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La sparizione del lavoro per gli umani apre infinite opportunità ai robot!

La sparizione del lavoro per gli umani apre infinite opportunità ai robot!

20 Gennaio 2016 Carlo Mazzucchelli
Carlo Mazzucchelli
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Chi sostiene che la sparizione del lavoro sia colpa della tecnologia direbbe una cosa non vera e non facilmente verificabile. Facile però fare analogie con il passato e con situazioni di grandi cambiamenti come quello attuale e che hanno portato al ridimensionamento di una specie o di una tecnologia e all’emergere di altre. Le analogie più facili da comprendere c'è quella tra il cavallo e la macchina o tra il lavoratore tessile e le macchine tessili della rivoluzione industriale che hanno cambiato il panorama manifatturiero, quello economico e sociale ma soprattutto individuale di molti lavoratori e proletari. In bene e in male!

Senza lavoro ma sempre in grado di raccontare la storia

Chissà se i voucher INPS con cui vengono remunerati molti lavoratori precari attuali saranno usati anche per i numerosi robot che andranno a sostituire gli umani in molti posti di lavoro in un prossimo e non lontano futuro. Probabilmente non ci sarà bisogno di alcuna remunerazione perché il loro essere macchine li priva del piacere di agire al di fuori dell’ambiente di lavoro e di spendere quanto guadagnato in forme di divertimento e di benessere personali. Quanto poi ad essere coscienti di una loro eventuale precarietà ce ne corre!

L’avanzata di robot e di macchine intelligenti e la loro aumentata capacità di sostituire gli esseri umani in attività manuali e cognitive viene paventata da molti come un pericolo che incombe sul mondo del lavoro (Algoritmi e software si stanno mangiando il mondo). Non serve e non è il caso di farsi prendere dal panico ma se si guarda al passato e alle precedenti rivoluzioni tecnologiche la paura e i timori che emergono hanno una loro logica stringente e veritiera. Non è un caso che già nel 1930 un economista come Maynard Keynes metteva in guardia contro la disoccupazione tecnologica. Oggi ne parlano in molti, ad esempio Erik Brynjolfsson e Andrew P. McAfee con un libro dal titolo La nuova rivoluzione delle macchine che è servito loro a esplorare le relazioni competitive in essere tra esseri umani e intelligenze artificiali per arrivare la conclusione che i primi hanno perso contro le seconde.

Dare per persa la battaglia significa dare per scontato che il computer o la macchina sia oggi in grado di battere l'uomo e di pensare meglio degli esseri umani. Un sintomo non trascurabile del prevalere di una visione tecno-scientifica (vedi l'insistenza di molte ricerche neurologiche che paragonano il cervello al computer) che guarda ormai al futuro dal punto di vista della macchina, piuttosto che da quello dell'essere umano (Abbiamo bisogno di utopia ma sogniamo e costruiamo distopie).

Le opportunità della tecnologia e le paure degli umani

Nessuno nega le mille opportunità offerte dalla tecnologia e la sua capacità di offrire infinite possibilità di innovare e creare nuove forme di attività e di lavoro. I timori e le paure trovano però facile alimento dalla crescente capacità delle macchine di sostituire anche attività di tipo cognitivo e il fatto che la loro crescente potenza e intelligenza rende continuamente obsoleti lavori e professionalità, obbligando le persone a dover reinventarsi continuamente (Le machine al lavoro, gli umani senza lavoro felici e contenti!). Cosa non semplice, non facile e così complicata dall’alimentare forme di disoccupazione permanenti o prolungate

Situazioni simili non sono nuove. Si sono già presentate in passato quando le automobili sono andate via via sostituendo i cavalli che popolavano a milioni gli stati americani e che svolgevano compiti più o meno gravosi o qualificati. Allora come oggi a essere principalmente interessati dalla rivoluzione tecnologica che avanza sono gli attori meno qualificati. La differenza rispetto al passato è che oggi sono interessati dalla rivoluzione delle macchine anche persone qualificate e con specializzazioni un tempo ritenute insostituibili.

Data la natura umana, sempre alla ricerca di nuove sfide, mai completamente soddisfatta di quanto è stato ottenuto o conquistato e alla costante ricerca di nuovi sogni e utopie da realizzare, è probabile che neppure l’arrivo dei robot possa escludere completamente gli esseri umani dal mondo del lavoro.

Anche nel caso in cui le macchine diventassero sempre più intelligenti e capaci di attività cognitive e forse di capacità di apprendimento, ci sarà sempre spazio per attività umana in ambiti nei quali nessuna macchina sarà in grado di fare meglio. Ciò significa che la disoccupazione in realtà non è destinata ad aumentare come effetto dell’evoluzione tecnologica.

Aumenterà per cause indipendenti e forse più legate allo stato dell’economia globale e delle numerose situazioni complesse che la caratterizzano (globalizzazione, esternalizzazione, perdita di potere di acquisto del consumatore, finanziarizzazione dell’economia, precarizzazione del rapporto di lavoro, ecc.).

Quali lavoratori e posti di lavoro sono a rischio

Non tutti gli studiosi concordano nell'assegnare alla tecnologia la capacità di fare aumentare la produttività diventando motore fondamentale di una crescita senza fine o di sostituire tutte le tipologie di lavori. Nel 2004 alcuni economisti americani, in uno studio su cosa potevano fare le macchine, hanno sostenuto l'impossibilità per una macchina di guidare un autotreno per le elevate competenze umane necessarie per farlo. Oggi molta narrazione online e l'attenzione dei media è tutta focalizzata sulle auto senza autista di Google e su un futuro ravvicinato di automobili autonome e intelligenti. Le barriere alla sostituzione di attività umane con macchine intelligenti sembrano cadere una dietro l'altra e molte occupazioni o lavori che sembravano inattaccabili, lo stanno diventando.

A rischio sostituzione da robot ci sono sicuramente i lavoratori scarsamente qualificati o impiegati in lavori e attività che possono essere svolte dalle macchine. Il rischio sarà tanto più elevato quanto più elevata è l’incapacità ad adattarsi al cambiamento tecnologico. Al contrario quanto più sarà grande la capacità di complementare gli skill e le professionalità possedute con la tecnologia più alta sarà la possibilità di continuare a lavorare. Probabilmente sempre più fianco a fianco di robot, cyborg, macchine intelligenti e umanoidi vari.

Le varie forze in campo non sono mai completamente indipendenti ma tutte si condizionano a vicenda, coesistono e contribuiscono insieme a dare forma agli scenari prossimi venturi. La tecnologia evolve facendo crescere benessere e ricchezza. L’uno e l’altra incidono sulla vita, sulle scelte individuali delle persone e sulla società e determinano orientamenti e scelte lavorative (Il potere della tecnologia genera incertezza: suggerimenti tecno-pragmatici). A loro volta la tecnologia, i suoi prodotti e le macchine intelligenti determinano cambiamenti importanti nei livelli di reddito da lavoro perché aumentano la competizione, favoriscono la precarizzazione del lavoro e creano nuove stratificazioni sociali

Fortunatamente le macchine non sono ancora capaci di sostituire gli esseri umani in tutte le tipologie di lavoro in cui essi si sanno esprimere e cimentare. Fortunatamente grazie alle macchine e ai computer migliaia di persone, portatrici di handicap, sono oggi nella condizione di lavorare superando le loro disabilità, ad esempio attraverso il lavoro da casa o con macchine che si adattano al tipo di disabilità posseduta (ad esempio persone senza braccia e aiutate tecnologicamente).

Chi crede che i robot e le macchine siano destinate a sostituire gli esseri umani manifestano una scarsa fiducia nella flessibilità umana e nella capacità cognitiva di apprendere e adattarsi a scenari in costante mutamento (Umani e umanoidi, robot al servizio di una nuova umanità). E’ una scarsa fiducia già manifestatasi in passato in situazioni di grandi cambiamenti e rivoluzioni tecnologiche e che è stata sempre smentita.

Chi guarda alla rivoluzione delle macchine con preoccupazione sottolinea però che il rischio oggi è più grande. Molte macchine intelligenti hanno invaso le superfici di molti spazi manifatturieri e logistici andando a complementare le attività umane per contribuire a una maggiore produttività. Le stesse macchine, evolvendo e diventando più intelligenti, possono fare a meno della presenza umana sostituendo completamente i prestatori d’opera umani, come è avvenuto ad esempio nel magazzini di distribuzione delle merci di Amazon. La sostituzione è stata resa possibile dall’evoluzione software e hardware ma anche dalla crescente convenienza in termini di costi (macchine) e degli investimenti (processi lavorativi).

La strategia e la volontà di potenza delle macchine

E’ come se le macchine avessero pianificato e giocato una strategia di penetrazione intelligente (La tecnologia ha sequestrato la capacità umana di intuire gli stati d'animo del prossimo. Poi offre il suo soccorso!). Prima eseguita in affiancamento e sfruttata per acquisire maggiori conoscenze e apprendere meglio processi e pratiche lavorative. Poi andando a eliminare con perseveranza posti e ruoli di lavoro sostituendosi alle persone che li ricoprivano ed esercitavano. I benefici derivanti dall’uso o dall’affiancamento di macchine e robot intelligenti ha portato a sottovalutare gli effetti collaterali. Le macchine possono lavorare per niente e senza stipendio e quando sono incaricate di sostituire lavoratori umani non si pongono il problema del crumiraggio o dei danni sociali da esse causati.

 

Quando la sostituzione avviene il primo effetto collaterale è di contribuire alla creazione di nuova disuguaglianza sociale. Esattamente quella che Thomas Picketty ha illustrato nel suo libro Il capitalismo del XX1 secolo. Chi ha investito in robot e macchine intelligenti ridurranno i costi e guadagneranno ancora di più. I lavoratori licenziati, soprattutto se giovani avranno minori redditi, minori capacità di consumo, nessuna possibilità di crearsi dei paracadute pensionistici o assicurativi e minori possibilità di uscire dal precariato nel quale sono precipitati.

Facile dare la colpa di tutto ciò alle macchine e alla tecnologia, più difficile trovare il tempo e il modo di una riflessione critica su quanto sta succedendo e su quanto siamo tutti coinvolti. Lo siamo come potenziali vittime ma soprattutto come persone che stanno vivendo la rivoluzione tecnologica attuale e lo fanno senza porsi alcuna domanda sugli effetti collaterali. Farlo servirebbe a ridefinire la collaborazione uomo-tecnologia, a demistificare il potere delle macchine, a ricoprire le specificità umane per investirvi maggiormente in modo da dare forma a futuri ancora prevalentemente umani.

 

 

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