2016 - Tecnologia, mon amour forever /

La vita è diventata mobile, il futuro liquido!

La vita è diventata mobile, il futuro liquido!

01 Giugno 2016 Redazione SoloTablet
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Il libro di Carlo Mazzucchelli Tecnologia, mon amour forever è pubblicato nella collana Technovisions di Delos Digital

La vita è diventata mobile, il futuro liquido! Entrambi sono ibridati dalla tecnologia.

Oggi possiamo viaggiare liberamente in ogni parte del mondo e lo possiamo fare anche senza muoverci fisicamente. Dalle prime migrazioni dall’Africa ai tempi del Nehandertal, la vita umana è sempre stata mobile. Oggi lo è ancora di più ma in modo diverso. È diversa la mobilità delle migliaia di migranti che premono alle frontiere dell’Europa. Lo è ancor più quella tecnologica, caratterizzata dall’uso di strumenti e dispositivi elettronici e digitali, dai quali molti non riescono più a distaccarsi. È una mobilità resa possibile da oggetti che convivono con noi più di quanto non lo facciano il denaro e le carte di credito, plasmandoci e suggerendoci cosa fare, cosa acquistare e in che modo relazionarci agli altri. La contiguità fisica con i dispositivi mobili e la mobilità da essi garantita sono due aspetti della vita post-moderna fluida, liquida e sempre in trasformazione. Due libri pubblicati nel 2013 possono servire a comprendere meglio i tempi rivoluzionari di cambiamento che stiamo vivendo. Tempi caratterizzati dalla globalizzazione e dall’elevata mobilità di cose, merci e persone, da scenari futuri sempre meno prevedibili e liquidi nella loro indeterminatezza e dal potere della tecnologia che sta ridisegnando le nostre vite individuali così come quelle di aziende, nazioni e interi continenti. 

Tra i numerosi libri pubblicati negli ultimi anni e che hanno accompagnato la rivoluzione tecnologica del Mobile e della mobilità, L’età ibrida di Ayesha Khanna e Parag Khanna (Editore Codice) e Vite Mobili di Anthony Elliott e John Urry (Edizioni il Mulino), permettono di appropriarsi della lingua, della terminologia, del lessico e dei concetti che servono per comprendere la nostra era e quelle che verranno. Senza acquisire questo tipo di conoscenze si rischia di non comprendere la profondità delle trasformazioni in atto e quanto stiano incidendo sulle vite di ognuno ridefinendo processi e fenomeni che agiscono su scala mondiale e interessano la politica, l’economia, la finanza, il commercio così come il ruolo, l’influenza e il peso politico di nazioni e continenti. Il denominatore comune e la leva dei grandi fenomeni di cambiamento in corso sono tecnologici, sia nei fenomeni di mobilità sociale e lavorativa, sia nel determinare una coabitazione con gli esseri umani, ibridandosi con essi (macchine intelligenti, tecnologie indossabili, Internet degli oggetti) e ridefinendo il rapporto uomo-macchina.

L’età ibrida è un testo dedicato ai cambiamenti in atto ai quali stiamo tutti assistendo, spesso acriticamente e  passivamente, e che stanno determinando nuovi equilibri geo-politici, competitivi ed economici sempre più definiti dal livello di innovazione tecnologica raggiunto. I cambiamenti toccano anche la sfera personale e individuale andando a ridefinire il rapporto uomo-macchina come una co-abitazione finalizzata a nuove forme di evoluzione, non più solo umane, ma ibridate dalla tecnologia. Nulla di nuovo sotto il sole. Le situazioni di cambiamento, anche radicali, si susseguono nel tempo e anche se “la storia non si ripete, di sicuro fa rima con se stessa”. A essere sempre diverse sono le nuove domande emergenti e la capacità di trovare delle risposte. Alcune delle domande più impellenti e intriganti sono oggi riferite al ruolo della tecnologia, alla sua continua evoluzione, pervasività, accelerazione e diffusione, al rischio Grande Fratello, ai mondi virtuali e alla virtualizzazione del reale, alla video-sorveglianza e al diritto alla privacy, alla socializzazione tra profili e identità digitali, alla manipolazione mentale e genetica. Sono domande accompagnate da altre più esistenziali e filosofiche perché legate al rapporto uomo-macchina, agli effetti sociali, economici ma anche psicologici e sociali della tecnologia, all’ansia, alla vulnerabilità, alla dipendenza, alla solitudine e all’infelicità derivante. Trovare le risposte, per gli autori de L’età ibrida, permette di capire meglio l’ibridazione in atto, tra tecnologie diverse tra loro e tra esseri umani con esse, e la velocità di fuga con cui si manifesta.

Il secondo libro, Vite Mobili, è una dissertazione dotta ed erudita sulla costruzione dell’identità personale in tempi nei quali sembrano essere scomparse le radici fisiche e culturali alle quali fare riferimento e i legami ad esse connessi. È un libro rivolto alle nuove e vecchie generazioni per fornire loro chiavi d’interpretazione e le conoscenze utili a comprendere la nuova realtà in cui sono immerse, a trovare i linguaggi e gli strumenti interpretativi e cognitivi adeguati in modo da potersi esprimere con esperienze e comunicazioni inedite ma adatte ai tempi. Lo sforzo degli autori è tutto concentrato nel costruire e modellare personalità portatili, capaci di organizzarsi, comunicare e relazionarsi agli altri in condizioni di elevato movimento e di mobilità, che richiedono flessibilità, adattabilità, capacità di riflettere criticamente sui fatti, prontezza e velocità nell’affrontare l’inatteso e nel gestire la novità. La tesi del libro è che, grazie alle nuove tecnologie, tutto è diventato mobile, dalla facilità con cui ci si sposta, si viaggia e ci si muove, dalla ricchezza d’informazioni disponibili e dal loro flusso illimitato ed ininterrotto in rete, dal turismo al consumo crescente di merci de-localizzate e dalla possibilità di comunicare con chiunque in ogni momento e da qualsiasi posto del mondo.

Mobilità e tecnologia sembrano prometterci scenari futuri certi e predeterminati ma nella realtà la nostra percezione, esperienza psichica e le esperienze di vita quotidiana ci fanno percepire l’indeterminatezza di ogni previsione possibile e la liquidità di ogni futuro ipotizzabile. Indeterminatezza e liquidità che si applicano alla realtà fattuale fisica così come a quella virtuale, aumentata o parallela sperimentabile tecnologicamente online.

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L’unica cosa certa è il potere acquisito e manifestato dalla tecnologia in tutti gli aspetti della nostra vita e la sua capacità di contribuire alla costruzione dei futuri prossimi venturi e di farlo con o senza il contributo umano, condizionandolo. Quello della tecnologia è un potere sempre più diffuso, capace di accelerare il tempo, di eliminare le distanze (oggi possiamo essere qui e altrove nello stesso attimo di tempo), di incidere sugli spazi fisici dell’economia e della società ma anche su quelli psicologici e psichici degli individui.

Cosa succederà, si chiedono gli autori di L’età ibrida, quando i telefoni saranno parte integrante della nostra mobilità perché integrati direttamente o impiantati nel nostro corpo? Cosa succederà quando il computer sparirà dalla nostra visuale per essere integrato in maniera invisibile nell’ambiente che ci circonda? Cosa succederà quando il nostro contributo alla evoluzione dell’umanità si limiterà all’assorbimento passivo delle novità tecnologiche? E cosa succederà infine se e quando si realizzerà la profezia della singolarità (quando le macchine superano l’intelligenza umana) di Kurzweil?

A tutte queste domande gli autori del libro non forniscono risposte ovvie e neppure deterministiche. Il loro è un invito informato alla riflessione critica e alla osservazione attenta dei fenomeni nei quali oggi la tecnologia ci ha imbrigliato, sia nei suoi molteplici aspetti positivi sia in quelli più critici e densi di potenziali effetti collaterali. La riflessione critica è necessaria non per elaborare strategie di fuga dalla tecnologia ma per comprendere a fondo tutti i cambiamenti indotti dalla tecnologia e decidere se e come adottarli. L’osservazione più attenta può servire a guardare con occhio diverso i comportamenti dei bambini e dei nativi digitali per scoprire le loro interazioni creative e innovative con la tecnologia, comprenderne le motivazioni, verificarne i dialoghi e le relazioni emotive ed eventualmente sperimentare con loro ambienti e ambiti di socializzazione ed esperienza online.

Citando Toffler gli autori ci ricordano che “nessuno è abbastanza pronto per il domani, il futuro arriva troppo presto e nell’ordine sbagliato”. Sembrano dirci che non esistono ricette e non sono possibili facili previsioni. Bisogna solo farsi trovare preparati, informati, dotati delle conoscenze adeguate e soprattutto predisposti ad accettare una vita fatta di continui cambiamenti, di ancora maggiore liquidità e incertezza.

In Vite Mobili gli autori usano la tecnica del racconto di storie individuali per evidenziare come una società intensamente mobile stia rimodellando il sé degli individui, le attività quotidiane, le relazione interpersonali con gli altri e il modo di stare in contatto con il resto del mondo e con la realtà delle cose. Il cambiamento è tale da suggerire l’introduzione di un nuovo lessico e di nuove terminologie per parlare di personalità portatili e miniaturizzate. Terminologie che servono a descrivere identità riarticolate in termini di capacità di movimento e di riorganizzazione cognitiva e psichica di se stessi.

La vita mobile flessibile, adattativa, fluida e altamente dinamica non è senza rischi e presenta a tutti numerose sfide e numerose opportunità. Il pericolo maggiore sta forse nella richiesta di un rimodellamento costante della personalità che avviene a causa di un’interazione con “sistemi computerizzati sempre più complessi e che focalizza l’esistenza sul breve periodo, l’episodico, su frammenti sparsi di informazione e spicchi di socialità. Questo rimodellamento avviene a una velocità accelerata, dai ritmi evolutivi della tecnologia che ci obbliga a mantenere compatti il proprio sé e la propria rete sociale riconfigurando il tutto intorno a click del mouse o del cellulare e a comandi preconfigurati di copia e incolla”. 

Nel loro libro Elliott e Urry non si limitano all’analisi di cosa stia succedendo all’individuo ma allargano lo sguardo ai sistemi e alle politiche di mobilità, ai modelli economici e sociali, ai processi e alle risorse che li rendono possibili. Di fronte alle possibili conseguenze tragiche che la mobilità tecnologica sta determinando, gli autori non offrono ricette ma si limitano a formulare domande e interrogativi chiedendo ad altri di contribuire con le loro riflessioni o possibili risposte. Le domande principali sono: Come vivranno le generazioni future, Che futuro potranno avere i figli e i nipoti di coloro che hanno visto la loro vita trasformata dalla mobilità, Quali potranno essere i contorni futuri delle loro vite mobili e tecnologiche? Nel libro si trovano alcune storie vere che aiutano a ipotizzare alcune possibili risposte e a prendere consapevolezza dei cambiamenti e delle tendenze in atto.

La riflessione forse più istimolante arriva alla fine del libro quando i due autori suggeriscono agli studiosi di scienze sociali di sviluppare nuove risorse utopistiche ed emancipatrici e di confrontarsi con la capacità immaginativa delle persone nel creare nuove opportunità, anche nelle situazioni globali e mobili più sfavorevoli. Per farlo il suggerimento è a recuperare il senso della parola utopia e a osservare le buone pratiche utopiche sociali ponendosi altre domande come ad esempio: “Come possiamo ipotizzare i nuovi futuri mobili a partire dal presente?”, “Quali nuove forme di pensiero richiedono le vite mobili di oggi per delineare le possibili vite mobili di domani?”.

Le risposte a queste domande possono essere contradditorie. Tutte possono facilitare la consapevolezza che le utopie digitali e virtuali prossime venture potrebbero trasformarsi in distopie. Una vita digitale, vissuta attraverso personalità digitali (profili inanimati frutto di semplici algoritmi e logiche computazionali), mobili (incollate al display di un dispositivo portatile), portatili (portate appresso come una maschera o come una seconda ombra) e interscambiabili, non sarà mai più attraente di quanto lo sia una vita fatta di frequentazioni sociali e incontri di persona faccia a faccia. Almeno fino a quando rimarremo umani e autonomi, anche nel crescendo continuo attuale di ibridazione e meticciamento con le macchine. Siamo nati per vivere socialmente ma anche per farlo attraverso contatti fisici, esperienze emotive e affettive, attraverso esperienze determinate dalla possibilità di conversare (dialogare), emozionandosi, guardandosi negli occhi, percependosi come ancora umani e parlandosi di persona.

Costruire vite mobili future e sostenibili implica affrontare enormi complessità e nuove sfide legate al cambiamento e al bisogno di adattarsi evolvendo. In questo scenario, opportunità e rischi viaggiano insieme ma non impediscono che si continui a ricercare percorsi da percorrere e nuove utopie. Probabilmente non è possibile perseguire questo obbiettivo pianificando e programmando. Una maggiore conoscenza e consapevolezza dei fenomeni e dei cambiamenti in corso può aiutare a comprendere ciò che è ancora in fieri e sta emergendo come nuova realtà e ciò che è destinato a dare forma ai prossimi futuri possibili. Acquisire l’una e l’altra è possibile, anche attraverso la lettura dei due libri qui citati. 

 

 

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