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UNA RIFLESSIONE SULL’EUROPA

UNA RIFLESSIONE SULL’EUROPA

04 Ottobre 2022 Carlo Mazzucchelli
Carlo Mazzucchelli
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“Se il sole e la luna si mettessero a dubitare, si spegnerebbero immediatamente (Blake). L’Europa dubita da tempo…e se la sua eclissi ci sgomenta, Americani e Russi la contemplano sia con serenità sia con gioia” – E.M. Cioran – La tentazione di esistere Pag. 33

Se pensiamo alla guerra in atto potremmo resuscitare la scontro di civiltà teorizzato nel suo libro da Huntington. Uno scontro che non riguarda più il mondo mussulmano ma quello russo, molto vicino a noi ma così diverso (barbaro?) da renderci quasi impossibile comprenderlo. A meno di avere letto Dostoevskij e altri grandi della letteratura russa. 

La difficoltà nasce dall’essere noi immersi dentro una realtà che, come l’acqua della storiellina dei pesci di Foster Wallace, ci impedisce di identificare cosa non va e la natura del male che sta minando la nostra civiltà. Per valutarla bisognerebbe essere meno coinvolti, avere uno sguardo esterno, libero da condizionamenti e da calcoli, in una parola LIBERO! Anche dai talk show informativi! 

Dentro una visione eurocentrica sentiamo la storia come dalla nostra parte, continuiamo come europei a vantare i nostri successi e ad esaltarne i risultati. Così facendo non ci rendiamo conto che gli avvenimenti che contano avvengono da qualche altra parte e che mentre noi siamo esausti, altre realtà geopolitiche e popoli manifestano una vitalità che noi non abbiamo più. Un esempio su tutto: il numero di figli di ogni famiglia extracomunitaria e il numero di cani e cagnolini, gatti e gattini di ogni famiglia italiana. Un altro esempio, il ruolo di Russia e Stati Uniti in questa guerra giocata sul territorio dell’Europa. 

Non sentendoci come cittadini di una comunità, anche politica, chiamata Europa, agiamo da semplici individui, tutti autocentrati esprimendo un individualismo esangue, ma forse proprio per questo praticato in modo spasmodico alla ricerca della felicità. Così mentre ci si crogiola in corsi di wellness, yoga e pratiche filosofiche richiamantesi all’India e alla Cina, mentre si coltivano storytelling e narrazioni superficiali varie, i popoli di quei paesi si danno da fare, agiscono, lavorano con pazienza e determinazione per il loro destino. E lo fanno perché hanno energie da vendere, hanno ancora un’anima per cui vale la pena agire, senza preoccuparsi di sapere perché si agisce. 

La presunzione che ci governa ci impedisce di capire il caos nel quale siamo precipitati, il vuoto delle parole che usiamo (libertà, democrazia, verità), il precipizio verso cui siamo diretti. Ne derivano una incertezza e una fatica che spingono molti verso qualsiasi verità che sia loro imposta, per sopravvivere. Nel farlo però non si fa altro che confermare la forza di altri popoli e civiltà che, forse anche in modo violento e demenziale, stanno costruendo l’avvenire del globo terrestre. 

Per dirla con Cioran (1956) “L’Europa è un vuoto verso il quale muoveranno ben presto le steppe…un vuoto vuoto, un vuoto nuovo.”

 

 

 

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