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Manifesto Cyborg di Haraway Donna

Manifesto Cyborg di Haraway Donna

03 Dicembre 2020 Redazione SoloTablet
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I testi della Haraway raccolti in questo libro manifesto hanno quasi venti anni ma mantengono tutti la loro originalità e rilevanza nella riflessione sulla tecnologia, la scienza e il ruolo di genere. Un libro che è diventato un punto di partenza fondamentale per la teoria post-femminista e per la cybercultura. Molta parte del libro è usata, dalla biologa e storica della scienza Haraway, per criticare il valore universale assegnato alla categoria di natura e collocarlo nelle ideologie dominanti. Una rilettura che porti a nuovi linguaggi e approcci interpretativi permetterebbe di ottenere risultati diversi. Il ricorso a nuovi linguaggi porterebbe ad impatti importanti anche nel modo in cui guardiamo biologicamente ai comportamenti umani. Il lavoro di destrutturazione e reinterpretazione serve alla Haraway per suggerire una nuova teoria del femminismo capace di opporsi al feticismo dell'obiettività scientifica dominata ideologicamente così come lo è quella sociale e politica. Per illustrare le sue tesi l'autrice ricorre al Cyborg, un organismo cibernetico, un ibrido di organismi umani e macchine tecnologiche che rappresenta oggi sia una finzione sia una realtà perché tutti siamo ormai stati trasformati in cyborg. Grazie al cyborg sparisce anche la differenza di genere così come perdono valore le categorie universali ad essa legate. Una riflessione che ha avuto grande impatto sul pensiero moderno e che può essere letta ancora oggi come una anticipazione di quanto oggi molte donne stanno sperimentando. Per dirla con Haraway: "meglio essere un cyborg che una dea".

"Chiediamo il diritto di uscire dal vecchio, decaduto, sedotto e abbandonato corpo sociale fallocentrico [...] Sebben che siamo giovani donne, paura non abbiamo, ma siamo impegnate in un progetto dove la transizione verso il nuovo richiede sia il coraggio politico sia una forte memoria delle lotte del passato. [...] Abbasso la paranoia un po' indolente di quelle che sanno solo scatenarsi contro la tecnologia, le macchine e la musica d'oggi. Noi sappiamo difenderci anche con il computer: che la forza del femminismo benga dalle cyber femministe. [...] riusciremo certamente a riscrivere la cultura biotecnologica in modo che rifletta le nostre esperienze e il nostro vissuto. E faremo in modo che il complesso, il molteplice e l'ibrido si trasfromino, al tocco delle nostre abili dita elettroniche, in una rete di legami potenzanti che servano da punto di accesso verso infinite possibilità di resistenza, di invenzione, di piacere di vivere". (Introduzione di Rosi Braidotti)

 

Autore

Donna Haraway è una filosofa e biologa americana attiva in molteplici campagne civili alle quali ha dato il suo contributo in termini di pensiero femminista, antirazzista, pacifista e non sessista. I suoi studi sul Cyborg risalgono agli anni 80 e sono focalizzati sulle ibridazioni e sulle fusioni tra organico, umano e tecnologia e sul modo nel quale "il materiale, il letterale e il tropico implodono". Oggi insegna teoria femminista nell'Università di Santa Cruz in California.


 

Con il suo libro Manifesto Cyborg, Donna Haraway ha inaugurato la fase del Cyber-femminismo, un movimento che ha cercato di offrire risposte innovative e potenti alle crisi che hanno segnato la fine delle illusioni degli anni 60/70. Il Manifesto Cyborg, con le sue posizioni favorevoli alla tecnologia, socialiste e visceralmente femministe, è stato una delle fonti principali di ispirazione del movimento e della sua evoluzione futura. La tecnologia e la scienza sono viste da Haraway come strumenti per il superamento della collocazione storica delle donne in ambiti domestici, lavorativi, di mercato e del lavoro. Sono strumenti che hanno cambiato il ruolo della donna nella società, nella politica e nelle istituzioni e hanno reso obsolete le relazioni sociali che questi ambiti caratterizzavano creando le condizioni per la loro implosione e superamento.

La prima parte del libro è dedicata a tematizzare l'esistenza del Cyborg ("meglio cyborg che dea") come una creatura reale della realtà sociale oltre che della fiction del tempo e a illustrare l'inevitabilità di una riflessione femminista  su di essa. La riflessione sul Cyborg può aiutare a superare le dicotomie sulle quali è fondata la società occidentale come quelle tra mente e corpo, cultura e natura, maschio e femmina. Il superamento è ritenuto da Haraway necessario e reso possibile dalla nuova dicotomia tra uomo e macchina, che appare paritaria e senza una dominazione di un elemento sull'altro. È una visione oggi superata dalla volontà di potenza della tecnologia, che sta creando nuove gerarchie ma che negli anni 80 è servita a costruire una nuova comprensione del reale e dei legami con la tecnologia e i suoi strumenti. Una visione nella quale il limite del corpo umano non è più circoscritto alla sua pelle perimetrale ma comprende anche le numerose protesi tecnologiche con le quali le donne (come i maschi) devono avere dimestichezza per ampliare l'ambito della loro conoscenza e acquisire potere e maggiore consapevolezza.

Le donne non devono demonizzare la tecnologia ma sperimentarne la ricchezza della relazione in termini di miglioramento del vissuto quotidiano, di emancipazione all'intreno delle strutture di dominio esistenti, di interpretazione non dualistica del reale e di affermazione di nuove istanze femministe basate sulla molteplicità. A queste donne Haraway propone il suo manifesto socialfemminista ("In questo saggio mi propongo di costruire un ironico mito politico fedele al femminismo, al socialismo e al materialismo.") che tiene conto delle riflessioni socialiste precedenti ma si declina in una visione globale dei numerosi cambiamenti indotti dalla rivoluzione industriale con la creazione di una classe operaia, di nuove espressioni di sessualità e di nuove etnicità e con la messa in discussione delle istituzioni e della loro simbologia.

Con il suo Manifesto Cyborg Haraway ha superato i dibattiti post femministi degli anni 70 portando proposte fantasiose ma  innovative e invitando tutti ad abbracciare felicemente le nuove tecnologie, a acquisire nuove competenze tecnologiche e a sviluppare familiarità con l’universo elettronico, biotecnologico, visivo e virtuale. Haraway suggerisce di provare a pensare i cyborg tecnologici come nostri amici. Entità con corpi simili ai nostri e dotati di una corporeità che dona loro maggore potere e nuove identità. La macchina non è più un oggetto inanimato da animare, da adorare o da dominare. La macchina siamo noi, con i nostri processi organici e cognitivi. Un ibrido simbiotico, un misto tra uomo e macchina. La tecnologia è diventata la seconda natura dell'uomo ma l'ibrido che ne è nato non può ancora essere descritto o mitizzato come lo sono stati gli ibridi del passato, le arpie, i centauri, i fauni e le chimere. È un ibrido in continua fase di costruzione ed evoluzione che deve essere raccontato al futuro. Nel farlo, suggerisce Haraway, bisogna tenere conto che nessun ibrido è innocente e senza risvolti negativi.

Il cyborg serve alla Haraway per riscrivere il soggetto come soggettività corporea, a ripensare le sue radici e ai mezzi per emanciparsi dalle manipolazioni del corpo del sistema sociale e istituzionale. Nella ridefinizione del potere del nuovo soggetto Haraway punta sulle reti di rapporti, sui nuovi mezzi tecnologici e di telecomunicazione e sulle connessioni multiple da essi rese possibili. Il soggetto a cui fa riferimetno non è il genere chiamato donna ma la sua complessità e i numeorsi elementi diversi che lo caratterizzano, lo attraversano e lo definiscono: classe sociale, identità etnica, razza, identità sessuale, età.

Per la cultura e il movimento cyberfemminista il lavoro di Haraway ha aperto nuove prospettive all'intero pensiero femminista. Ha significato fare i conti con il femminismo pre-tecnologico, elaborare nuove teorie sull'uso delle tecnologie per emanciparsi dai ruoli storici di genere e costruire nuove identità femminili e femministe.

Il lavoro di Donna Haraway ha avuto vasto seguito nel movimento cyberfemminista trasformandolo anche in una moda culturale legata alla interazione corpo-macchina. Protagonisti di questa modo sono stati alcuni scrittori cyberpunk come William Gibson (Neuromante, Giù nel cyberspazio e Monnalisa), Bruce Sterling (Giro di vite contro gli hacker) e Pat Cadigan. Uscito fuori dal perimetro del femminismo il cyborg è diventato protagonista della sottocultura musicale giovanile rock e punk e usato come risposta politica al conformismo sociale del "corpo sano, bello, ben vestito, bianco e inserito perfettamente nella cultura borghese post-industriale.

 

Scheda libro

Titolo intero: Manifesto Cyborg - Donne, tecnologie e biopolitiche del corpo

Titolo originale: Cyborg Manifesto - Science, technology and socialist-feminism in the late twenteth century

Genere: Società e scienze sociali

Listino: Fuori catalogo

Editore: Feltrinelli

Collana: Interzone

Pagine: 194

Data uscita: settembre 1999

 

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