che stanno costruendo. In questo modo le macchine tecnologiche non cambiano solo il modo con cui operiamo ma operano anche il nostro modo di pensare, di parlare, di apprendere e di comunicare.

Il libro tradotto in italiano è stato fortemente voluto da Antonio Caronia (sua la traduzione dei primi tre capitoli), portato a compimento e alla pubblicazione dopo la sua morte da parte di Domenico Gallo, presente nel volume pubblicato da Mimesis con un capitolo di note finale, e di Marialaura Pulimanti che ne ha completato la traduzione.

Il titolo, My mother was a computer, non a caso fa riferimento a lavoratori denominati Calcolatori/Calcolatrici impegnati in attività rese obsolete dall'affermarsi della tecnologia. Il bambino a cui si fa riferimento, in un'epoca trans-umana e molto tecnologica, può essere sia un neonato generato da una madre umana, sia un corpo fatto di silicone e microcircuiti, a significare che oggi i computer non sono più semplici strumenti  o protesi tecnologiche ma sono diventati una realtà concreta del nostro imaginario futuro. Per questo motivo la ricerca condotta da Hayles, basata su una trilogia che comprende anche Writing Machines e How we became posthuman, non si limita alla parte operazionale e funzionale della macchina ma spazia in ambiti diversi quali la critica letteraria, le nuove tecnologie, la cultura, la meditazione spirituale, alla ricerca di quale possa essere la destinazione finale futura di una realtà nella quale convivono uomini e macchine, in una convergenza che li vede sempre più integrati e sovrapponibili tra di loro.

Il libro inizia e finisce con la previsione di molteplici scenari possibili analizzati ricorrendo a metafore e ad opere letterarie di autori come Henry James, Philip Dick, ecc. ed artistiche allo scopo di mostrare il futuro post-biologico e post-umano che si prospetta, un futuro nel quale potrebbe anche non essere più necessario, per essere umani, incarnarsi in un corpo e nel quale potrebbe diventare ipotizzabile scaricare con una semplice operazione di download-upload la mente e la coscienza umane su una chiavetta USB.

Una visione con la quale l'autrice polemizza andando alla ricerca di soluzioni alternative a una convergenza che sembra favorire il prevalere della macchina sull'uomo e in grado di rendere conto delle nuove complessità che l'evoluzione e la potenza della tecnologia stanno ponendo. Il presente e il futuro devono essere guardati non più in ottica binaria, incarnazione-informazione, ma secondo quella del computer universale in una prospettiva di tipo computazionale. È una visione che entra però in contrasto con altri aspetti della realtà come quelli della soggettività umana, della cultura umanistica e delle scienze sociali.

Hayles è tra le prime autrici ad aver affrontato organicamente il concetto di postumano nella tecnologia e in questo testo complesso continua il suo percorso ampliandolo. La teorica americana, più che proporre una sistematizzazione delle sue teorie, ci indica un metodo. Consapevole delle contraddizioni nate dal concetto di postumano a causa della contrapposizione tra informazione disincarnata e corpo, pone l’accento sull’idea di “materialità” del codice informatico. Lo spunto da cui parte è il raffronto tra i testi a stampa e quelli digitali. Un argomento che le permette di delineare tre processi nell’ambito tecnologico: la creazione (linguaggio e codice), la registrazione (testi a stampa ed elettronici), e la trasmissione (analogico e digitale). Sono tre ambiti che implicano funzioni tecnologiche e che, essendo legati all'informazione, contribuiscono a costituire i testi così come i corpi dei soggetti permettendo di registrare l'impatto dell'informazione digitale sulla materialità. Tra mondo tecnologico e mondo incarnato non ci sono dinamiche lineari o causalità semplici ma dinamiche complesse ricche di possibilità emergenti e causalità multiple. Una complessità irriducibile alle configurazioni postumane  contemporanee e in contrasto con le visioni future della singolarità.

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Fin dalle prime pagine l’autrice mostra la sua attitudine critica nei confronti di quello che definisce il Regime della Computazione (…) e la preferenza per una prospettiva futura nella quale umanità e tecnologia possano coesistere ma anche complementarsi e costituirsi tra di loro in una coevoluzione dinamica che riguardi sia la soggettività umana sia la macchina computazionale. Il digitale per la Hayles non è destinato a sostituire l'analogico umano ma a fare da intermediatore tra i processi digitali e quelli analogici.

L'analisi del mondo computazionale delle macchine è fatta attraverso l'analisi di testi letterari le cui metafore e i cui racconti vengono utilizzati per capire le implicazioni di una permeabilità tra esseri umani e macchine che sembra avere eliminato ogni confine ed evidenziarne le dinamiche riconoscendo la mutualità delle interazioni attraverso le quali gli umani creano le macchine e da esse vengono a loro volta creati.

La suggestività del saggio della Hayles sta nella intuizione dell'intreccio stretto tra tecnologia e umano, tra scienze umanistiche e scienze tecnologiche, tra un intreccio che è sempre stato serrato e ambiguo e che ha sempre sconvolto le categorie del linguaggio (codice) e delle narrazioni che li rappresentano. Molto verte intorno al tema della creazione della realtà. Un tema spesso oggetto di narrazioni letterarie, specialmente nella letteratura di fantascienza e in filosofia. Hayles sottolinea il collasso della distanza tra il mondo dell'umano e quello tecnologico e il passaggio da una narrazione letteraria a una in tempo reale rappresentata dalla comunicazione digitale di piattaforme tecnologiche come chat, Twitter, social network. posta elettronica e videogiochi. L'intento di Hayles è di provare a ipotizzare quali possano essere i prossimi nodi da affrontare nell'evoluzione umana proiettata verso il post-umanesimo delle macchine cercando di usare le risorse a disposizione utili all'indagine identificate nelle equazioni matematiche, nei modelli di simulazione e nelle spiegazioni discorsive.

Il libro è organizzato in tre parti che seguono la triade concettuale della creazione, registrazione e trasmissione e le funzioni tecnologiche in esse coinvolte. Sono processi tra loro strettamente intrecciati ma che vengono sviluppati in tre parti diverse. Nella prima parte si parla del processo della creazione, si concentra sui processi di significazione del linguaggio e del codice. Viene introdotto il concetto della intermediazione collegando il linguaggio-codice alle tecnologie che fanno funzionare le macchine computazionali trasformandolo in un vero e proprio linguaggio assimilabile a quello naturale parlato dagli umani e usato per le loro narrazioni letterarie. L'analisi del linguaggio suggerisce l'inadeguatezza delle idee e teorie tradizionali per spiegare le funzioni del codice della macchina, le sue dinamiche e i processi di significazione ad esso associati. Ciò che serve non è l'abbandono dei sistemi tradizionali di significazione ma la capacità di comprendere i processi di intermediazione che ne derivano e che incidono sulle prospettive e sulla visione del mondo. L'analisi dei processi di intermediazione fa emergere le aspettative verso un mondo tecnologico dell'informazione, che promette maggiore libertà dal giogo del sistema in cui si vive, ma evidenzia anche le dinamiche e la forza della tecnologia che finisce per circoscrivere e limitare gli spazi esperienziali e di contribuire alla creazione ed evoluzione di chi li abita.

La seconda parte del libro è dedicata alla registrazione e pone in evidenza le interazioni tra stampa e testo elettronico. La tesi principale sostenuta dall'autrice in questa sezione del libro è che è necessario analizzare in modi diversi sia la soggettività di chi produce il testo (umani, macchine, codice software, intelligenze artificiali, ecc.) sia le diverse modalità con cui i vari testi sono tra loro relazionati e collegati. Le intermediazioni assumono in questo contesto la forma delle varie dinamiche complesse con le quali interagiscono oggi tra loro prodotti diversi come romanzi, film, video, siti web e altre forme mediali. Il tema centrale è quello della soggettività che non può più essere separata dalla tecnologia digitale usata per produrre una narrazione o un'opera e suggerisce la necessità di guardare all'autore non più come semplice organismo analogico ma anche soggetto digitale.

La terza parte infine si occupa di trasmissione analogica e digitale e si interroga sulle differenze tra analogico e digitale e alle loro implicazioni sulla soggettività, sulle intermediazioni che intercorrono tra coscienza umana analogica e programma digitale e tecnologico, all'interno di un'unica creatura, sulle dinamiche esistenti tra le creature digitali che vivono nei computer (profili, identità digitali) e gli esseri umani che interagiscono con loro, e sul possibile sbocco post-biologico e post-umano nel quale gli umani potrebbero anche essere capaci di produrre copie digitai di se stessi (un futuro che la Hayles ritiene comunque altamente ipotetico).

La Hayles considera il suo lavoro il semplice contributo di una persona in una realtà nella quale sono necessari nuovi modelli teorici per comprendere i rapporti tra linguaggio e codice, nuove strategie per creare, leggere e interpretare i testi, nuovi modi di pensare ai diversi media emergenti e nuove vie per combinare la ricerca scientifica con quella umanistica e letteraria. L'impresa per il raggiungimento di questi obiettivi non può che essere collettiva e in continuo divenire.

 

Scheda libro

Titolo intero: My mother was a computer

Titolo originale: My mother was a computer

Genere: Scienze sociali

Listino: 24,00

Editore: Mimesis

Collana: Fantascienza e società

Pagine: 374

Data uscita: 03/12/2014

 

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