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Critica della ragione informatica (Maldonado Tomás)

Critica della ragione informatica (Maldonado Tomás)

19 Dicembre 2020 Redazione SoloTablet
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Un libro con un titolo presuntuoso che sottolinea, già alla fine degli anni novanta, il bisogno di una critica della tecnologia intesa in senso Kantiano come analisi, esplorazione e ricerca di conclusioni. A finire sotto l'analisi critica dell'autore sono il complesso di argomentazioni, concetti e pseudoargomentazioni usate da molti per raccontare le rivoluzione di Internet e delle telecomunicazioni tecnologiche. La critica serve a far conoscere opinioni diverse e controverse, perplessità e dubbi sulle realtà tenologiche emergenti fornendo spunti per una pratica tecnologica ricca di consapevolezza e senza i rischi di una navigazione alla cieca. A essere analizzata è l'informatica e la sua ragione ma l'esercizio di Maldonado sembra suggerire che lo stesso esercizio si debba allargare anche ad altre realtà, anche soltanto per non mettere a riposo l'intelligenza critica umana.

«Di norma, quello che noi chiamiamo ora intellettuale era un uomo che esercitava molti mestieri e che, pertanto, era impegnato personalmente nei più svariati ambiti dell’agire sociale. Nella stragrande maggioranza, gli intellettuali del passato sono stati, per così dire, uomini multiuso. Non assolvevano nella società un unico ruolo, ma molteplici. La ragione è ovvia. A pochi privilegiati era consentito vivere del proprio mestiere». -

saggio del 1995 Che cos’è un intellettuale?

Autore

Maldonado, Tomás. - Pittore, designer e saggista argentino (Buenos Aires 1922). Membro fondatore del gruppo d'avanguardia argentino Arte concreto, ha svolto un ruolo importante nello sviluppo dell'arte moderna nei paesi latino-americani. Interessato al disegno industriale, ne ha ricercata, in polemica con la teorizzazione del Bauhaus, una qualificazione come indagine tecnico-scientifica, il più possibile svincolata dalle esigenze del consumo. In seguito ha posto l'accento sulla necessità di un'intenzione politica di ogni intervento nel nostro ambiente. Ha insegnato presso la Hochschule für Gestaltung di Ulma(1954-66), di cui è stato anche direttore (1964-66), e dal 1967 al 1970 all'univ. di Princetone dal 1976 al 1984 all'università di Bologna, per poi passare al politecnico di Milano nel 1985 (poi prof. emerito). Tra le pubblicazioni: Avanguardia e razionalità, 1974; Disegno industriale: un riesame, 1976; Tecnica e cultura, 1978; Cultura, democrazia, ambiente, 1990; Reale e virtuale, 1992; Memoria e conoscenza. Sulle sorti del sapere nella prospettiva digitale, 2005. È stato direttore di Casabella (1979-83). (biografia di Treccani.it)


Il libro affronta il vasto arco di questioni economiche, politiche, sociali e culturali sollevate dall’avvento delle reti telematiche. Non è un libro contro le nuove tecnologie e neppure contro una società altamente tecnologicizzata dalle tecnologie dell’informazione. È un libro senza pregiudiziali diffidenze sul ruolo della tecnologia ma che prende le distanze senza mezzi termini dall’ottuso conformismo e dall’euforico trionfalismo oggi dilagante (il libro è stato scritto nel 1998) nei confronti di quelle tecnologie e del loro impatto sulla società. 

Maldonado prende atto che la trasformazione è in corso ma avverte che ciò non ci esime da una valutazione critica del fenomeno e dei suoi effetti. Per farlo è necessario rintracciare le coordinate culturali dell’evoluzione tecnologica e collocare il fenomeno nelle sue giuste dimensioni, per non sopravvalutarne i vantaggi o sottovalutarne le opportunità. Il libro del 1998 non parla delle moderne tecnologie digitali ma di tecnologie interattive e multimediali, di informatizzazione delle infrastrutture urbane, di corpi artificiali, di telemedicina e di teledidattica. 

Il titolo del libro richiama quelli di Kant ma senza presunzioni filosofiche e con lo scopo di usare la critica nel senso che gli dava il filosofo tedesco. Il libro si pone l’obiettivo di analizzare e valutare i pro e dei contro della ragione informatica, intesa come complesso di argomentazioni usate per fornire giustificazioni storiche e filosofiche del fenomeno Internet e delle tecnologie dell’informazione. Maldonado si chiama fuori dalla vasta comunità conformista che fa proprie queste giustificazioni, solleva perplessità e dubbi sulle numerose realtà tecnologiche emergenti, suggerendo di non navigare alla cieca e di riprendere la tradizione dell’analisi critica non rinunciando a usare la propria intelligenza critica. 

A differenza di altri intellettuali come Postman, Virilio e Ellul, Maldonado sembra preoccupato di non farsi catalogare in uno dei due fronti contrapposti di favorevoli o contrari alle nuove tecnologie digitali.  Nel libro qui citato ma anche in altre opere Maldonado si mantiene equidistante tra tecnofili e tecnofobi. Una posizione che non gli impedisce di esprimere idee e posizioni che permettono di classificarlo tra i tecnocritici con alcune connotazioni tecnofobiche come quando rifiuta di condividere l’interpretazione che la società abbia subito un cambiamento radicale ad opera delle nuove tecnologie o quando, pur enfatizzando i risvolti positivi, continua a enfatizzare le problematiche rimaste aperte. 

Tra i problemi analizzati, c’è il controllo della rete con le sue manifestazioni estreme di violazione della privacy, c’è quello della libertà e dell’autonomia in rete che spesso genera comportamenti di autocensura e autocontrollo. Per raccontare il controllo, Maldonado sostiene che la metafora della rete esprima un limite nel fatto che non esiste una ragnatela senza ragno. Un’idea che riprende la teoria del Panopticon del filosofo Jeremy Bentham, inteso come presenza costante di un osservatore esterno (Inspector, o il filtro di Google, il Dio della rete) ma suggerisce di sostituirla con nuove metafore come quella del labirinto, uno spazio nel quale tutti si è ugualmente passivi e attivi al tempo stesso. 

Contrariamente a quanto possono pensare movimenti politici, come quello dei pentastellati italiani, che vedono nella Rete la possibilità di realizzare una democrazia diretta come alternativa di quella rappresentativa, Maldonado pensa che l’argomento sia valido ma solo in certi settori. Contano allo stesso modo le reti civiche e le forme di cittadinanza che esprimono democrazia dal basso e vedono i cittadini impegnati nella gestione della cosa pubblica, a tutti i livelli politici e amministrativi.  

Le reti civiche, prima ancora della Rete, possono contribuire allo snellimento della burocrazia amministrativa, con azioni espresse non attraverso una tastiera di computer ma di partecipazione reale alla vita pubblica. Non può servire allo sviluppo di maggiore democrazia neppure la comunità virtuale, resa possibile dalle tecnologie e dai media digitali. Una comunità di persone assimilabili tra loro in base ai loro interessi è qualcosa di molto limitato rispetto, a contesti democratici nei quali a essere condivise sono anche idee, preferenze, e valori differenti. 

Un altro problema identificato da Maldonado è il modo con cui in rete si vive la propria identità, uno spazio virtuale nel quale ci si può nascondere nell’anonimato, adottare personalità multiple, assumere identità di altri. Tutte possibilità utili alla comunicazione, ma poco democratiche e dense di pericoli e rischi reali per le persone coinvolte. 

Un altro effetto negativo dell’uso delle nuove tecnologie è la pratica di una scrittura sempre più stereotipata, compattata e ridotta al minimo che finisce per impoverire il linguaggio e l’elaborazione di pensiero. Il ricorso a gerghi predefiniti spesso riempiti di espressioni tecniche e inglesismi vari porta al degrado del patrimonio linguistico e delle sue articolazioni, con ricadute negative anche sul modo di pensare e di elaborare pensieri profondi. 

La tecnologia è responsabile della globalizzazione economica, del lavoro, delle merci, della comunicazione, dell’informazione e della cultura. A essere penalizzati sono i mercati e le culture locali e la manodopera meno specializzata. Si andranno diffondendo modalità di lavoro da casa (telelavoro - telecommuting - remote work - telework) con conseguenze ancora tutte da analizzare, soprattutto per le lavoratrici che potrebbero pagare un prezzo altissimo dal ritorno al lavoro da casa. 

L’uso delle tecnologie come strumenti di interazione con la realtà pone il problema della conoscenza, della ricerca e della sperimentazione con realtà virtuali in ambiti diversi quali la l'astronomia, l'astrofisica, la biologia molecolare, l'astronautica, la medicina dove la digitalizzazione di processi di diagnostica terapeutica e persino, in tempi recenti, della chirurgia ha consentito notevoli passi avanti nello sviluppo della conoscenza umana. 

Le tecnologie non sono ancora disponibili a tutti in egual misura e sono loro stesse generatrici di nuovi digital divide tra ricchi e meno ricchi, tra diverse zone del mondo, tra tecnodotati e tecnoesclusi, tra generazioni di nativi e immigrati digitali e tra persone. Internet e le tecnologie dell’informazione possono giocare un ruolo fondamentale nell’eliminazione delle differenze ma richiedono maggiori investimenti e in particolare un maggiore sviluppo economico, sociale e culturale, non necessariamente raggiungibile solo attraverso nuove tecnologie. Illusorio pertanto fare affidamento sull'evoluzione tecnologica evitando di intervenire nel contesto economico, sociale e politico.

 

Scheda libro

Titolo intero: Critica della ragione informatica

Titolo originale: Critica della ragione informatica

Genere: scienze sociali

Listino: 20,00

Editore: Feltrinelli

Collana: Campi del sapere

Pagine: 222

Data uscita: 11/04/1997

 

Bibliografia

  • Che cos'è un intellettuale? Avventure e disavventure di un ruolo, 1995, "Elementi", Feltrinelli, Milano
  • Critica della ragione informatica, 1997, Campi del sapere n. 221, Feltrinelli
  • Cultura, democrazia, ambiente. Saggi sul mutamento, 2 ed., 1991, "Idee" n. 24, Feltrinelli
  • Disegno industriale: un riesame, 1991, Campi del sapere n. 142, Feltrinelli
  • Il futuro della modernità, 7 ed., 1990, Campi del sapere n. 69, Feltrinelli
  • Reale e virtuale, 6 ed., 1994, Saggi n. 110, Feltrinelli
  • La speranza progettuale. Ambiente e società (1970), 4 ed.,1981, Nuovo Politecnico n. 35, Einaudi, Torino

 

 

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