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Coronavirus: scenari alternativi

Coronavirus: scenari alternativi

26 Febbraio 2020 Redazione SoloTablet
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Ma se i media che hanno cominciato una narrativa tragica con i servizi su Wuhan non si potevano smentire raccontando l’epidemia in Italia, i politici potevano scegliere: seguire l’andazzo mediatico o mantenere la ragione. Avendo scelto di seguire i media hanno dimostrato che i media avevano ragione. La tautologia è diventata legge.

Riflettere in modo non conformistico sugli eventi che caratterizzano l'influenza del Coronavirus non è solo utile ma necessario. Qui proponiamo la riflessione di Luca de Biase.


Una narrativa tragica ha conquistato il potere. I maestri della bellezza si sentono incompresi. I professionisti dell’ammirazione sembrano improvvisamente dei dilettanti. Gli occhi della città che si riteneva attraente sono increduli guardando al mondo che la respinge. I suoi abitanti che si davano tanto da fare nella loro navicella urbana lanciata verso il futuro e si ritrovano respinti in uno stanco, incerto passato.

Sarà stato per sfottere che gli ischitani hanno emanato una direttiva, poi annullata, per impedire lo sbarco sulla loro isola ai lombardi. Ma non è per ridere che decisioni analoghe si prendono in tanti posti, dall’Austria alla Basilicata. Gli uffici romani che non accettano i milanesi ormai si moltiplicano. Ed è incredibile. Ma vero.

Li guardi negli occhi, appunto, i milanesi. In metropolitana. Per strada. Alla stazione. Nei negozi. Nei bar, vuoti. Sono stupiti. Subiscono: e non ci sono abituati. Spesso sono convinti che la crisi di questi giorni sia frutto di un’esagerazione: perché, trattandosi di cose che riguardano la loro vita e i loro affari, leggono con attenzione chi parla con competenza ed equilibrio, come Maria Rita Gismondo, direttore responsabile di virologia al laboratorio dell’Ospedale Sacco di Milano. O come Ilaria Capua, scienziata italiana che si è conquistata una leadership culturale globale nell’analisi dei virus che partono dagli animali e arrivano agli umani. È un’influenza, dicono, molto contagiosa. Ma è un’influenza. Non è meglio di così, ma non è peggio di così.

Passerà si ripetono per strada, al telefono, su internet, i milanesi. «Certo che passerà», possono rispondere tutti coloro che hanno un minimo di senso storico. Ma quanto durerà la crisi? Quanto a lungo resterà nella memoria del mondo l’idea che Milano sia un posto da evitare? Quanto sarà pesante la recessione causata dalle scelte politiche di questi giorni?

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