La tristezza che è in noi

01 Aprile 2020 Redazione SoloTablet
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Il libro di Carlo Mazzucchelli La civiltà del vento al tempo del coronavirus è pubblicato nella collana Technovisions di Delos Digital.

La tristezza che è in noi 

Abitiamo reti sociali e professionali online, abbiamo posti di lavoro più o meno stabili, stiamo costruendo una interessante carriera lavorativa, eppure ci sentiamo tristi, a disagio, inquieti, animati da un’ansia che va oltre il Sé, abbraccia la società, l’ambiente, il presente e il futuro. 

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Siamo in un vicolo cieco?

Il disagio e la tristezza esistenziali nascono dalla complessità contemporanea, dalla difficoltà a comprenderla. Percepiamo che le trasformazioni in atto vanno in profondità, intaccano il permafrost del sottosuolo che ci ha fin qui protetto, rendono incerto il futuro di tutti, dei singoli come della specie. 

Si reagisce esorcizzando, banalizzando e semplificando, con le emozioni più che con la ragione. La tristezza rimane!  

Si percepisce che tutto sta cambiando, il venir meno di verità e certezze, la crisi dell’uomo moderno occidentale e la fine del suo dominio terrestre. La tecnologia offre soluzioni che sembrano rendere tutto possibile ma la prospettiva transumanista di una ibridazione futura con le macchine ci intristisce.  

La tristezza è grande, non è superabile: “il problema sta nel sistema attuale, nel modello di progresso che orienta scelte individuali e collettive” (Benasayag) 

Servirebbe una maggiore conoscenza critica. Una migliore consapevolezza delle conseguenze della globalizzazione, della tecno-politica, del capitalismo nella sua fase attuale di evoluzione, delle tecnologie e delle nostre azioni.

 

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