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Technopoly (Postman Neil)

Technopoly (Postman Neil)

19 Luglio 2019 Redazione SoloTablet
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Un libro di cui ci sarebbe oggi bisogno, una nuova versione aggiornata ma con lo stesso livello di pensiero critico e di criticismo culturale. Racconta della trasformazione della nostra società in una Technopoly, una realtà che non fa più solo uso di tecnologia ma ne viene plasmata con conseguenze radicali in termini politici, artistici, di sviluppo del pensiero e della intelligenza umana, di educazione e di valori. Molte tematiche sono collegate alle percezioni e alle riflessioni di un libro precedente (1985): Divertirsi da morire (Amusing Ourselves to Death).

“È sbagliato supporre che ogni innovazione tecnologica abbia un effetto a senso unico. Ogni tecnologia è al tempo stesso un danno e una benedizione: non è l’una cosa o l’altra, è l’una e l’altra cosa.”

Autore

Neil Postman è nato l’8 marzo 1931 a New York City da una famiglia di origini ebraiche e morto nel 2003. Dopo la laurea ha insegnato alla New York University, per la quale è stato poi presidente del Dipartimento di Cultura e Comunicazione dal 1993 fino al 2002, fondando, nel 1971, il corso da lui denominato Media Ecology. È critico e teorico delle comunicazioni. Ha pubblicato diciotto libri, molti dei quali tradotti anche in italiano, centinaia di articoli per riviste e giornali (anche esteri). All’estero è maggiormente conosciuto per il saggio Amusing Ourselves to Death (Divertirsi da morire) pubblicato nel 1985, tradotto in otto lingue e che ha venduto più di duecentomila copie. In Iatlia sono stati pubblicati: Ecologia dei mediaLa scomparsa dell’infanzia, Provocazioni e Divertirsi da morire oltre a Technopoly.  È considerato un tecnofilo ‘new age'. 


Il libro Technopoly è del 1992 ed è stato pubblicato in Italia da Boringhieri nel 1993. Oggetto e finalità del testo sono espresse in modo chiaro fin dall'introduzione con due frasi: “il libro tenta di descrivere quando, come e perché la tecnologia è diventata un nemico particolarmente pericoloso” e “la disputa non è tra umanisti e scienziati ma tra le tecnologia e tutti gli altri”. 

Il titolo allude ad uno stadio della civiltà occidentale nella quale la tecnologia ha reso irrilevante il mondo del pensiero tradizionale dopo un'evoluzione che l’ha portata a rendersi autonoma e ad autoperpetuarsi in modo onnipresente. Esattamente quello che sosterrà anche Kevin Kelly venti anni dopo in “Che cosa vuole la tecnologia”. Ma mentre per Kevin Kelly questa evoluzione ha degli aspetti positivi, per Postman la tecnologia sta obbligandoci ad adeguare le nostre definizioni di religione, arte, politica, famiglia, storia, verità, vita privata e sociale, ecc. alle sue esigenze. Il tecnopolio rappresenta un'evoluzione in senso tecnocratico e totalitario esercitato in forma tirannica in numerosi ambiti della vita sociale quali la pratica medica, la burocrazia e la politica ma anche le scienze sociali e il mondo dei media. 

Il libro è volutamente polemico e ricco di critiche feroci finalizzate a mettere in guardia i tecnofili dallo strapotere della tecnologia ed a suggerire l’urgenza di riportarla  sotto il controllo della società con i suoi valori e le sue finalità scelte in modo autonomo dalla sua influenza. La radicalità del pensiero pone Postman tra i tecnofobi e gli autori che hanno preso posizioni pubbliche contro l’invadenza della tecnologia come potere capace di distruggere le sorgenti vitali dell’umanità perché capace di creare una cultura senza moralità. Già alla fine degli anni 90 Postman metteva in guardia da nuove tecnologie capaci di falsare la nostra comprensione della realtà e di introdursi in qualsiasi strumento per condizionarlo e predisporlo a fare una cosa piuttosto che un’altra, al di fuori del nostro controllo. 

Technopoly racconta di come potrebbe diventare una società dominata dall'efficienza della tecnologia, dal pensiero della superiorità del calcolo tecnico sul giudizio umano e da esperti eletti a guida dei cittadini senza essere scelti. 

Anticipando quello che sarebbe successo in termini di crescita esponenziale dell’informazione, e del suo sovraccarico e surplus cognitivo, Postman sosteneva in Technopoly che “L’ambiente nel quale la tecnologia prolifera è caratterizzato da un'informazione scollegata da una finalità umana reale. L’informazione appare e circola in modo indiscriminato, senza un destinatario preciso particolare, in grande quantità ed elevata rapidità, disconnessa da teorie, significati e destinazione di scopo.”  Con queste caratteristiche l’informazione tecnologica non è soltanto inutile ma anche pericolosa (“a un uomo con un martello tutto assomiglia a un chiodo, a un uomo con un computer tutto assomiglia a un dato”). 

Il pericolo dell’informazione risiede nel suo trasformarsi in dati statistici, in opinioni espresse tramite sondaggi, test, questionari online, ecc. Sono informazioni raccolte con l’idea che possano essere misurate scientificamente e come tali archiviate e che ci hanno convinto di essere più importanti della realtà stessa che esse descrivono. 

Postman se la prende anche con il fatto che siamo sempre più disposti ad affidarci a esperti, burocrati, politici e scienziati sociali senza riflettere sul controllo che essi hanno sui dati e le informazioni grazie all’uso delle nuove tecnologie. Tecnici ed esperti di computer sono diventati così degli esperti di relazioni umane, di psicologia e di etica con effetti negativi sulle nostre vite di essere umani e sul nostro benessere personale. 

Il libro parte da lontano e affonda le radici in Platone e la sua posizione sulla scrittura come innovazione tecnologica (uso dell’alfabeto) fatta esprimere a Socrate nel suo libro Fedro. Platone serve a Postman per sottolineare come sia sbagliato supporre che ogni innovazione tecnologica abbia un effetto a senso unico. Ogni tecnologia è al tempo stesso un danno e una benedizione, non è l’una cosa o l’altra ma l’una cosa e l’altra. Un modo per attaccare in maniera chiara i numerosi tecnofili che, agendo da profeti, guardano alla tecnologia come un innamorato guarda la sua amata sottolineandone solo gli effetti positivi. 

I primi capitoli servono a raccontare l’evoluzione della tecnologia dagli utensili passando attraverso la tecnocrazia e al tecnopolio ed a illustrare l’affermazione dell'ideologia delle macchine in vari ambiti come quello medico e delle tecnologie dell’informazione fino alla nascita di una vera e propria tendenza allo scientismo con lo svuotamento derivato dei grandi simboli che hanno da sempre rappresentato l’evoluzione umana. 

Nella parte centrale del libro (capitolo 5) Postman se la prende con coloro che contribuiscono con le loro posizioni alla deificazione della tecnologia e così facendo sostengono lo sviluppo di un nuovo tipo di ordine sociale che punta alla dissoluzione delle credenze e delle culture tradizionali. Il tecnopolio rende felici coloro che sono convinti che il progresso tecnico sia il fine supremo dell’umanità e che “l’informazione sia la più completa delle benedizioni” ma non produce maggiore felicità. Il tecnopolio fa cadere le difese  contro l’eccesso di informazione e porta a un “crollo generale della tranquillità psichica e della finalità sociale. La gente, prova di difese, non ha modo di dare un senso alle proprie esperienze, perde la capacità di ricordare e non riesce ad immaginare un futuro dotato di logica” 

L’ultimo capitolo è un invito alla resistenza e a farlo con amore. Ogni individuo ha l’obbligo etico di rispondere alla domanda di cosa possa fare indipendentemente dalla cultura tecnologica del tecnopolio. La risposta che suggerisce Postman è di tenere stretti nel cuore i simboli e le narrazioni della cultura umana, “a dispetto della confusione, degli errori e delle stupidità che ci circondano”. È una risposta che Postman offre in primo luogo alla sua nazione e ai suoi connazionali ma che può trovare una valenza universale. Nel rivolgersi alla sua nazione Postman invita a ribellarsi alla tracotanza tecnologica e manifestare una calda resistenza agendo con azioni concrete quali: 

  • Rifiutare l’efficienza come obiettivo principale dei rapporti umani
  • Liberarsi dal potere magico dei numeri e della loro pretesa di precisione per mantenere una sana capacità di giudizio
  • Rifiutare che la psicologia come scienza sociale prenda il sopravvento sul linguaggio e sul pensiero del senso comune
  • Nutrire almeno qualche sospetto sull’idea di progresso
  • Prendere in considerazione le grandi narrazioni umane e non concedere che l’unica possibile sia quella scientifica
  • Ammirare l’ingegnosità tecnologica senza pensare che essa rappresenti la massima forma di realizzazione umana 

L’ultima parte del libro è tutta dedicata a suggerire un'idea di scuola e a sottolinearne l’importanza nella formazione delle nuove generazioni. Per Postman la scuola dovrebbe tornare alle discipline fondamentali ma non come le pensano i tecnocrati che abitano il tecnopolio; “Per cominciare serve un corso di studi in cui tutte le materie siano presentate come uno stadio dello sviluppo storico dell’umanità; in cui si insegnino le filosofie della scienza, della storia, del linguaggio, della tecnologia e della religione; e in cui si insista molto sulle forme classiche dell’espressione artistica. Si tratta di un corso di studi che ritorna alle discipline fondamentali”. 

Un testo catalogabile come tecnofobo ma che tutti dovrebbero leggere! 

Scheda libro

Titolo intero: Technopoly - La resa della cultura alla tecnologia

Titolo originale: Technopoly: The Surrender of Culture to Technology

Genere: Politica e Scienze Politiche

Listino: 21,00

Editore: Bollati Boringhieri

Collana: Saggi

Pagine: 192

Data uscita: 02/07/1993

Bibliografia 

  • Neil Postman, Divertirsi da morire. Il discorso pubblico nell'era dello spettacolo, traduzione di L. Diena, Marsilio, Venezia 2002.
  • Neil Postman, Technopoly: la resa della cultura alla tecnologia,  Edizioni Boringhieri
  • Neil Postman, Come sopravvivere al futuro. Dalla tecnologia al progresso dalla democrazia all’informazione, 2006. Orme Editore
  • Neil Postman, L’ecologia dei media. L’insegnamento come attività conservatrice, 1999, Armando Editore
  • Neil Postman, Provocazioni. Obiezioni di coscienza in tema di linguaggio, tecnologia. Educazione, 1989 Armando Editore

 

 

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