E guardo il mondo da un display

01 Dicembre 2015 Redazione SoloTablet
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CAPITOLO 19

Il libro E GUARDO IL MONDO DA UN DISPLAY di Carlo Mazzucchelli è pubblicato nella collana Technovisions di Delos Digital

Il display come strumento di scrittura 

La realtà è complessa e piena di sorprese, anche quella digitale e virtuale. Chi pensava che la diffusione delle nuove tecnologie dell’informazione e dei dispositivi Mobile avrebbe cancellato la scrittura, si è dovuto ricredere. Non si è mai scritto così tanto nella storia dell’umanità e si continuerà a farlo, almeno fino al diffondersi delle nuove interfacce vocali che caratterizzeranno i dispositivi tecnologici del futuro. In attesa che il ritorno alla vocalità ridia slancio alla scrittura interna (quella della mente e della memoria), oggi dobbiamo fare i conti con una grande fioritura della scrittura che si esplicita in semplici e brevi cinguettii, ma anche in una miriade di testi lunghi, blog ed e-book. 

Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione hanno avuto effetti importanti, non sempre previsti o scontati, su tutti gli aspetti del linguaggio e della comunicazione scritta. L’introduzione del tablet ha fatto rinascere la tabula romana (Tabulario è il nome che ho scelto per il mio Blog personale sul progetto Solotablet.it da me fondato insieme a Mediatria) con la sua superficie cerata riutilizzabile per scritture multiple, mobili e ripetitive. Lo smartphone, strumento telefonico per eccellenza, è diventato tastiera e macchina da scrivere, per la digitazione rapida di messaggini, cinguettii, e-mail, saluti e per conversazioni testuali frequenti, seppure non sempre necessarie. Il tablet si è trasformato in superficie tattile e strumento perfetto per prendere appunti e per comporre testi e immagini, documenti Word e presentazioni Powerpoint. Si scrive in mobilità, in ogni luogo e in ogni attimo della giornata, grazie a dispositivi sempre connessi, che facilitano l’interazione e la comunicazione  grazie ai loro display che fanno da novelle pergamene con un supporto scrittorio, composto di cristalli liquidi al posto di sostanze collagene di origine animale o semplici pannelli di cera. Così come l’e-book non ha eliminato il libro cartaceo, il display dello smartphone non ha impedito di scrivere e praticare nuove forme di scrittura. 

Oggi i display dei mille schermi tecnologici sono diventati strumenti per documentare la nostra esistenza e rivestirla di sempre nuovi significati. I numerosi pensieri composti nella nostra mente, nella forma di concetti, analogie e loro categorizzazioni, in attesa di essere tradotti in linguaggio, hanno trovato oggi nuovi potenti strumenti per emergere, comunicare, condividere significati, dare forma a nuove analogie e soprattutto per resistere nel tempo. Un cinguettio non è per sempre ma le sue tracce lasciate in Rete lo porteranno a illuminare nuovi display e a far sorridere o preoccupare nel tempo le facce che vi si rispecchieranno. 

Grazie ai display tattili, tutti possiamo fissare pensieri, idee, sentimenti, sensazioni e lavorare affinché esse resistano nel tempo, anche dopo la nostra morte contribuendo alla nostra immortalità. Una condizione che non è più concessa solo a personaggi come Goethe, Beethoven, Hemingway e Rimbaud, come raccontato da Kundera nel suo libro L’immortalità, ma a tutti. Cinguettii, post sul muro delle facce, messaggini e blog sono tante tracce lanciate nel futuro per lasciare un ricordo e divenire immortali continuando a vivere nelle menti e nei racconti di chi verrà dopo. Queste tracce che compongono la nostra vita digitale sono destinate a sopravviverci e a essere tramandate o ereditate nella forma di semplici scritti ma anche di account bancari, profili identitari sociali, blog e siti web. Un modo per alimentare autonomamente il computer del creatore del libro di Kundera perché Un uomo può togliersi la vita, ma non può togliersi l'immortalità! Non appena ti ha fatto salire a bordo, non puoi scendere, e se ti spari, resti a bordo assieme al suicidio”. A bordo rimarranno anche, nonostante il blocco di Facebook e di Twitter imposto dal governo turco, le tragiche immagini delle decine di persone uccise e dilaniate dai due attentatori di Ankara e dei sorrisi dei ragazzi e delle ragazze che, con i loro selfie pubblicati sui social network, comunicavano la loro gioia e volontà di manifestare per la pace. Queste immagini digitali che hanno riempito i display di mezzo mondo rimarranno a indelebile testimonianza della voglia di vivere e dei programmi di morte che per loro avevano predisposto i profeti dell’estremismo e della violenza. 

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E guardo il mondo da un display

Il display tattile di molti dispositivi tecnologici attuali è una macchina per la lettura e per la scrittura. La lettura avviene in modalità diversa dal passato e si trasforma in colpo d’occhio visuale e navigazionale. La scrittura ha trovato mille forme di espressione trasformandosi in mezzo e strumento per la registrazione e la documentabilità di ogni cosa, sia esso evento, gesto, racconto o semplice messaggio ([1]). Non è un caso che i display degli smartphone si sono allargati (phablet, Surface Pro 4 e iPad Pro) assumendo dimensioni sempre più grandi e offrendo superfici sempre più adatte per una scrittura digitale da indirizzare sia ad attività relazionali e sociali sia professionali e lavorative. 

Il display come strumento di scrittura diventa, usando il pensiero del filosofo Ferraris, tabula e strumento di scrittura. Come tale crea nuove condizioni per creare analogie, elaborare pensiero e per condividerlo, per entrare in contatto con quello elaborato da altri e infine per registrarlo, categorizzarlo e fissarlo in memoria.  Il display tecnologico non è mai una tabula rasa come le tavolette rivestite di cera usate dagli antichi romani ma una specie di ripetitore e visualizzatore meccanico, capace di riportare in modo plastico sulla sua superficie una serie continua di icone, mappe e immagini così come sono elaborate dal nostro cervello. Così come non esiste una scultura prima che la sua forma si materializzi nell’attività creativa dell’artista, sul display non esiste scrittura prima che essa si materializzi a partire dalla produzione di nuovi pensieri dell’utente, dalle sue percezioni e sensazioni. 

Il display illustra la scrittura della mente, visualizza i prodotti della nostra immaginazione, crea mondi immaginari, favorisce l’imitazione che scaturisce dalla frequentazione di spazi sociali e dall’essere costantemente impegnati in conversazioni e dialoghi online. È grazie alla tastiera virtuale dello smartphone che sono proliferati i cinguettii #enricostaisereno o della #buonascuola ma anche quelli filosofici e poetici nella forma di aforismi e brevi componimenti. I primi seguiti da un grande successo di pubblico e i secondi quasi religiosamente trascurati ma entrambi capaci di tenere legati allo schermo autori (nel caso di Renzi probabilmente un suo ghostwriter cinguettante) e lettori e di generare registrazioni online, che potrebbero in futuro rovesciare il livello di gradimento e di interesse dai primi ai secondi. 

Grazie alla scrittura sul display la comunicazione e l’interazione sembrano essere continue, globali e capaci di coinvolgere un numero elevato di persone che non potrebbero essere coinvolte allo stesso modo in ambienti nei quali tutti parlassero. Il display diventa così un mezzo molto democratico e, grazie alla scrittura, elemento fondamentale di socializzazione e comunicazione. Con applicazioni come WhatsApp il display diventa una pergamena che, srotolandosi, permette a gruppi di persone di visualizzare nuovi messaggi e di interagire tra di loro. L’interazione è con il display ma la conversazione è con persone reali. L’uso del display per la scrittura ci aiuta a tradurre i nostri pensieri in concetti che si possono ricordare e richiamare (“la scrittura è una memoria esterna, la memoria è una scrittura interna” Maurizio Ferraris), in azioni che strutturano le nostre esperienze e nuove forme di comunicazione e le nostre abitudini in relazioni ambientali. 

Il ritorno alla scrittura si è determinato nonostante la diffusione e la prevalenza di altri media come radio, televisione e telefono. La scrittura ha soddisfatto bisogni concreti legati alla comunicazione come ad esempio la sua minore invasività e la sua asincronicità che permette un’interazione più serena e ragionata e la necessità, sempre più sentita, di rendere pubblico il gesto della scrittura e i suoi prodotti. La rinascita della scrittura non avrebbe però avuto luogo senza la disponibilità di schermi e display tattili e accessoriati, che hanno sostituito penne e calamai, fogli di carta e diari, notes e moleskine varie. Tramite i display di smartphone, phablet e tablet il web e le applicazioni mobili sono diventati ambiti di scrittura e di registrazione, di creazione di archivi di informazione, di produzione di nuove conoscenze e soprattutto strumenti per vincere l’isolamento e la solitudine che caratterizza molte vite umane della nostra epoca. 

Il display facilita la scrittura e la sua ripetitività. Con un semplice gesto è possibile ripristinare la verginità della pagina digitale ( ma a differenza della tabula romana il display del tablet non è una tabula rasa, le informazioni sono sempre disponibili in formato digitale in qualche forma di archivio o in cloud computing) per riempirla di nuovi contenuti frutto di creatività, originalità, libertà di espressione o semplicemente di normale e superficiale comunicazione. Il flusso della scrittura, alimentato dalla connessione e dall’interazione sociale, è continuo, ci avvolge e produce una serie infinita di iscrizioni, annotazioni, citazioni e narrazioni che vanno ad arricchire la nostra espressione linguistica, artistica, intellettuale, affettiva e spirituale. Tramite la scrittura su un display tecnologico e alle impressioni e pensieri che vi registriamo, mettiamo alla prova la nostra immagine pubblica e la sua autenticità, diamo forma al nostro sé, alla realtà sociale, alle nostre emozioni, ai nostri comportamenti e maturiamo la nostra consapevolezza, anche etica e morale, del presente. 

La pagina digitale che prende forma sullo schermo perde molta della sua virtualità per trasformarsi in tanti elementi concreti, fatti di testo, immagini e iscrizioni che invadono la vita di ogni giorno. La alimentano continuamente di informazioni e registrazioni che, come è sempre successo in passato e oggi grazie alla pervasività dei dispositivi mobili, ci seguono in ogni momento e ovunque diventando protesi e archivi che accrescono in modo determinante le nostre capacità mentali, l’accesso a nuova conoscenza, la sopravvivenza del nostro corpo fisico e spirituale. Il tutto fino a quando registrazioni, dati, archivi e informazioni non verranno cancellati, obliterati, e rimossi trasformando i display in tante finestre sul vuoto dei cimiteri digitali di Facebook e specchi opachi capaci di dare forma a semplici fantasmi.  

Inutile illudersi sulla possibilità di tramandare nel tempo se stessi attraverso processi di mummificazione. I display dei dispositivi smartphone e tablet attuali che oggi si illuminano, reagiscono alla scrittura e proiettano immagini, in un futuro neppure molto lontano, potrebbero essere inutilizzabili e inaccessibili. 

L’evoluzione della tecnologia è tale da rendere obsoleto anche il display più avveniristico e innovativo. Nel giro di pochi anni potrebbe trasformarsi in uno scrigno misterioso e impossibile da aprire o in un sarcofago che, qualora venisse aperto, avrà la capacità di trasformare in polvere (digitale) i suoi contenuti dissolvendo con esso in un battito d’ali le tante esistenze che li hanno prodotti.

 

 



[1] Riferimento tratto dal libro di Clay Shirky, Surplus Cognitivo (Pag. 43 dell’edizione italiana Codice)

 

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