Provare paura

05 Aprile 2020 Redazione SoloTablet
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Segnaliamo un'intervista de Ilfattoquotidiano al teologo Mancuso. Il tema è la paura e il perchè ne soffriamo di fronte a un nemico piccolo ma sconosciuto e che sembra più grande di noi. Per Mancuso può essere un’occasione per conoscere se stessi e diventare migliori.

Uno dei fenomeni che inevitabilmente ha accompagnato queste settimane di epidemia è stato quello della paura. Una paura gigante, che ha contagiato quasi ogni angolo della Terra e che ha atrofizzato la vita di milioni di persone. “Siamo al cospetto di qualcosa di molto più grande di noi” dice a ilfattoquotidiano.it Vito Mancuso, teologo milanese, estimatore ricambiato del cardinale Carlo Maria Martini, autore di molti libri di successo sulla religione e in senso più ampio sulla spiritualità. “Se riusciamo però a interpretare i segnali della paura – continua Mancuso – possiamo imparare a diventare liberi”.

La paura è una cosa negativa, ma molto spesso ne siamo affascinati. Penso ai film horror, ai luoghi abbandonati, alle esperienze estreme. Perché?
Penso che sia per una legge fisica, la legge dell’attrazione gravitazionale, quella in base alla quale una massa maggiore attrae una massa minore. Perché abbiamo paura? Perché è qualcosa più grande di noi. Il virus è piccolo ma moltiplicandosi diventa enorme e attrae la nostra massa minore. 

Un’attrazione magnetica?
È quell’ambiguo rapporto di attrazione e repulsione, quell’allontanarsi ma al contempo andare a vedere, come di fronte a un burrone: con una gamba sto indietro, con l’altra invece mi avvicino e voglio vedere. Quest’ambiguità si riproduce oggi nella nostra situazione. Ci troviamo al cospetto di qualcosa di molto più grande di noi, qualcosa di sconosciuto, che fa tanta paura e soprattutto dolore per chi ha perso i propri cari. Nei suoi confronti però è possibile provare anche una sorta di attrazione che può diventare quasi fatale.

Possiamo dire che c’è qualcosa di bello nella paura?
La categoria estetica che costituisce la percezione più integrale della bellezza non è quella del bello ma quella del sublime. Nel sublime è presente anche quell’attrazione che viene generata dal brutto, dal disarmonico, l’orrido, il grottesco, quindi il pauroso e il terribile. Mentre l’estetica classica sottolinea il primato unilaterale dell’armonia, intesa come ordine, bellezza e proporzione, esiste anche una dimensione estetica che fa leva sulla disarmonia, la paura e il brutto.

 

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