STANCHEZZA

10 Aprile 2021 Etica e tecnologia
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stanchézza [der. di stanco]. – Stato, condizione di chi, in conseguenza di uno sforzo fisico o mentale, o di un forte stato di tensione o emozione, sente diminuita la propria forza e la propria capacità di continuare nell’attività normale, o in quella in cui era impegnato. Può essere fisica, mentale, psichica. Per analogia fiacchezza, fiacca, infiacchimento, fatica, spossatezza, sfiancamento, languore, stordimento, debilitazione, offuscamento. Modi di dire: essere nato stanco, non stancarsi di dire, di fare, di ripetere, ecc.

[stan·chéz·za]

Dopo un anno di confinamenti e convivenze forzate, giornate in tuta o pigiama, mascherine, DAD, smartworking, vita virtuale sui social, ristoranti e parrucchieri chiusi, ritiri casalinghi e vite più o meno monastiche, tutti siamo, senza iperbole, STANCHI. Eppure a essere stanchi veramente dovrebbero essere solo le persone che, con abnegazione e ormai esauste stanno dando il loro contributo per combattere il contagio. Tutte le altre, con l'eccezione di molte donne nel loro ruolo di madri, figlie, nonne e nuore, si sono trovate a non avere nulla da fare e si sono ritrovate prigioniere inoperose delle loro case. 

La stanchezza che ci è caduta addosso è una grande stanchezza, così pesante da annullare le tante risorse e energie che il confinamento, l’inoperosità e la scarsa attività fisica ci hanno permesso di accumulare. In preparazione di cosa non si sa, visto quanto ci sentiamo tutti così stanchi, oltre che stufi e annoiati! 

Senza fare nulla o facendo molto poco ci siamo trovati stanchi. Alcuni, quelli forzati all’inoperosità, più degli altri. Gli altri stanchi di essere diventati forzatamente pigri e sempre con la sensazione di essere impegnati in mille cose ma senza in realtà fare nulla.

Poi c'è la stanchezza di quanti, già stanchi da prima per l'autosfruttamento (Byung-Chul Han La società della stanchezza) a cui si erano assuefatti per la loro ambizione di carriera, prestazionale e di efficienza, hanno continuato perseveranti nell'essere sfruttatori di sè stessi anche nella pandemia. Operando da liberi professionisti e lavoratori autonomi, da dipendenti che si credono manager, da professionisti che si credono creativi anche se sono semplici subordinati ingannati con la prospettiva del diventare imprenditori, tutti impegnati nell'uso di strumenti tecnologici a disposizione per lo smart working e spesso autosfruttandosi come "soggetti orientati all'obiettivo". Rinunciando alla consapevolezza di essere soggetti prima ancora che ingranaggi di una macchina efficiente, intelligente e impositiva.

Nel fare questo le persone che si sono ritrovate in smartworking hanno finito per subire due tipi diversi di autolimitazioni esterne, quelle da lavoro smart a distanza e quello da pandemia. Da qui una stanchezza duplicata, opprimente, limitante e persistente.

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La stanchezza non è solo fisica

La stanchezza non è soltanto paradossalmente fisica, ma anche psichica, spirituale, mentale ed emotiva. La stanchezza di chi si sente in un vicolo cieco, la stessa che si sperimenta durante alcuni incubi notturni che generano tensione, ansia e angosce, che fanno aumentare le palpitazioni e, in alcuni casi, portano al risveglio improvviso. Senza per questo eliminare la spossatezza provata. 

La stanchezza sperimentata durante il contagio è anche quella dei bollettini sulla pandemia sempre uguali, dell’assenza di informazioni utili, della confusione e ella disinformazione prodotta dai media, dai partiti politici e dalle varie entità amministrative regionali. 

La stanchezza fin qui accumulata non se ne andrà, neppure quando, tutti o quasi vaccinati, riprenderemo le nostre solite attività lavorative e professionali. Quella fisica probabilmente verrà superata, ma quella mentale e psichica no. Non lo sarà perché ha dato forma a una tristezza diffusa, esistenziale, emotiva che ha tolto serenità, speranze e aspettative future.

La tristezza potrebbe andarsene presto ma solo se sapremo superare l’ansia che la accompagna.

 

Autore

Carlo Mazzucchelli

Dirigente d'azienda, filosofo e tecnologo, Carlo Mazzucchelli è il fondatore di SoloTablet, un progetto dedicato a una riflessione critica sulla tecnologia.

Esperto di marketing, comunicazione e management, ha operato in ruoli manageriali e dirigenziali in aziende italiane e multinazionali.

Focalizzato da sempre sull'innovazione ha implementato numerosi programmi finalizzati al cambiamento, a incrementare l'efficacia dell'attività commerciale, il valore del capitale relazionale dell'azienda e la fidelizzazione della clientela, attraverso tecnologie all'avanguardia e approcci innovativi. Giornalista e storyteller, autore di 16 ebook, formatore, oratore in meeting, seminari e convegni.

È esperto di Internet, social networking, ambienti collaborativi in rete e strumenti di analisi delle reti sociali.

Autore di 20 libri sulla tecnologia (Collana Technovisions Delos Digital)

 

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