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Serve un piano di formazione sull'utilizzo critico delle nuove tecnologie per i docenti - Scuola e tecnologia [21]

Serve un piano di formazione sull'utilizzo critico delle nuove tecnologie per i docenti - Scuola e tecnologia [21]

27 Novembre 2014 Redazione
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SoloTablet intervista Roberto Sconocchini, insegnante elementare da tempo impegnato nel promuovere l'introduzione delle nuove tecnologie difitali a scuola e a produrre informazioni e conoscenze per facilitare un utilizzo critico della tecnologia nella didattica. Attraverso il suo blog raccoglie e mette a disposizione dei colleghi documentazione teorica, informazioni, materiali e racconti utili a conservare la memoria di quello che viene fatto e a permettere la replicabilità delle buone pratiche.

 

Se sei un/a insegnante e vuoi contribuire alla iniziativa di SoloTablet puoi contattarci a questo indirizzo. Ti verranno inviate le domande utili a comporre l'intervista.

Per l'anno scolastico 2014 proponiamo a tutti gli inseganti  l'ebook 'Tablet a scuola: come cambia la didattica' scritto da Carlo Mazzucchelli. Seguiteci anche attraverso la nostra rivista digitale Flipboard dedicata alla scuola.


 

La scuola italiana è in una fase critica caraterizzata da grandi cambiamenti e conflitti. Cambiare la scuola significa dare forma al futuro delle nuove generazioni e del paese. Non tutti i cambiamenti sono necessariamente positivi. Se lei è attore/attrice di cambiamento ci può raccontare in che direzione vorrebbe cambiare la scuola?

 

Ogni epoca di transizione comporta per docenti e Dirigenti la necessità di ridefinire nuove piattaforme di base capaci di garantire ed orientare uno sviluppo costante e coerente della didattica.

Tra i fattori di cambiamento indubbiamente uno degli aspetti più rilevanti è quello dell'introduzione delle tecnologie che se da un lato rappresentano una straordinaria  opportunità per innovare la didattica e per favorire ambienti di apprendimento attivi e collaborativi, dall'altro si scontrano con "antiche resistenze" che da sempre il mondo della scuola oppone di fronte  a innovazioni così profonde.

Per questo immagino una scuola in cui da un lato possano essere realmente presenti le condizioni "strutturali" per utilizzare le tecnologie: dispositivi, connessioni alla rete (veloci e non a carico delle istituzioni scolastiche), cablaggi, risorse per la manutenzione.

Ma soprattutto auspico un serio investimento per un piano di formazione sull'utilizzo critico delle nuove tecnologie per i docenti. Le tecnologie, infatti, non sono efficaci in quanto tali, ma lo diventano quando si è consapevoli degli obiettivi di sviluppo ai quali destinarle.

Oltre a questo spero che i docenti colgano l'opportunità offerta dal prepotente avvento delle nuove tecnologie in classe per ridisegnare nuovi sistemi di relazioni con i propri studenti basati anche sul riconoscimento delle loro maggiori abilità nel padroneggiare i media. Una nuova collaborazione tra docenti e studenti fondata sul riconoscimento reciproco nulla toglie al ruolo fondamentale degli insegnanti di orientare i ragazzi ad utilizzare strumenti e tecniche in modo responsabile e proficuo ai fini dell'apprendimento

 

Cosa pensa delle nuove tecnologie e che tipo di relazione intrattiene con esse nella sua vita individuale e professionale?

Come già detto ritengo le tecnologie una formidabile opportunità per coinvolgere direttamente gli studenti nei processi di apprendimento. Di questo ne ero convinto già alla fine degli anni 90, quando portavo a scuola da casa il mio pc e cominciavamo a realizzare in classe i primi ipertesti, attività in cui tutti i bambini erano coinvolti attivamente nelle varie fasi della progettazione e preparazione del lavoro.

La rapida evoluzione della tecnologia ha finito per incoraggiare gradualmente l'uso di strumenti e tecniche nella didattica, anche se accade spesso di rilevare una pericolosa tendenza a considerare l'uso delle tecnologie un fine e non più un mezzo, una pessima abitudine  consolidatasi quando l'informatica era stata derubricata a disciplina e quindi regimentata in spazi ed orari predeterminati. Quante volte capita di assistere alla smania irrefrenabile di alcuni insegnanti a far utilizzare l'ultima applicazione disponibile, indipendentemente dai presupposti pedagogici e didattico-metodologici che possono dare sostegno e base teorica all’uso di quella specifica risorsa digitale?

Quindi se da un lato la scuola deve interrogarsi sulle strategie migliori per convincere i docenti più scettici a comprendere l'utilità e l'efficacia degli strumenti delle nuove tecnologie, dall'altro deve promuovere la consapevolezza di un utilizzo critico delle TIC, per trasformarle in autentiche tecnologie cooperative in grado di promuovere la condivisione del sapere.

 

E’ favorevole all’introduzione di tablet e applicazioni mobili in aula?

Ritengo la diffusione dei tablet l'ideale completamento di un'aula digitale in cui sia presente la LIM. La lavagna interattiva infatti, come unico dispositivo in classe, rischia di sbilanciare le modalità di interazione tra insegnamento e apprendimento sul versante della lezione frontale.

La presenza dei tablet o di altri dispositivi (la modalità BYOD si sta dimostrando un'ottima opportunità in questo senso..), consente invece di riequilibrare i momenti di insegnamento frontale con momenti di apprendimento cooperativo.

Oltre a questo i tablet rappresentano un immediato e illimitato accesso a fonti di informazioni, consentono il confronto a distanza e la possibilità di sperimentare nuove esperienze relazionali, abbattendo ogni forma di distanza. Insomma offrono anche al sistema scolastico molteplici opportunità, ma anche nuove responsabilità.

Secondo alcuni la scuola italiana è ricca di risorse, professionalità e competenze ma è mal organizzata e soprattutto incapace di sfruttare le nuove tecnologie. Lei cosa ne pensa? Quali potrebbero essere, secondo lei, le strategie e i programmi da implementare?

Troppo spesso ancora le scuole, quando riescono a disporre delle risorse necessarie, si preoccupano più di potenziare le dotazioni tecnologiche per corrispondere ad una generica domanda di innovazione da parte delle famiglie piuttosto che di rilevare quali sono i reali fabbisogni per consentire a diffondere capillarmente l'utilizzo dei nuovi media.

L'esempio più eclatante e' rappresentato dai casi frequenti in cui si continuano ad acquistare LIM e non si dispone della rete internet nelle classi.

Capita frequentemente che le scuole dispongano anche di ottime risorse professionali, formate all'uso delle risorse digitali in classe, ma poi non dispongano invece delle necessarie competenze tecniche per progettare l'estensione del segnale internet nelle classi, o il cablaggio di una rete, o l'ottimale sfruttamento della connessione. C'e' dunque assoluto bisogno da un lato che si sviluppino nuove carriere professionali corrispondenti a questo settore e che a livello territoriale si possa disporre di strutture tecniche di riferimento a cui rivolgersi per progettare sistemi per aule digitali realmente efficienti.

 

 

Nel suo ruolo scolastico lei ha la possibilità di suggerire nuove tecnologie da sperimentare. Come procede solitamente nella loro scelta e quali sono i criteri che adotta per convalidare la bontà di una proposta, di un prodotto o di una tecnologia?

Rispetto alle tecnologie che segnalo nel mio blog, tento sempre di ipotizzare una loro efficacia in ambito didattico. uso non a caso il termine ipotizzare in quanto il mio attuale ruolo di collaboratore del Dirigente Scolastico non mi consente di sperimentarlo direttamente.

In questi casi cerco di "simulare" situazioni di aula "testando" i vari strumenti, oppure mi avvalgo di una collega che condivide con me la passione per le nuove tecnologie, suggerendole di "testare" le risorse che intendo segnalare.

Per la scelta di risorse didattiche o buone pratiche da segnalare mi baso essenzialmente su criteri di valutazione personali che fanno riferimento a condizioni reali di applicabilità e replicabilità in classe.

 

 

Lei svolge da tempo opera di informazione e produzione di nuova conoscenza online con un suo progetto (http://www.robertosconocchini.it/) e con la costante frequentazione di gruppi online. Come valuta le nuove tecnologie e media social (social network) e quanto sono importanti nel far crescere la consapevolezza sul ruolo delle nuove tecnologie. Non crede che la loro importanza sia esagerata, così come lo è quella assegnata a semplici device come il tablet? Non crede che l'approccio dovrebbe passare prima da quale forma dare alle didattiche future?

 

Le nuove tecnologie in genere e quindi i singoli dispositivi, i programmi e le piattaforme sociali sono strumenti di straordinaria utilità quando si definiscono con chiarezza nuovi obiettivi e processi formativi. Si tratta di ridefinire traguardi e competenze culturali e operative, indispensabili a dominare la tecnologia, ma, al tempo stesso, supportati da essa.

David Jonassen sostiene che "Non si impara dalla tecnologia, come non si impara dall’insegnante. Si impara attraverso il pensiero: pensando a cosa si sta facendo o alle cose in cui si crede, a cosa altri hanno fatto o sulle cose in cui altri credono, pensando al processo che il pensiero svolge. Il pensiero media l’apprendimento. L’apprendimento è il risultato del pensiero”.

Uno dei traguardi importanti da raggiungere, a mio avviso, resta quello di definire in un quadro di riferimento europeo il concetto di competenza digitale, capire come questa competenza possa e debba entrare in relazione con le varie competenze chiave che ogni alunno dovrebbe acquisire e individuare quali sono le metodologie didattiche più adeguate per sviluppare negli studenti questa specifica competenza.

 

La tecnologia sta cambiando la scuola così come la vita delle persone. Effetti e risultati non sono facilmente prevedibili, soprattutto dal punto di vista cognitivo e dell’apprendimento di nuove conoscenze. Secondo lei quale futuro ci aspetta?

Governare i rapidi mutamenti sociali determinati dalle tecnologie è compito difficile ma determinante a cui non è possibile sottrarsi per un professionista dell'educazione.

Come affrontare questa sfida? Ci sono, a mio parere, varie strade da seguire, a partire da quella, certamente non facile, del mettersi in gioco costantemente e poi mostrarsi capaci di riconsiderare criticamente ogni volta scelte e metodologie, accettare successi ed insuccessi, sperimentare nuovi strumenti e tecniche dopo averne criticamente valutato punti di forza e di debolezza, mostrarsi aperti al confronto e al dialogo in ogni ambiente sia reale che virtuale, non temere di perdere autorevolezza nel riconoscere le maggiori abilità dei "sempre connessi" all'uso strumentale delle tecnologie, costruire progetti con e per i propri studenti andando a scegliere assieme quali risorse digitali possono essere più funzionali al raggiungimento degli obiettivi prefissati.

Questo è l'atteggiamento con cui è possibile a mio avviso tentare di affrontare le sfide educative che ci attendono, questi sono anche i "contagi" che assieme alle colleghe di  "Tecnologie nello zainetto" cerchiamo di  diffondere nelle attività di formazione per i docenti.

 


 

Profilo professionale e didattivo di Roberto Sconocchini

Insegnante di scuola primaria presso l'Istituto Comprensivo Ancona Nord, dove da 10 anni sono docente vicario con esonero e semiesonero dall'insegnamento.

Curo il sito web della scuola www.anconanord.it e dal 2008 scrivo sul blog Maestro Roberto (www.robertosconocchini.it), segnalando risorse didattiche digitali e documentando le buone pratiche delle scuole.

Ho collaborato con DIDATEC per i corsi di formazione docenti INDIRE e sono impegnato in iniziative di formazione rivolte ai docenti. Tra queste segnalo Tecnologie nello zainetto, un'iniziativa formativa condotta assieme a Paola Limone, Loredana Testa e Samanta Parise, ideata da Laura Biancato, Dirigente Scolastico dell'IC Mussolente (VC), che a dicembre sarà replicato dopo l'ottimo successo di fine agosto.

 

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