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Femminili singolari. Il femminismo è nelle parole

Femminili singolari. Il femminismo è nelle parole

07 Settembre 2020 Redazione SoloTablet
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OLTREPASSARE CON UN LIBRO - L'autrice Vera Gheno, sociolinguista specializzata in comunicazione mediata dal computer, in questo libro smonta le convinzioni linguistiche della comunità italiana, rintracciandone l’inclinazione irrimediabilmente maschilista. Lo fa a partire dalle sue esperienze personali, abitando le piattaforme tecnologiche e di lavoro con l’Accademia della Crusca. Con ironia la Gheno suggerisce di operare per una rideterminazione del femminile a partire dalle parole che lo contengono e lo raccontano e da un uso consapevole delle stesse.

Il libro Femminili singolari. Il femminismo è nelle parole di Vera Gheno è pubblicato da Effequ


Questo libro mostra in che modo una rideterminazione del femminile si possa pensare a partire dalle sue parole e da un uso consapevole di esse, vero primo passo per una pratica femminista. Tutto con l’ironia che solo una social-linguista può avere.

Sindaca, architetta, avvocata: c’è chi ritiene intollerabile una declinazione al femminile di alcune professioni.

E dietro a queste reazioni c’è un mondo di parole, un mondo fatto di storia e di usi che riflette quel che pensiamo, come ci costruiamo. Attraverso le innumerevoli esperienze avute sui social, personali e dell’Accademia della Crusca, l’autrice smonta, pezzo per pezzo, tutte le convinzioni linguistiche della comunità italiana, rintracciandone l’inclinazione irrimediabilmente maschilista.

Questo libro mostra in che modo una rideterminazione del femminile si possa pensare a partire dalle sue parole e da un uso consapevole di esse, vero primo passo per una pratica femminista.

Tutto con l’ironia che solo una social-linguista può avere. La verità è che i femminili sono comuni nelle professioni in cui le donne erano abituali, e meno comuni laddove le donne, fino a tempi recenti, erano una rarità.

Ha senso quindi mantenere distinzioni tra mestieri al femminile e mestieri al maschile?

E se fosse proprio questa una forma di discriminazione? “Se faccio un mestiere figo, allora mi definisco al maschile. Ma operaie, sarte, maestre, stagiste tranquillamente”.

 

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