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Libri e librerie, autori e lettori, in un paese che non legge!

Libri e librerie, autori e lettori, in un paese che non legge!

10 Settembre 2019 Carlo Mazzucchelli
Carlo Mazzucchelli
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Come può sentirsi un lettore forte nel panorama editoriale italiano? E se poi fosse anche un autore? Librerie che chiudono, editori alla ricerca di fatturato e profitto, più intenti a sopravvivere e vivacchiare che a innovare, libri spazzatura in aumento, scrittori di nome ma non di fatto, cervelli sempre più atrofizzati e omogeneizzati, lettori dalle scelte, dai comportamenti, e dai gusti cloroformizzati e conformistici, condizionati dalla frequentazione dei mondi digitali e online, sparizione dei critici letterari, dei maestri e degli intellettuali capaci di stare fuori dal coro, prezzi troppo elevati e spazi librari sempre più ridotti.

Tanti tasselli di un panorama desolante ma veritiero, sul quale tutti dovrebbero fare una riflessione personale, collettiva e, perché no, anche politica.

Mi confesso, sono un lettore forte (14,1% i lettori forti in Italia che leggono +12 libri all’anno), seriale, maniacale con alcuni autori (Joe R. Landsdale, Jo Nesbo, Slavoy Žižek, François  Jullien, Leo Malet, Haruki Murakami, Marc Augè, e altri), collane, editori e generi di libri (gialli e noir, saggi, classici, fantasy, ecc.).

Mi piace andare per librerie, per curiosare, toccare e annusarne l’ambiente. Da tempo sono testimone della loro lenta ma inesorabile sparizione.

Sono anche autore, senza alcuna pretesa e principalmente per il piacere di scrivere, di 19 e-book (due disponibili anche in versione cartacea), pubblicati con Delos Digital, editore che conosco e stimo da tempo, e ho ricevuto da altri editori la proposta, sempre rifiutata, di scrivere per loro.

Prevale lo sconcerto 

Guardo al mondo dell’editoria italiana e alla crisi del libro e della lettura con sconcerto.

Mi disturbano e disorientano:

  • i tanti italiani che non leggono neppure un libro nell’arco di un anno (tra il 50% e il 60%);
  • i gusti e le scelte che vengono fatte da coloro che leggono o regalano libri impresentabili (Vespa e autori simili…);
  • gli autori che hanno successo con delle emerite schifezze e gli editori che le pubblicano usandole come immondizia utile a fare cassa;
  • le classifiche dei libri sempre uguali e che sembrano costruite a tavolino o dentro uffici marketing;
  • i pochi libri di qualità in circolazione a fronte del numero elevato di persone che scrivono e pubblicano libri;
  • i distributori unici a guadagnare sempre, anche sui libri che non verranno mai venduti;
  • i librai sopraffatti dalla produzione libraria che non sanno gestire i loro spazi di esposizione e li usano come display di un tablet su cui scorrono immagini (copertine) evanescenti dalla vita breve;
  • e infine gli editori che, con alcune eccezioni, hanno smesso di svolgere un ruolo culturale e che non sanno neppure coltivare la fedeltà dei loro lettori (23 milioni in Italia). 

 

Non si legge mai abbastanza 

Come ha scritto Maryanne Wolf in Proust e il calamaro il nostro cervello non è nato per leggere. Se si guarda al panorama della lettura attuale si potrebbe pensare che oggi abbia perso anche le occasioni per farlo.

Quanti sono i genitori che leggono ancora ad alta voce storie e favole ai loro bimbi (per trasmettere il piacere della lettura è necessario che anche i genitori leggano e che il piacere di farlo venga trasmesso agli altri) preferendo invece demandare la loro cura a dispositivi tecnologici usati come baby-sitter? Qual è il ruolo della scuola e degli insegnanti nel favorire l’entusiasmo per la lettura (l’assenza di lettura è una delle cause della difficoltà a elaborare e comprendere il pensiero complesso) instillando l’amore per i classici e non solo? Quanti sono gli autori impegnati a farsi leggere ma anche a produrre contenuti di qualità? Quanti sono coloro che alimentano il proprio cervello con la lettura? Quali e quanti sono i libri di qualità che, oltre a favorire l’apprendimento alla lettura del cervello del lettore ne favoriscono anche lo sviluppo cognitivo, intellettuale ed emotivo? 

Il mercato del libro 

Eppure il mercato dell’editoria libraria, con più di 60000 novità editoriali all’anno (quasi 180 al giorno, 130 milioni le copie stampate, 22000/35% anche in formato digitale, più della metà rimarranno invendute,) e 1500 editori, non è mai stato tanto ricco e movimentato come oggi. La cifra totale fa impressione ma ancor più lo fa il numero di nuovi libri pubblicati al giorno, quasi duecento.

E’ come se nel paese italiota la voglia narcisistica e autolesionistica di scrivere, pubblicare e farsi leggere sia più grande della voglia di leggere e comperare libri.

Ne deriva un mercato nel quale le copie di libri destinate al macero sono maggiori di quelle esposte nelle librerie e di quelle vendute, comprese quelle nei negozi online. E a poco serve la limitata percentuale di libri digitali venduti su Internet. A nulla o quasi serve il successo inspiegabile e quasi allucinante di libri scritti da influencer (Ferragni, De Lellis), calciatori, cantanti, politici e attori che dominano spesso le classifiche delle vendite di libri in Italia.

Testi inutili e scritti male, spesso da persone che non hanno nulla di particolare da raccontare, che vengono celebrati da alcuni come nuovi classici ma che finiranno per fare tappezzeria, per non essere letti o per essere rapidamente dimenticati. 

Meno male che… 

Se il panorama che ho fin qui descritto è reale, crea grande sollievo osservare quante siano le iniziative finalizzate a fornire idee, soluzioni, fiere, campagne promozionali (“Se leggi colori la tua vita” è una campagna della regione Toscana) occasioni, opportunità finalizzate alla lettura e pensate per far provare il piacere che nasce dalla vicinanza con il mondo dei libri, con i loro autori e con persone che leggono.

Per chi legge è di grande sollievo anche osservare come le nuove generazioni stiano ritornando al libro cartaceo e alla lettura.Hanno iniziato con testi come My dilemma is you, Hanger Games, After, ecc., poi si sono innamorate del fantasy, di Philip Dick e della Atwood,  domani saranno probabilmente aperte a letture più impegnative.

Può consolare anche il fatto che non è vero che si legga di meno. Si legge di più di quanto non si leggesse venti o trent’anni fa, anche grazie ai numerosi supporti digitali oggi disponibili. E se ci fosse maggiore qualità di testi in circolazione forse si leggerebbe ancora di più.

A far piacere è anche la resilienza di tante librerie e il coraggio imprenditoriale di tanti giovani che entrano nel mercato del libro con idee innovative e vincenti, capaci di rilanciare e ripopolare spazi un tempo dedicati alla semplice esposizione e vendita di libri. 

Il futuro del libro e della lettura 

Tutto ciò non è però sufficiente a ritrovare la serenità e uno sguardo positivo sul futuro del libro.

Il problema infatti non è il deperimento della lettura e dell’interesse culturale o che si comprino meno libri. Sta nel prevalere di comportamenti e atteggiamenti omogeneizzati e conformistici che mal si adattano alla comprensione della realtà vissuta, all’elaborazione di pensiero critico e complesso, alla cultura (intesa come “capacità di distinguere e interpretare per tornare ad agire” – Goffredo Fofi), all’attenzione e alla concentrazione, e alla lettura. Sembra la descrizione della realtà tecnologica odierna fatta di Vite sullo schermo, di contatti aptici con la superficie di un display, di letture veloci nelle quali prevale la forza dell’immagine, di chiacchiericcio digitale e cinguettante, di parole a raffica senza comprenderne significati ed effetti, di saperi mutuati da Google Search e Wikipedia, di ricerca continua del divertimento e della felicità individuale. 

La colpa di tutto questo non è del mezzo tecnologico di cui tutti siamo dotati ma dei cittadini dell’era digitale che si sono lasciati sopraffare dal magnetismo, dalle logiche, dagli algoritmi e dal potere ingiuntivo della tecnologia che ha finito con l’imporre comportamenti e scandire i tempi della vita di ognuno. 

In questi tempi moderni la lettura è contemplata solo se e quando è esercitata navigando (diverso dal leggere) sulla superficie di un display, meglio se di corsa e precipitosa, guidata dalle immagini e da meccanismi binari di stimolo e risposta che non lasciano spazio alla comprensione, alla riflessione, tutto ciò che serve per valutare i fenomeni, elaborare un assenso o un assenso e decidere in libertà di esprimere l’uno o l’altro. 

La sparizione di punti di riferimento

In tutto questo è difficile sia adottare comportamenti diversi, scettici o critici, subito tacciati dalle tante moltitudini digitali (L’era delle folle tecnologiche) come retrogradi, tecnofobici e fuori moda, sia cercare rifugio o consigli in maestri, intellettuali e figure carismatiche di riferimento. 

Come ha scritto Gustavo Zagrebelsky, nel suo ultimo e bel libro intitolato Mai più senza maestri,Oggi siamo in un’epoca attivistica e antintellettualistica” nella quale prevalgono gli influencer, ci si rivolge agli esperti ma non si sente più bisogno di alcun maestro (magister), ci si diverte in mille citazioni senza conoscere o avere letto le opere letterarie dalle quali sono tratte, gli autori che le hanno scritte e tanto meno il contesto nel quale sono inserite. Si fa così per apparire esperti ed erigersi a maestri finendo per esibire ignoranza, mediocrità e tanto conformismo (tutti usano le stesse citazioni…!). 

Mentre in Rete proliferano recensioni e auto-recensioni, con l’obiettivo di condizionare gli algoritmi di Amazon o Google, nella realtà del libro sono spariti i critici e la critica letteraria.

E non bisogna farsi ingannare dal proliferare di inserti settimanali in edicola, dedicati alla lettura. Inserti che parlano di letteratura ma sono in realtà veicolo importante delle mode del momento, dei libri che devono scalare le classifiche settimanali delle vendite (I leoni di Sicilia. La saga dei Florio di Stefania Auci o I testamenti della Atwood, in questo momento), di recensioni senza critica perché sono spariti i critici di una volta (Citati, ecc.), capaci di spiegare in modo critico ai lettori la letteratura, i suoi canoni e i suoi protagonisti e di fare anche loro letteratura. Non dovrebbero farsi ingannare neppure i molti lettori forti che seguono le trasmissioni televisive di Fazio, Augias, Gruber, ecc. e nelle quali vengono lanciati i libri degli editori paganti, degli amici compiacenti (Gruber che presenta i libri di Floris, quest’ultimo che ritorna il favore parlando dell’ultimo libro della Gruber, ecc.), il tutto in una melassa avvolgente di conformismo che si allarga come un moderno Blob fino a manifestarsi i giorni successivi alle trasmissioni nelle classifiche dei libri più venduti (Volo, Carofiglio, ecc. ecc.). 

I libri costano 

In Italia si legge poco anche perché è diminuita la percentuale di italiani che possono permettersi di acquistare libri.

Tanti di loro vorrebbero farlo ma sono costretti dalle priorità esistenziali a fare scelte diverse (anche lo smartphone potrebbe essere una di esse), perché il libro costa e soprattutto non esistono programmi statali o iniziative editoriali finalizzate a favorire in modo serio, strutturato e continuativo la lettura. Inutile suggerire il ricorso alle biblioteche, anch’esse in difficoltà (non come partecipazione ma per le risorse mancanti) come le librerie. Inutili o non sufficienti le tante iniziative sociali e alternative basate sul book-crossing, book-cycle, scambio di libri e attività simili, rese possibili dalla generosità delle persone e dei lettori (io ho iniziato a leggere all’età di sette anni grazie al regalo di venti libri fattomi dalla figlia più grande del direttore della scuola elementare e da una sua amica). 

La crisi economica che non demorde ed anzi si prepara con la deflazione attuale a una nuova fase recessiva, la precarietà diffusa che non permette tranquillità e serenità mentali consumando nervi e risorse fisiche, gli spazi sempre più angusti dell’abitare e la prevalenza dei mondi digitali e artificiali su quelli reali, sono tutti elementi che non giocano a favore di una ripresa del mercato del libro e di una maggiore diffusione della pratica della lettura. 

L’urgenza impellente di tornare a leggere 

Leggere è diventato sempre più necessario, urgente e utile. Lo è diventato perché serve ritrovare la lentezza del pensiero per riposarsi dalla velocità tattile del display tecnologico. E’ l’unico modo per aiutare la nostra memoria, per ritrovare la capacità di comprendere il tutto e favorire lo sviluppo cognitivo e intellettuale del nostro cervello. Leggere aiuta a riflettere su sé stessi e sul proprio pensiero, a vedere e comprendere il pensiero degli altri e a comunicare con loro, anche in modo non banale e superficiale. 

Lettura e scrittura insieme sono fondamentali per la decodifica, la classificazione e l’organizzazione del nostro mondo, per lo sviluppo del linguaggio con il quale documentiamo e descriviamo le realtà vissute e per la consapevolezza di noi stessi e degli altri (Maryanne Wolf). La lettura serve all’istruzione, suggerisce l’inquietudine esistenziale che induce alla ricerca stimolando la curiosità mentale e dell’immaginazione, predispone al dubitare e alla riflessione critica, facilita la disponibilità e la predisposizione allo scambio dialogico, insegna a guardare alle cose nella loro complessità, connessione e organizzazione, ispira la capacità del giudicare secondo criteri di giustizia e di solidarietà. 

Leggere è un modo per accendere la mente, per dotarsi degli strumenti che servono per superare il conformismo attuale, rifiutando ogni pensiero dogmatico e assumersi la responsabilità di scelte problematiche, incerte, perturbanti, conflittuali, anticonformiste e ribelli, le uniche oggi capaci di condurre alla verità e realizzare il cambiamento. 

Leggere è ritrovare sé stessi negli e con gli altri, nei protagonisti dei racconti letterari e nelle loro storie e poi nelle persone reali con cui si entra quotidianamente in contatto, aiuta a dare senso all’esistenza e a recuperare il senso delle cose. 

Leggere non basta… 

Leggere però non basta se il risultato non è l’ampliamento della propria capacità percettiva con una maggiore capacità di comprendere la realtà, e la maggiore (tecno)consapevolezza che porti alla affermazione e difesa di valori, tra essi la lettura. 

Tutti devono avere il coraggio di servirsi della loro intelligenza. Uno dei modi per dimostrare di averlo è praticare l’arte della lettura, in silenzio o ad alta voce come suggerisce Pennac, da soli o in gruppi di lettura e con gli altri, rilassata o impegnativa, su supporti cartacei o digitali, in modo perseverante e continuativo. 

Sperando che nel frattempo evolva e si trasformi anche il mondo dell’offerta editoriale e dei suoi autori, della televisione, di Internet e di quello giornalistico.  

 

 

 

 

 

 

 

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