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Generazione APP: la generazione più stupida?

Generazione APP: la generazione più stupida?

12 Maggio 2014 Redazione SoloTablet
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A dirlo è Mark Bauerlein nel suo libro provocatorio The Dumbest Generation nel quale sostiene che la cultura e i media digitali stanno rendendo stupidi i ragazzi americani e distruggendo il loro futuro. I ragazzi sono iperconnessi e sempre in contatto tra di loro ma sempre più ignoranti su argomenti importanti come la storia, l'economia, la cultura e tutto ciò che è importante per una partecipazione civica significativa.

I libri come quelli di Mark Bauerlein non sono molti, La maggior parte di chi si occupa della cultura digitale dei giovani preferisce infatti sottolineare, a volte in modo entusiastico, la potenzialità dei media digitali e delle nuove tecnologie.

Secondo alcuni di questi tecno-entusiasti, autori come Clay Shirky e Henry Jenkins, i nuovi media promettono di inaugurare un'epoca di grande partecipazione democratica senza uguali e di offrire a tutti l'opportunità di sperimentare, individualmente e collettivamente, nuove oportunità, nuove capacità, nuovi ambiti di conoscenza e di espressione creativa.

Per quest autori ciò che è cambiato con le nuove tecnologie è l'accesso ad una gamma infinita di informazioni e idee che ci possono aiutare nei nostri processi mentali e decisionali, ad informars, a tessere legami con altre persone e fare scelte avvedute. Secondo questa visione il mondo attuale, fatto di Internet, dispositivi mobili e soprattutto innumerevoli APP, ci offre infinite opportunità e opzioni, la maggior parte delle quali sono positive e utili per la realizzazione del sè, ma anche per arricchirsi culturalmente e cognitivamente e per trarne benefici e vantaggi tangibli.

 

Secondo Mark Bauerlein e altri studiosi come ad esempio Sherry Turkle o Jaron Lanier, i media digitali stanno cambiando le nostre abitudini e lo stanno facendo in peggio. Ad esempio ci incoraggiano a comunicare ma solo con le persone che la pensano come noi e si impongono determinando il modo con cui sviluappiamo la nostra cultura e il nostro intelletto. Prova ne è il calo drammatico nella lettura e nella capacità di prestare attenzione ad altro che non sia il proprio dispositivo mobile (dato in controtendenza con quanto emerso dal salone del libro di Torino nel quale è stato evidenziato un ritorno alla lettura da parte dei ragazzi tra gli 11 e i 14 anni).

Le nuove abitudini sono così diffuse nelle nuove generazioni che solo pochi di coloro che vi fanno parte avranno iniziato a leggere questo testo o saranno arrivati fin qui. In media infatti il tempo da loro dedicato alla lettura nell'arco della giornata è minimo, soprattutto se gli amici hanno riempito la giornata con nuovi aggiornamenti di stato e post sulle loro pagine del muro delle facce di facebook. Ne deriva, secondo l'autore, una ignoranza diffusa e una pratica online che non sfrutta in alcun modo le grandi potenzialità della rete per dedicarsi principalmente al gossip e al riempimento del proprio tempo libero con attività leggere e poco impegnative.

La generazione di nativi digitali che sta crescendo è sempre più disconnessa dal mondo degli immigrati digitali e adulti, non sembra condividerne le tradizioni, la storia, la cultura, il contesto e l'abilità o capacità di sedersi e di aprire un libro spegnendo lo schermo o il proprio dispositivo mobile.

Le tesi sostenute da Mark Bauerlein non devono necessariamente essere condivise ma utilizzate per una riflessione più ampia e utile a contrasatre i troppi corifei del pensiero unico tecnologico che sembrano dare per scontata una evoluzione umana sempre più tecnologica.

Una specie di destino e una destinazione su un percorso unidirezionale che ci porterà ad una esistenza totalmente tecnologica.

La riflessione è necessaria perchè le nuove tecnologie come tutte quelle che le hanno precedute (orologio, ruota, telaio, macchina  a vapore, razzi spaziali, telegrafo, telefono, televisione, radio, ecc.) sono strumenti e mezzi con cui compiamo le nostre azioni ma al tempo stesso modificano profondamente la nostra natura umana, i pensieri e le nostre azioni. Intervengono cioè a livello psicologico modificando il nostro modo di percepire il mondo e condizionando la nostra attenzione, concettualizzazione, le nostre  capacità decisionali e le decisioni,le  azioni e altri processi mentali.

Nella sua evoluzione continua la tecnologia ci ha pian piano trasformati in ingranaggi che servono a far funzionare macchine da noi stessi costruite. E' quello che succede con le APP di cui disponiamo sul nostro smartphone o tablet. Muoviamo i nostri polpastrelli ed esercitiamo la nostra tattilità su superfici tattili e 'responsive' pensando di essere noi a guidare il gioco e di avare in mano il mondo intero ma in realtà siamo costretti a muoverci all'interno di griglie e barriere imposte da altri che determinano il grado della nostra libertà e delimitano lo scopo delle opzioni disponibili. Ogni APP può rappresnetare una sfida e offrire la possibilità di nuove forme di creatività, ma se non si è uno sviluppatore e non si sa come scrivere del codice, la libertaà e la creatività risultano essere piuttosto limitate da restrizioni imposte da altri.

La maggior parte degli utilizzatori di smartphone e tablet non sembrano rendersi conto della limitazione in cui sono costretti (perchè sono stupidi direbbe Mark Bauerlein). A determinare l'uso del loro dispositivo mobile e delle APP disponibili sono nuove abitudini che dettano i ritmi della loro vita quotidiana e ne occupano la maggior parte del tempo.

Peccato che le abitudini non siano neutrali e possano determinare in positivo o negativo la vita di chi le pratica, soprattutto se è ancora giovane e quindi più facilmente plasmabile. Le abitudini sviluppate e praticate dalle nuove generazioni digitali sono determinate dalla prossimità continua con un dispositivo mobile e dalla sua offerta di opzioni e possibilità per far passare il tempo. Ne deriva un uso della tecnologia finalizzato a comunicare e a tenersi aggiornati su cosa stanno facendo amici e conoscenti.

Solo pochi smanettano realmente con l'obiettivo di ampliare le loro conoscenza e pochissimi usano le nuove tecnologie per migliorare tecniche di lavoro, per sperimentare nuove forme di gioco, dare libero sfogo alla creatività o per interagire in modo più costruttivo con altri.

 

 

Le nuove abitudini nascono da APP che, nella stragrande maggioranza, impongono le loro regole e percorsi e finiscono per creare quanche forma di dipendenza, di cui molti sembrano essere contenti per i benefici e il benessere che ne derivano.

Le APP dovrebbero al contrario essere usate per sperimentare e così facendo pper dare sfogo alla propria creatività e facilitare la ricerca di situzioni accattivanti e interessanti.

L'importanza delle APP nella vita digitale odierna e soprattutto in quella dei nativi digitali sta nel ruolo che la tecnologia ha assunto della formazione dell'identità individuale, nella definizione di nuove forme relazionali e di intimità tra persone o coetanei e nel dare forma alla nostra immaginazione. Identità, intimità e immaginazione sono temi recentemente trattati nel libro 'Generazione APP', scritto da Howard Gardner e usati per sottolineare come le APP possono incidere negativamente sulla formazione dell'identità, favorire legami superficiali e renderci pigri oppure permetterci di sviluppare e formare la nostra identità, di metterci a dispsosizione un mondo più vasto di nuove relazioni e offrirci nuovi modi di immaginare.

Le nuove APP e le nuove tecnologie digitali non rendono necessariamente stupidi ma le abitudini che si possono sviluppare da esse si!

Le abitudini finiscono per condizionare la crescita e la vita di ogni persona. Apprendere o sviluppare cattive abitudini da giovani può essere la causa di maggiore stupidità! Tra queste abitudini ci sono quelle sviluppate da un rapporto subalterno e passivo delle nuove tenologie e i molte APP.

Nessuno vieta però di sviluppare abitudini diverse , rifuggire dalla superficialità  e fare delle APP un uso attivo e creativo, invece di farsi passivamente programmare da loro. In questo modo ci si renderebbe anche autonomi da quanti, con le APP, ci vogliono trasformare in consumatori perfetti!

 

*Spunti tratti da due libri, "The dumbest generation" di Mark Bauerlein e 'Generazione APP' di Howard Gardner e Katie Davis.

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