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Giovani disoccupati, nichilisti, senza futuro

Giovani disoccupati, nichilisti, senza futuro

01 Giugno 2016 Redazione SoloTablet
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Il libro di Carlo Mazzucchelli Tecnologia, mon amour forever è pubblicato nella collana Technovisions di Delos Digital

Giovani disoccupati, nichilisti, senza futuro, in coda per un iPhone 6!

Le indagini Istat più recenti certificano una disoccupazione giovanile italiana fluttuante tar il 39/44,2%. Il dato testimonia il dramma che stanno vivendo le nuove generazioni per la mancanza di lavoro e di opportunità e per l'opacità che caratterizza gli scenari nei quali si trovano a vivere e a respirare. Gli adulti guardano preoccupati e si interrogano sul fenomeno generazionale e sulla mancanza di reazioni. Per ridurre il senso di disagio molti di loro finiscono per offrire soluzioni di tipo consumistico e consolatorio. Una spiegazione possibile alle lunghe code di ragazzi per l'iPhone e per altri prodotti di moda.

Di crisi si parla da molto tempo e si continuerà a farlo ancora a lungo, ma la crisi non è percepita allo stesso modo da tutti. Diverse sono le valutazioni sui rischi e su suoi effetti negativi, diverse le emozioni in termini di paura, ansia, stress, tristezza. Diverse le reazioni per contrastarne gli effetti o trarne vantaggi e benefici.  La percezione della crisi che si sta vivendo è condizionata da una combinazione di caratteristiche personali come il genere, il reddito, le attitudini personali, e generazionali. Queste ultime sembrano avere oggi un peso particolare sulla vita delle generazioni Millennial e sul loro modo di affrontare le problematiche di una realtà economica, precaria, senza apparente futuro e in costante e dinamico cambiamento.

La crisi non è solo economica e sociale ma del vissuto soggettivo e della comprensione che abbiamo della realtà. È una crisi che nasce da lontano, dal passaggio dall’epoca moderna, costruita su valori contraddittori ma fondamentalmente stabili, a quella post-moderna edificata su palafitte valoriali dall’equilibrio sempre instabile e in ambienti in continua trasformazione nei quali nessuna forma successiva è capace di durare a lungo e di garantire il passaggio a qualcosa di solido e stabile.

La crisi del 2007/2008 è solo l’ultima di una serie di crisi che hanno caratterizzato la fine del secondo millennio e l’inizio del nuovo. In passato ci siamo confrontati con affermazioni che negavano le crisi richiamando l'attenzione ai ristoranti sempre pieni e alle file ai caselli delle autostrade per il fine settimana fuori porta. La stessa affermazione potrebbe essere fatta oggi osservando le lunghe code che, nel giorno dell'arrivo di un nuovo modello di iPhone o dei nuovi gadget tecnologici indossabili nei punti vendita italiani, si formano davanti ai negozi che hanno messo in vendita i nuovi smartphone o Watch di Apple o prodotti HMD per la Realtà Virtuale.

Molti oggi sanno che la crisi è reale, profonda e lunga, che sta mordendo ferocemente i ceti popolari così come i ceti medi e che sta colpendo duramente le famiglie, gli adulti, i pensionati ma in modo particolare i giovani. Non a caso!

Le nuove generazioni sono quelle che più di altre si ritrovano sole e impotenti, senza la cultura che servirebbe loro per comprendere la realtà in cui sono immerse, senza strumenti e capacità per affrontare un futuro sempre più privato di prospettive e caratterizzato al contrario da elevata precarietà, scarsità di reddito e nuove paure. Vivere questa condizione non è un requisito sufficiente per diventarne coscienti.

Le file per l'acquisto di un dispositivo costoso come un iPhone o uno Watch sembrano anzi dimostrare il potere anestetizzante delle merci e la schizofrenia manifestata nella ricerca di uno scopo trasferito dalla vita al marchio di un prodotto. Come se possedere un iPhone 6 o un iPhone 6 Plus ancora più costoso, aiutasse a trovare risposte durature all'angoscia che accompagna molti giovani per la mancanza di lavoro, di opportunità, di prospettive e di futuro.

I giovani non sono tutti uguali. Ci sono quelli benestanti e appartenenti a élite sociali e culturali che si sono messi in fila per sostituire un modello iPhone 5 con un solo anno di vita con un nuovo modello iPhone 6. Ci sono quelli che hanno trattato e ricevuto da genitori, zii e nonni i soldi sufficienti per mantenere uno stile di vita e una visibilità legata a una Marca e ai suoi marchi. Ci sono quelli che in fila non ci sono perché hanno scelto da tempo prodotti meno costosi o perché sono tecnoesclusi, per mancanza di soldi, di zii e di risorse. Infine ci sono quelli che a Roma hanno lanciato dei gavettoni di farina sui loro coetanei in coda davanti all'Apple store  con l'obiettivo di risvegliarli e suggerire loro una riflessione utile alla acquisizione di nuova consapevolezza e maggiore coscienza. Giovani di destra (ma non erano quelli di sinistra un tempo a chiamare all'impegno, al pensiero critico e al prendere coscienza?) che reagiscono al vuoto culturale e sociale di oggi cercando di produrre o recuperare valori su cui fondare nuova cultura e azione politica (anzi Politica con la P maiuscola).

I gavettoni dei giovani dei circoli della destra romana dovrebbero essere lanciati metaforicamente su tutti, giovani e adulti, immersi in una crisi di senso, prima ancora che economica e sociale. I giovani vivono il disagio causato dall'assenza di strumenti ai quali ricorrere per affrontare la crisi e di figure o valori ai quali attaccarsi. Gli adulti respirano il disagio dei giovani e il clima decadente e nichilista in cui sono immersi con loro, ma non sono capaci di reagire, di fornire delle sintesi, di passare dalla semplice informazione alla condivisione di conoscenze, di senso e di  esperienze, di riflettere sugli errori fatti come educatori e di porvi rimedio non cedendo al pensiero , anch'esso nichilistico, che ormai è troppo tardi. 

Giovani e adulti, nuove e vecchie generazioni convivono e si confrontano immersi in una cultura iper-consumistica che esalta la libertà individuale nella scelta di prodotti e marchi e il ruolo di consumatore-cliente di ogni cittadino-persona. La stessa libertà è negata nella ricerca di un’occupazione stabile o adeguatamente remunerata. I magazzini dei centri commerciali e dei punti vendita sono stracolmi di prodotti seducenti, dalla vita breve ma capaci di catturare e trattenere l’attenzione del consumatore. Il mercato del lavoro è un magazzino vuoto di opportunità, poco attrattivo per la qualità dei prodotti in offerta e incapace di suscitare entusiasmi ma neppure di soddisfare bisogni reali come quello di un salario giusto e meno precario.

Mentre la nuova classe politica emergente, più giovane e forse più sensibile alle problematiche giovanili, sta cercando nuove strade da percorrere e soluzioni più adeguate ad affrontare il problema del precariato e del lavoro giovanile, i giovani sono chiamati a essere protagonisti uscendo dal torpore o dalla paura in cui sembrano essere precipitati. Diventare protagonisti non significa necessariamente aprire una startup (meglio comunque di una partita IVA) o a diventare imprenditori di se stessi. Significa dotarsi di nuova conoscenza per riflettere sulla crisi e sulle azioni messe in campo per affrontarla, per vincere l'incertezza paralizzante e ricercare soluzioni concrete, utili ad affrontare un viaggio verso il futuro, sicuramente nomade e senza meta predefinita, ma ricco perché alternativa valida all'immobilismo, capace di offrire nuove opportunità e dare forma ad un nuovo destino (destinazione).

Il viaggio dei giovani non avviene nel vuoto e in solitudine ma dovrebbe essere fatto in autonomia e piena libertà perché deve portare lontano dai valori e territori umani attuali, 'danneggiati' e inariditi, e condurre alla esplorazione di nuovi spazi, ibridi, confusi e caotici, paralleli e in continuo mutamento. Gli adulti hanno la grande responsabilità di correre ai ripari e porre rimedio ai danni causati dalla loro educazione mancata, e da autorità e responsabilità espresse attraverso regali tecnologici, e offerte di divertimento invece di essere praticata in modo da generare cultura, dare risposte di senso, affascinare e creare interesse e curiosità, fornire sintesi di pensiero intelligente e strumenti di riflessione critica sulla realtà.

Il giovane tecnodotato o tecnodopato del 2016 sa (percepisce più fortemente di prima) che possedere gli ultimi ritrovati tecnologici non è più sufficiente così come non lo è praticare stili di vita legati al semplice consumo e al puro divertimento. I nuovi prodotti tecnologici non servono neppure a eliminare la noia e la sensazione di vuoto che può coglierlo. Paura, incertezza, timore, disagio, insicurezza, precarietà, mancanza di senso e di scopo sono tutte sensazioni che richiedono approcci diversi, non consumistici ma 'sostanziali'. Come ha scritto Umberto Galimberti "...il rimedio sta altrove, nel riconoscimento di quello che ciascuno di noi è, della propria capacità e arte di vivere".

Gli adulti devono sperare che i giovani si rimettano in cammino, trovino una loro strada, riescano a superare il vuoto emotivo e culturale che li ha incatenati e tornino a 'strategizzare’ il loro futuro. Se nel fare questo i giovani dovranno uccidere i loro padri e sostituire i loro valori con valori nuovi, sarà pur sempre una soluzione migliore dello spaesamento e dell'immobilismo che finora li ha caratterizzati.

Il futuro non è prevedibile ma non è necessariamente fatto di lunghe file di fronte ad un Apple Store o da passioni dominate da gadget tecnologici. 

 

 

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