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🌗🌘🌑🌒 La civiltà del vento al tempo del coronavirus

🌗🌘🌑🌒 La civiltà del vento al tempo del coronavirus

14 Agosto 2020 Carlo Mazzucchelli
Carlo Mazzucchelli
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Nel suo romanzo breve "La civiltà del vento" (1961), J.G. Ballard ha descritto la rovina della nostra civiltà, di come essa venga vissuta e subita, adattandosi alla desolazione e alla decadenza. Il testo descrive città spopolate nelle quali l’atmosfera è di abbandono, con pochi alberghi aperti, semafori disattivati, smog svanito e un silenzio ovattato per la mancanza di motori accesi. In questa realtà i fortunati sopravvissuti sognano una seconda fase nella quale ritorni la luce, il traffico, il rumore, la vita serale e persino gli atti di violenza come testimonianza di vitalità, energia e esistenza. La prigionia, così come la fuga da essa, sono vissute come ossessione. Dal romanzo di Ballard ho tratto numerosi spunti che ho usato per brevi riflessioni, condivise prima in Rete e ora assemblate in un piccolo ebook.

Lo stare a casa forzato può essere una noia, e lo è stato, ma anche un'opportunità. Per chi ama leggere, riflettere, analizzare e scrivere mai periodo è stato più adeguato.

Il tanto tempo libero disponibile poteva essere sprecato davanti a uno dei tanti schermi di cui ogni casa e ognuno di noi è dotato, oppure poteva essere opportunamente sfruttato per fare qualcosa di diverso, lasciando libero corso a pensieri e idee. E poi, perchè no, a condividerle.

Io l'ho fatto approfittando della mia biblioteca per rileggere autori amati e meno amati, con e per riletture collegate alla realtà, alle notizie e alle tante superficialità scritte e pubblicate che stanno caratterizzando il tempo del coronavirus.

Da tutto ciò ne sono derivati alcuni scritti brevi, ora assemblati anche in un e-book dal titolo: La civiltà del vento al tempo del coronavirus

 

 

 

 

Sinossi

Il titolo fa riferimento a un racconto di J.G. Ballard che narra la rovina della nostra civiltà, di come essa venga vissuta e subita, adattandosi alla desolazione e alla decadenza. Il testo descrive città spopolate nelle quali l’atmosfera è di abbandono, con pochi alberghi aperti, semafori disattivati, smog svanito e un silenzio ovattato per la mancanza di motori accesi. In questa realtà i fortunati sopravvissuti sognano una seconda fase nella quale ritorni la luce, il traffico, il rumore, la vita serale e persino gli atti di violenza come testimonianza di vitalità, energia e esistenza. La prigionia, così come la fuga da essa, sono vissute come ossessione. Il racconto ballardiano richiama i tempi emergenziali del Coronavirus. L’ossessione esperita è la stessa: cercare di scansare il contagio e ipotizzare il futuro che lo seguirà. Chiuso in casa, l’autore di questo ebook, ha scelto di raccontare la crisi, ancora in corso, scrivendo e condividendo una serie di riflessioni quotidiane nate da sentimenti e sensazioni, letture, notizie, eventi e avvenimenti che hanno dettato il ritmo del tempo nell’emergenza del coronavirus. L’ebook è strutturato nella forma di 100 brevi riflessioni, pensieri critici, punti di vista non conformistici e visioni politicamente scorrette. È rivolto a persone curiose, alla ricerca di approfondimenti e vie di fuga, dal presente e dall’attualità di questi tempi critici e tecnologici. Si presta per una lettura rapida ma puntuale dei fenomeni in cui siamo sprofondati, non sequenziale, a casa o in viaggio, quando la pandemia sarà superata. È organizzato come un viaggio, prima dentro i mondi della tecnologia e poi della pandemia. L’una e l’altra sono analizzate come elementi di una stessa realtà: complessa, globalizzata, intrecciata e in continuo mutamento, che obbliga tutti a diventare (tecno)consapevoli per riuscire a immaginare futuri diversi, non distopici, nei quali sopravvivere alle crisi future, delle quali il coronavirus è semplicemente un vessillifero. Crisi ambientali, economiche, sociali e politiche ma anche psichiche e personali che per essere evitate hanno bisogno di pensiero critico, di guardare lontano, di affermare nuovi valori (solidarietà, umanità e collaborazione) e di un nuovo protagonismo, anche politico, individuale.

 

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