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🙆🏽‍♂️ Recinti aperti 5: la depressione

🙆🏽‍♂️ Recinti aperti 5: la depressione

25 Aprile 2020 Alessandro Bianchi
Alessandro Bianchi
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Dopo la paura, i canti reattivi e le bandiere, si affaccia la depressione. Inevitabile.

L’ho sempre pensata come conseguenza a movimenti ed emozioni (che è la stessa cosa come ci dice l’etimologia del termine, ex-moveo, muovere fuori) inespressi.

Quando c’è una spinta verso, ma non scaturisce un movimento, la pressione resta dentro e lì fermenta girando a vuoto.

Si scopre una inusitata parentela con gli squali.

Dobbiamo muoverci per far funzionare il nostro metabolismo. T

roppo lungo il tempo per nascondere sotto le lenzuola le autentiche pressioni, dobbiamo guardarle in faccia.

Ma dobbiamo trovare movimenti che abbiano un senso, ché i falsi riempitivi che costellavano le giornate prima servivano solo a tessere un tappeto più capiente per seppellire polveri crescenti (e questa è una occasione).

Ciò che unisce sperequazione, tempo di Oggi e di Domani, l’attimo sospeso, l’Abbandonarsi a, è Apertura.

Verso l’esterno: alla solidarietà e la suo rischio; che è riconoscimento che gli altri sono parte immanente di noi.

Verso l’interno: ascolto senza tappeti dell’integrazione complessa di sensazioni, emozioni e pensieri. Circolarità e non piramide con al vertice un uomo solo (solamente e in solitudine).

Anche si chiami Orban o col nostro nome.

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