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L’era delle folle tecnologiche

L’era delle folle tecnologiche

25 Luglio 2019 Carlo Mazzucchelli
Carlo Mazzucchelli
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La globalizzazione sarebbe avanzata anche senza il contributo della tecnologia ma con essa tutto si è accelerato e semplificato. Grazie alla globalizzazione si sono create nuove opportunità di cooperazione e collaborazione, le piattaforme tecnologiche hanno favorito la diffusione dell’informazione, gli incontri, la comunicazione e le attività comuni ma soprattutto l’affermarsi di un nuovo soggetto sociale e politico, oggi ben rappresentato dalle numerose folle tecnologiche che si agitano online dando forma a fenomeni come il populismo dell’era attuale.

Finita l’era delle classi sociali e delle masse, oggi è il tempo del popolo e del populismo (Non sempre ciò che è popolare è il meglio!). Nella realtà però a prevalere sono le folle e le moltitudini (Praga, Venezia e Everest, il turistificio che avanza!), entità diverse e oggi entrambe molto tecnologiche, sia per gli strumenti che usano sia per le piattaforme dalle quali nascono e nelle quali si alimentano e proliferano. 

Tipologie e forme 

Le classi sociali sono servite ai sociologi per raccontare l’era delle lotte che nel secolo scorso hanno permesso l’emancipazione, l’acquisizione di nuovi diritti e l’aumento del reddito a milioni di persone (classe operaia), così come il benessere crescente di molte altre (ceti medi).

Le masse hanno fatto da sfondo alla società moderna, riempiendo spazi vuoti (piazze, teatri, stadi e non solo) ma anche da contrappeso al potere, quasi sempre esercitato in solitudine, spesso per dominare e mettere in fuga le masse che vorrebbero afferrarlo e limitarlo (sul tema un capolavoro che merita una lettura è sempre Massa e potere di Elias Canetti).

Il popolo, anche quando non esiste, è diventato elemento trainante della narrazione politica del momento, categoria del senso comune che si traduce in contenitori comunicazionali e linguaggi semplificati, dai mille significati che cambiano in base alle convenienze del momento.

I veri soggetti dell’era digitale e tecnologica sono però le moltitudini, intese come entità differenziate, immateriali, plurali, molteplici, composte da singole individualità (Moltitudine di Antonio Negri e Michael Hardt), e le folle intese come entità facili da manipolare, potenzialmente distruttive e che raramente nascono da una libera e consapevole iniziativa.

Come dimostrano le folle tecnologiche che caratterizzano la nostra epoca corrente, fatta di continue mobilitazioni online, di viralità digitale, tanta complicità ed elevata emotività. 

Folle digitali online 

Le folle che si agitano online (Come dervisci rotanti che danzano sull'orlo di un burrone), nella forma di “grande quantità indistinta di persone che agiscono in maniera uniforme” (Psicologia delle folle di Le Bon), sono diverse dalle classi sociali che un tempo si caratterizzavano come tali per come si organizzavano (nella vita reale delle piazze, delle fabbriche e del posto di lavoro) e confrontavano su interessi materiali ed economici. 

Nell’economia del lavoro flessibile e immateriale attuale le folle sono entità biodigitalpolitiche che coinvolgono tutti gli aspetti della vita sociale, reale o virtuale che sia, dai fattori economici alla comunicazione, dalle emozioni agli affetti, dalla politica al sapere. Come tali sono diventate soggetto politico, protagoniste più o meno involontarie e destinatarie dei messaggi di politici che basano il loro potere, spesso manifestato in forma di bastone, sulla loro capacità di comunicare, controllare e manipolare le masse.

Un potere un tempo esercitato attraverso discorsi pubblici (Mussolini e Hitler ne sono stati dei maestri, lo sono meno politici attuali come Trump, BoJo, o Salvini), oggi lo è attraverso il sapiente uso di piattaforme e canali di comunicazione tecnologici con i quali i leader del momento si mettono in comunione intima con la folla contribuendo a favorirne la crescita attraverso l’evocazione di immagini, messaggi ed emozioni che la suggestionano e la seducono. Ad accomunare i leader politici contemporanei sono una comunicazione autoritaria che punta più sul tono e sulla comprensibilità del messaggio che sugli argomenti e la coerenza logica e/o politica (Governo giallo-verde: linguaggio, social media e reputazione). 

La comunicazione è prevalentemente digitale 

L'utilizzo di strumenti di comunicazione digitali favorisce il ricorso ad assiomi, epigrammi, arguzie, facezie, false notizie e slogan venduti come verità indiscutibili, cristallizzate in brevi messaggi o cinguettii e tali da scoraggiare qualsiasi tentativo di analisi. L’esercizio del potere è facilitato dalla realtà e dalla forma delle folle a cui si rivolgono. Entità sostanzialmente oscure e passive, oggi profondamente narcise, autocentrate e autoreferenziali, anche come effetto degi strumenti e delle piattaforme tecnologiche utilizzate per formarsi e alimentarsi. Folle incapaci di trasformarsi in masse rivoluzionarie, abituate e pronte a cambiare bandiera e opinione in continuazione (il ribaltone in percentuale di voti tra Lega e 5Stelle alle Europee ne è un esempio), mai a tradursi in opinione pubblica, al più a fare da contorno ai numerosi talk show che garantiscono loro la visibilità che serve per (auto)celebrarsi, sentirsi vive, potenti e magari anche per percepirsi come maggioranza.

La realtà online preferita a quella offline 

Persone che nella vita reale si sentono sempre più precarie, mobili (in termini di lavoro) e flessibili, cercano sollievo, alla loro solitudine e impossibilità di cambiare la loro realtà, nei mondi online trovandolo nelle tante folle in costante movimento che animano la Rete agendo da contenitori esperienziali, sociali, relazionali, affettivi e politici (I pesci che siamo diventati!). Gli spazi nei quali queste folle si formano strutturando gli elementi della realtà sociale e del pensiero, non sono più le piazze delle masse ma i mondi virtuali e digitali delle piattaforme tecnologiche. Mondi nei quali l’elemento determinante per comprendere il mondo e agire su di esso è quello della Rete, uno strumento potente di cooperazione e di relazione basato sulla comunicazione e sull’informazione.  

Il vuoto e la massa 

Nel periodo storicamente determinato di transizione e interregno che stiamo vivendo, si stanno sperimentando forme di vuoto di potere e di caos istituzionale che alimentano nazionalismi e sovranismi, protezionismo economico (merce e prodotti) e chiusura dei confini (persone). Al tempo stesso sono andate dissolvendosi le forme sociali (politiche, sindacali, partitiche, civiche, ecc.) di aggregazione che hanno caratterizzato la modernità, dando origine a una frammentazione e instabilità sociale senza vie di ritorno, senza scampo. Insieme alle forme sociali si sono disintegrate anche le loro narrazioni lasciando un vuoto che è andato riempiendosi con le narrazioni (storytelling) online e le nuove abitudini di moltitudini di persone che usano gli strumenti tecnologici per affermare la loro soggettività, sperimentare nuove forme di aggregazione e nuovi linguaggi. 

Peccato però che questa soggettività non abbia nulla di progettuale ma sia spesso il semplice risultato dell’azione esterna di soggetti molto abili nel dare forma, obiettivi e motivazioni alle folle che hanno deciso di sedurre e manipolare, ergendosi a loro rappresentanti con il solo scopo di vincolarle, indirizzarle e controllarle. Come tale questa soggettività indotta è trascinata dagli istinti e dalle emozioni, dalla rabbia e dall’indignazione (spesso procurata ad arte da attori esterni), raramente dall’intelligenza, dalla conoscenza (L'età dell'ignoranza), dall’esperienza e dal sapere (ne è testimonianza l’odio verso intellettuali, esperti, professoroni e maestri vari). Questo anche quando la potenzialità e la ricchezza di tante moltitudini digitali sono elevate e tali da poter dare forma a pratiche, comportamenti, stili di vita, linguaggi, pensieri e desideri diversi da quelli che sembrano essere oggi prevalenti online. 

Manipolazione e opinione pubblica 

La facilità con cui oggi le folle tecnologiche delle piattaforme digitali possono essere manipolate (Big Data e manipolazione del senso comune)trasforma l’opinione pubblica da esse espressa nella voce del popolo. Una voce che, invece di manifestarsi in forma plurale e polifonica, si affida in modo irrazionale a un capo (capitano) al quale affida il compito di mantenere il controllo e la guida, in modo da garantire compattezza e sviluppi futuri. L’esercizio della delega, spesso determinato da emozioni forti (rabbia, disgusto, ecc.) e dall’emotività, non produce soltanto una riduzione della libertà e della democrazia ma impedisce l’analisi, la formazione di una riflessione critica e consapevole, capace di generare punti di vista personali e autorevoli sulla realtà. 

Se le informazioni su cui ci si basa sono quelle veicolate da mezzi tecnologici come Twitter nella forma di voci, slogan, sentito dire, fantasie e congetture distorte e manipolatorie, gli effetti e i risultati rischiano di essere apocalittici e irrazionali, non prevedibili perché dettati dall’emozione all’origine del formarsi stesso delle folle. Una situazione tipica delle numerose forme di mobilitazione online che vedono aggregarsi in modo contagioso migliaia di persone in un dato momento e su una determinata iniziativa o cinguettio. 

Una mobilitazione capace di catturare e trattenere l’attenzione ma spesso determinata da soggetti che hanno capito alla grande come sia possibile influenzare opinioni e sentimenti pubblici attraverso il semplice uso intelligente ma manipolatorio degli strumenti tecnologici (I trascinatori di fole, il più delle volte, non sono intellettuali, ma uomini d'azione. Sono poco chiaroveggenti, e non potrebbero esserlo, poiché la chiaroveggenza porta generalmente al dubbio e all'inazione.” - Le Bon ). Spesso con interventi marginali e ripetitivi e con pratiche linguistiche che nascono in Rete ma sembrano mutuate da manuali di istruzioni che vengono dalla storia del Novecento.

Quando gli individui vengono ridotti a tabula rasa, abbassati al grado zero dell’umanità, togliendo loro il privilegio esclusivo della parola articolata, prevale la costrizione a obbedire a semplici ordini, a comandi che precedono il linguaggio” . Destini personali - L'età della colonizzazione delle coscienze di Remo Bodei

Le folle magmatiche della Rete 

Moltitudini e folle sono sempre esistite, su di esse esiste una vasta letteratura che, a partire del testo famoso di Le Bon, ha fornito numerosi strumenti di interpretazione e lettura. Nell’era tecnologica attuale però qualcosa è cambiato. Le folle tecnologiche sono entità diverse dalle folle fisiche di Le Bon. Sono forme virtuali magmatiche, in costante divenire e movimento, che stanno assorbendo tutto, lasciando poco spazio alle resistenze e opinioni individuali. La loro forza è tale da coinvolgere tutta la politica (cosa si deve fare per contrastare i populisti del momento abili nell’uso delle piattaforme tecnologiche?) ma anche esperti, aziende e organizzazioni che sembrano tutti alla ricerca del sostegno popolare, di moltitudini di consumatori e folle digitali senza le quali nulla sembra più possibile. 

Le folle tecnologiche che emergono online sembrano non avere limiti alla loro crescita che spesso è però tanto repentina quanto lo è la disgregazione che ne deriva. Queste folle sembrano non aspirare ad alcuna durata e sono caratterizzate dall’elevata volatilità, anche se alcune presentano elementi di resilienza inspiegabili (le folle che crescono intorno all’attivismo in Rete di Salvini) se non con l’impulso di distruzione.  Un impulso simile a quello riscontrabile negli incendi estivi che in questi mesi stanno devastando ampi territori della Terra, compreso l’estremo nord del mondo. 

Online ogni giorno emergono folle incendiarie dal potenziale distruttivo elevato, anche se quasi sempre esso è canalizzato politicamente. Un po’ come veniva usato quello delle folle che, nella Roma imperiale ma decadente, riempivano il Colosseo. Un uso politico della folla noto come panem et circenses che permetteva di scaricare nell’arena dinamiche sociali e frustrazioni, nel tentativo di neutralizzare qualsiasi tipo di rivendicazione sociale e politica. Lo spettacolo che andava in scena è lo stesso che vediamo comporsi sul palcoscenico della politica digitale odierna. Tutto viene spettacolarizzato, spesso in modo istrionico, clownesco e delirante, tutto scorre su uno schermo palcoscenico (circo) attraverso il quale si esercita la complicità dello spettatore e la sua assoluta deresponsabilizzazione nei confronti delle scelte e delle responsabilità che ognuno dovrebbe oggi assumersi nella vita individuale così come in quella collettiva. 

I riti pagani delle folle tecnologiche online 

Molte azioni online assumono la ritualità tipica delle celebrazioni religiose quando erano ancora capaci di catturare le masse di fedeli riempiendo chiese e cattedrali. Oggi i riti sono molto pagani e ampiamente secolarizzati ma non hanno perso il loro ruolo di autocelebrazione esperienziale finalizzata a soddisfare bisogni e desideri. La frequentazione temporanea di una o può folle tecnologiche online (quella aggregata da Salvini ma anche quella di Renzi) può servire a comprendere dinamiche, meccanismi e logiche relazionali di moltitudini di persone sole, isolate che aspirano a farsi massa per poi contribuire a rafforzarla e a farla crescere. Senza comprendere queste dinamiche qualsiasi tentativo finalizzato a sottrarre forza e membri alle folle tecnologiche in movimento è destinato a fallire (clamoroso in questo senso il ritardo culturale, politico e tecnologico delle forze di sinistra). A meno che non si sia capaci di gettare il panico nelle folle avverse favorendone la rapida disgregazione. Ciò che sta succedendo dentro la formazione pentastellare nella quale ogni giorno si percepiscono scricchiolii determinati da una lotta interna di tutti contro tutti. 

“Le folle non hanno mai avuto sete di verità. Dinanzi alle evidenze che a loro dispiacciono, si voltano da un'altra parte, preferendo deificare l'errore, se questo le seduce. Chi sa illuderle, può facilmente diventare loro padrone, chi tenta di disilluderle è sempre loro vittima.” - Gustave Le Bon 

Un tempo si ricercava partecipazione e uguaglianza nelle azioni sindacali e di piazza, oggi l’uguaglianza percepita è quella che nasce dalla frequentazione di varie tipologie di aggregazioni sociali online. Il senso di uguaglianza e di compartecipazione sono tanto più forti quanto più la folla tecnologica a cui si è aderito è dotata di una meta, di una destinazione e di motivazioni forti finalizzate alla pura esistenza e costante crescita. Non è un caso che è su questo che investono i leader politici (non tutti) del momento, facendo molta attenzione a non lasciare mai soli i loro sostenitori, spesso agendo come veri e propri sciamani che usano i loro esorcismi e poteri per rafforzare legami e motivazioni, impedire fughe e disgregazioni, caricare di obiettivi, scopi e motivazioni. Spesso con la finalità di trasformare le folle in mute di caccia (riferimento a Canetti) o di guerra scatenate contro nemici artatamente presentati come pericolosi e trasformati in prede, o contro altre folle e moltitudini, presentate anch’esse come mute da sconfiggere con battaglie campali utili a condurre e a vincere una guerra. 

Non tutti fanno parte di una folla tecnologica 

Folle, masse, moltitudini, reti, sono tutte entità caratterizzanti oggi la vita individuale e sociale di molte persone. Ma non tutti ne fanno parte e molti rifiutano di esserne protagonisti. Alcuni le rifuggono nel tentativo di rimarcare la loro propensione anarchica e isolazionista. Altri lo fanno per rimarcare la necessità di agire in modo da rafforzare la propria libertà di scelta piuttosto che la propria capacità di azione.

Stare fuori dalla moltitudine o dalle folle tecnologiche del momento permette di esercitare (o illudersi di…) il libero arbitrio o quantomeno di trovare il tempo per pensare, riflettere e analizzare ciò di cui si fa esperienza senza cedere al conformismo (per qualcuno uguaglianza) che caratterizza oggi molti comportamenti di massa online. Per altri stare fuori dalle folle tecnologiche è un atto di eroismo, spesso pagato con l’isolamento e la solitudine, finalizzato alla sopravvivenza ma anche a lanciare un grido di allarme contro l’appiattimento in atto che porta al conformismo diffuso e ad affidarsi a cattivi maestri, nella veste di guru, influencer, leader politici e burattinai vari.  La sopravvivenza è perseguita contrastando l’omologazione, accettando la discriminazione che ne deriva, attivando il pensiero riflessivo e critico, rinunciando al senso comune diffuso e cercando di trovare il senso vero delle tante relazioni oggi rese possibili dai mezzi tecnologici (Solo la rinascita di una cultura veramente razionale permetterà il superamento della crisi attuale

A coloro che rifuggono le folle tecnologiche del momento sembra rivolgersi Gustavo Zagrebelsky nel suo ultimo libro Mai più senza maestri. In un capitolo nel quale parla di istruzione ed educazione l’autore cita una frase di Norberto Bobbio che ben descrive coloro che rifiutano di essere massificati alimentando la loro personalità e vita quotidiana con “l’inquietudine della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico e il senso di complementarietà delle cose”. 

Tante qualità da sviluppare e coltivare, non solo per alimentare il pensiero critico ma anche per poter frequentare le folle e le moltitudini tecnologiche come portatori di idee e suggeritori di nuovi modi di vivere questo tipo di esperienze, ad esempio alimentando il dubbio interno, contrastando le tendenze autoritarie, dogmatiche e manipolatorie, lottando per mantenere aperte queste aggregazioni e soprattutto contribuire alla conoscenza. Un bene sempre più a rischio, pur nell’alluvione di dati e di informazioni che ci circonda (Una gestione più consapevole, prudente e oculata delle tecniche è quantomai urgente, imprescindibile.).

 

 

 

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