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Scuola e tecnologia [15]. Il BYOD come buona pratica per la diffusione della tecnologia in classe

Scuola e tecnologia [15]. Il BYOD come buona pratica per la diffusione della tecnologia in classe

30 Ottobre 2014 Redazione
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Quindicesima intervista di SoloTablet. A raccontarci la sua esperienza e visione della didattica neu tempi tecnologici è Rosalinda Ierardi che ci ha parlato di come ha praticato il BYOD per facilitare l'introduzione delle nuove tecnologie in classe. Per Ierardi l’esigenza non è però di introdurre i dispositivi in sè, ma di introdurli per facilitare e supportare una didattica e una metodologia che valorizzassero le capacità e incoraggiassero lo sviluppo delle competenze nei bambini.

Se sei un/a insegnante e vuoi contribuire alla iniziativa di SoloTablet puoi contattarci a questo indirizzo. Ti verranno inviate le domande utili a comporre l'intervista.

Per l'anno scolastico 2014 proponiamo a tutti gli inseganti  l'ebook 'Tablet a scuola: come cambia la didattica' scritto da Carlo Mazzucchelli. Seguiteci anche attraverso la nostra rivista digitale Flipboard dedicata alla scuola.


 

1. Cosa pensa delle nuove tecnologie e che tipo di relazione intrattiene con esse nella sua vita individuale e professionale?

La tecnologia è parte integrante della mia quotidianità, infatti per lavoro e nel tempo libero utilizzo tutti i giorni smartphone, tablet, pc, e–reader.

Da sempre per tutti sono Linda ma proprio la passione e l’utilizzo delle tecnologie, nonchè il ruolo di formatrice, mi hanno regalato lo pseudo nomignolo LIMda che è poi diventato anche parte del titolo del mio blog sulla didattica con le tecnologie "Maestra LIMda"

 

2. E’ favorevole all’introduzione di tablet e applicazioni mobili in aula?

Ho favorito l’introduzione di tablet e app (nello specifico Google Apps for Education) nella mia classe quinta già dallo scorso anno scolastico: l’esperienza BYOD Bring Your Own Device è partita per iniziativa mia e dei genitori dei miei alunni.

Sin dalla classe prima abbiamo una LIM in aula che i bambini hanno imparato a utilizzare dai primissimi giorni, per una didattica che sfruttasse al meglio i materiali disponibili in rete: immagini, video, mappe, visita a musei virtuali, ma anche tutorial, giochi e musica.

Dalla classe terza i bambini, non più solo fruitori della risorse della rete ma anche produttori e autori di documenti propri, hanno cominciato a sentire stretta una sola LIM per tutta la classe e così sono state molte le volte in cui gli ho permesso di usare i miei dispositivi personali per schematizzare, realizzare foto e video ecc.

Qui un lavoro realizzato con tutta la classe nel corso dell’anno scolastico 2012/2013 “L’evoluzione dell’uomo - Dalle origini all’Homo Sapiens”

qui l’intervista alla rivista Education 2.0

Link diretto al Prezi

 

3. Secondo alcuni la scuola italiana è ricca di risorse, professionalità e competenze ma è mal organizzata e soprattutto incapace di sfruttare le nuove tecnologie. Lei cosa ne pensa? Quali potrebbero essere, secondo lei, le strategie e i programmi da implementare?

In moltissime scuole, prima che le “nuove” tecnologie, manca ancora la connessione, e dove c’è, molto spesso non è abbastanza veloce da supportare il collegamento di più dispositivi in contemporanea. Manca il personale specializzato per la manutenzione e che ne garantisca l’affidabilità e l’uso in sicurezza: tali funzioni quindi sono affidate a docenti volenterosi che impiegano il loro tempo e le loro competenze nella maggior parte dei casi gratuitamente.

Inoltre mancano le strumentazioni o, qualora ci siano, sono talmente vecchie da non poter essere utilizzate.

E infine, ma non ultima, manca la formazione dei docenti. Sui social network molti miei colleghi sono iscritti a gruppi dedicati alla didattica in chiave 2.0 e partecipano ai MOOC, segnale del fatto che l’interesse c’è, ma manca un piano regolare e strutturato che offra la possibilità di formarsi in servizio.

 

4. Ha già sperimentato il tablet in classe? Ci potrebbe raccontare qual è stata la sua esperienza personale e didattica?

Nella mia classe utilizzo i tablet e i pc già dallo scorso anno, allora eravamo in quarta.

L’esigenza non è stata quella di introdurre i dispositivi in sè, ma di introdurli per facilitare e supportare una didattica e una metodologia che valorizzassero le capacità e incoraggiassero lo sviluppo delle competenze nei bambini. La mia classe, come moltissime altre del nostro tempo, si presenta ricca di situazioni eterogenee che comprendono bambini di diversa nazionalità e livello di alfabetizzazione insieme a casi problematici sia dal punto di vista didattico che sociale. In una situazione come questa la didattica frontale da subito non ha avuto nessun riscontro positivo, poichè i bambini sono palesemente in difficoltà nel doversi adeguare ad un modo di fare che nella vita quotidiana non gli appartiene.

Il primo cambiamento è avvenuto nell’organizzazione dello spazio aula: non più file di banchi, ma isole in cui poter collaborare e lavorare con i compagni.

Il secondo cambiamento si è sviluppato in tempi più lunghi e ha riguardato l’atteggiamento nella cooperazione del lavoro di gruppo: per anni si sono/ci siamo sentiti rimproverare con frasi come “Non si copia!”, "Ognuno deve guardare solo il proprio lavoro", e ora invece gli si chiede di collaborare condividendo le idee per svilupparne di nuove ancora migliori. L’abitudine è dura da contrastare, ma alla fine si è arrivati addirittura a utilizzare strategie tali per cui i dispositivi vengono usati in maniera indistinta dai componenti del gruppo in base alle propensioni personali, risultato inaspettato ma davvero importante a livello di socializzazione e cooperazione. Delle regole presenti nel nostro Patto BYOD stipulato tra insegnanti, alunni e genitori, una delle più importanti verte sulla fruibilità delle strumentazioni anche da parte di quei bambini che non possiedono un device proprio: è importante che nessuno venga escluso!

La qualità che riconosco più spesso alla tecnologia è quella di essere democratica: permette infatti lo sviluppo e l’incoraggiamento di competenze di natura diversa e incentiva le diverse intelligenze, favorisce l’inclusione promuovendo le diversità che così diventano risorse e non disuguaglianze, rispetta gli stili cognitivi e le modalità sensoriali (visiva, uditiva, cinestetica).

Gli argomenti e i programmi sono uguali per tutti, ma ognuno riesce a sfruttare il tablet/pc secondo le modalità che meglio si adeguano alle proprie capacità. In genere lascio liberi i bambini e le bambine di realizzare mappe e presentazioni digitali lavorando in gruppo anche da casa, ma al momento della consegna non trovo mai un lavoro uguale all’altro e tuttavia gli obiettivi vengono raggiunti ugualmente.

Questi ragazzi sono portati a imparare facendo, a collaborare e lavorare in gruppo, a ri-produrre e ri-elaborare i materiali reperiti in rete. Il nostro compito consiste nel guidarli nell’uso consapevole di tutti questi strumenti che istintivamente riescono a maneggiare con disinvoltura e che fuori dalla scuola fanno già parte della loro vita, per riuscire a costruire conoscenze.

Naturalmente l’istinto porta i bambini a utilizzare i tablet per giocare e molto spesso li lascio fare per favorire una conoscenza maggiore del dispositivo che sfrutti la gamification per provare, testare, sbagliare e riprovare, acquisendo sempre più maggiore consapevolezza dello strumento che si ha in mano.

La difficoltà maggiore che ho riscontrato è legata non tanto all’uso del tablet quanto alla particolarità conseguente dalla pratica BYOD, ovvero che i device sono tutti diversi sia nel modello che nel sistema operativo e questo richiede maggior tempo nella risoluzione di eventuali problemi, che non si creerebbe qualora ci fossero dispositivi uguali per tutti. D’altro canto questo serve da stimolo ai bambini per ricercare soluzioni a problemi reali ogni qual volta dobbiamo eseguire una operazione sconosciuta.

 

Con l’utilizzo della tecnologia a supporto della didattica è cambiata anche la valutazione, non legata al completamento del compito assegnato, bensì al raggiungimento concreto di nuove competenze. Con la classe ho voluto sperimentare una tipologia di valutazione e autovalutazione che meglio si adattasse a un progetto lungo quasi un anno, realizzato per fasi, e ad una maggiore chiarezza verso gli alunni di ciò che man mano sarebbe stato valutato. Ho quindi impostato il lavoro secondo il PBL Project Based Learning, modalità che si basa sulla didattica progettuale multidisciplinare con attività incentrate sugli studenti, che integrano i problemi quotidiani: da qui la valutazione autentica con l’uso di rubric.

Qui i risultati http://primariainbyod.blogspot.it/2014/08/valutazione-autentica-le-rubric.html

Qui l'articolo su Lepida Scuola

 

5. Se ha sperimentato il tablet in classe ci può raccontare alcuni dei progetti realizzati?

I lavori realizzati in modalità BYOD sono stati diversi, tutti di natura multidisciplinare.

I tablet hanno permesso il completamento di lavori manuali e una miglior fruizione nel caso della realizzazione di un e-book dal titoloProvviste prima del letargo

Partendo da alcuni animali realizzati con le foglie e con l’inchiostro per la programmazione di arte e immagine, i bimbi collaborando tra loro hanno inventato una storia con la collega di italiano sfruttando la condivisione data dal cloud e successivamente hanno realizzato un e-book con registrazioni sonore che ne permettono l'accessibilità anche da parte di chi per varie ragioni non può leggere. L’e-book è stato realizzato attraverso l’app Book Creator nella sua versione gratuita su iPad.

Vi è stata la realizzazione di un e-book di storia “Gli Egizi raccontati dalla IV C

con le ricerche effettuate dai bambini divisi per gruppo e argomento, completate dalle immagini e informazioni acquisite durante la visita al Museo Egizio di Torino.

 

 

Fondamentali sono state le Google Apps for Education, che ci hanno permesso di sfruttare al meglio il cloud e permesso di lavorare in condivisione con dispositivi differenti e soprattutto con sistemi operativi diversi. Per ogni alunno è stato creato un account protetto e le credenziali sono state consegnate ai genitori.

Google Drive è stato il centro nevralgico per la raccolta di tutti i dati e i materiali.

Con Google Site e Blogger abbiamo realizzato un sito e un blog di classe accessibili solo da parte degli alunni e delle loro famiglie, sui quali pubblicare i nostri lavori ma anche i compiti per casa e le comunicazioni.

Con Liberio abbiamo raccolto in un e-book le ricerche di storia sugli Egizi.

Con Tour Builder è stato possibile fare un giro del mondo che toccasse i diversi luoghi scenario dei miti e delle leggende lette nelle ore di attività alternativa alla Religione Cattolica “Leggende nella storia

Abbiamo utilizzato Lucid Chart e Popplet con relativa app su Android e dal web per realizzare mappe.

Molto spesso usiamo Skitch da tablet per modificare immagini e poi Presentazioni e Documenti sempre di Google.

 

La scelta delle app è sempre ricaduta tenendo conto della gratuità, ma soprattutto della possibilità di fruizione sui due OS Android e iOS.

Il cloud si è rivelato prezioso anche per me, per una miglior gestione del lavoro, la correzione dei compiti, l’organizzazione e la realizzazione delle lezioni.

Qui il video dei bambini sull’utilizzo delle GAfE

Quest’anno stiamo utilizzando il nuovo servizio di Google, Classroom, che integra in sè la maggior parte delle app che utilizzavamo lo scorso anno, garantendo ai ragazzi di avvalersi dei servizi in modo più immediato.

Sull'esperienza BYOD in classe "Primaria in BYOD" ho realizzato un blog

 

6. Come giudica le reazioni degli studenti?

Molto positive. Alunni che in precedenza subivano la lezione in modo passivo, adesso sono i primi a partecipare, a voler intervenire e portare la loro esperienza di un video trovato o per esempio di un trucchetto scoperto per modificare le immagini scattate. Naturalmente le lezioni svolte con i tablet sono le loro preferite ed essi sono molto seri e diligenti nel seguire le regole del nostro "patto". Sono loro i primi ad assicurarsi che al momento di lasciare l’aula per andare in mensa o in giardino, questi siano sotto chiave; sono loro i primi a preoccuparsi di portare i dispositivi carichi per essere utilizzati; sono sempre loro a decidere di spegnerne qualcuno se la connessione non è sufficiente per tutti.

L’introduzione delle tecnologie in classe ha favorito l’affermazione di tutti, ognuno a suo modo, ognuno nelle proprie capacità.

 

 

7. La tecnologia sta cambiando la scuola così come la vita delle persone. Effetti e risultati non sono facilmente prevedibili, soprattutto dal punto di vista cognitivo e dell’apprendimento di nuove conoscenze. Secondo lei quale futuro ci aspetta?

Le “nuove” tecnologie sono già parte integrante della quotidianità dei nostri alunni, questi arrivano a scuola per fare un salto nel passato, un passato che appartiene se va bene ai loro nonni, mentre fuori, all’uscita, ritrovano una realtà liquida che avanza in maniera veloce e inesorabile. Bisogna educare i nostri bambini ad affrontare questa realtà, quella dei loro tempi, con strumenti e competenze adeguate e non da meno con regole di cittadinanza digitale che li educhino nel rispetto di sè stessi e degli altri anche in ambienti apparentemente “irreali” come quelli nella rete dove nulla si cancella!

Non possiamo conoscere il futuro, ma è un nostro dovere insegnare ai nostri bambini a vivere al meglio nel loro tempo. Credo che il ruolo di noi docenti debba essere quello di prepararli al LORO mondo e questo non può avvenire fingendo che il tempo non sia passato, che la società non si sia evoluta e che il mondo ci ponga di fronte a sfide diverse.

 

 



 

Profilo professionale e didattico di Rosalinda Ierardi

Calabrese trapiantata a Bologna, docente presso la scuola primaria "G. Falcone" di Funo, Istituto Comprensivo di Argelato (Bo).

Insegno Matematica, Storia, Inglese, Informatica, Cittadinanza e Costituzione, Attività alternativa alla Religione Cattolica.

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