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Vite Mobili di Elliott Anthony e Urry John

Vite Mobili di Elliott Anthony e Urry John

03 Luglio 2020 Redazione SoloTablet
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Testo essenziale per il contributo che gli autori hanno fornito nella elaborazione del linguaggio utile a interpretare e comprendere la rivoluzione tecnologica Mobile. Senza un linguaggio sarebbe oggi impossibile comprendere il ruolo della mobilità sulle vite individuali e nella costituzione delle identità e più complicato gestirne opportunità, possibilità e rischi.

“ I computer riconfigurano gli esseri umani sotto forma di frammenti informativi disseminati su diversi sistemi dei quali gli stessi individui sono spesso inconsapevoli. Di conseguenza le persone esistono sempre al di là del proprio corpo privato, lasciando tracce informative nello spazio circostante. La loro identità si diffonde, diventa mobile: in altre parole il sé diventa mobile  e, al tempo stesso, immobilizzato sotto forma di tracce” 

Autori

Anthony Elliott è un sociologo della Finders University in Australia. Tra i suoi libri Le teorie psicoanlitiche, Il nuovo individualismo e I concetti del sé

John Urry è sociologo della Lancaster University in Gran Bretagna. Tra i suoi libri Lo sguardo del turista.


 

Secondo il sociologo Bauman, il libro di Elliott e Urry è un gigantesco passo avanti nell’elaborazione di un nuovo linguaggio utile all’interpretazione della nuova realtà in cui si trovano immerse sia le generazioni di nativi digitali sia quelle degli immigrati digitali. Giovani e meno giovani che, per esprimere e raccontare le loro nuove esperienze, mediate tecnologicamente, hanno bisogno di trovare forme di comunicazione ed espressione inedite. Una valutazione che trova conferma nella lettura che i due autori danno della mobilità globale che caratterizza l’era postmoderna condizionando le nostre personalità e individualità, e nell’analisi che ne fanno cercando di trovare risposte alle numerose domande che la mobilità contemporanea sollecita. 

Il punto di partenza della riflessione è il fenomeno della mobilità in tutte le sue manifestazioni concrete e sugli effetti sulla vita individuale e sociale delle persone, ma anche la sottovalutazione di cui soffre da parte di sociologi e studiosi. Chi sottovaluta la mobilità crede che essa non rappresenti alcun mutamento sociale epocale ma sia una semplice evoluzione di fenomeni già sperimentati e collegati alla globalizzazione, alle tecnologie mobili, al consumismo, alle grandi migrazioni, ai cambiamenti climatici e al costante spostamento di capitali, persone, prodotti, informazioni e idee.

Per i due autori, John Urry, sociologo dell'inglese Lancaster University e  Anthony Elliott, sociologo della Flinders University in Australia, i mutamenti nei modi in cui le persone vivono oggi le loro vite rispecchiano i più ampi mutamenti nei processi della globalità e ne sono al tempo stesso influenzati: “La crescente mobilizzazione del mondo incide sui modi in cui si vive, si fa esperienza e si comprende la propria vita. […] il processo attraverso il quale gli individui costruiscono e forgiano la propria vita è trasformato e rifondato”. 

In Vite Mobili gli autori usano la tecnica del racconto di storie individuali per evidenziare come, una società intensamente mobile, stia rimodellando il sé, le attività quotidiane, le relazioni interpersonali con gli altri e il modo di stare in contatto con il resto del mondo. Il cambiamento è tale da suggerire l’introduzione di un nuovo lessico e di nuove terminologie per parlare di ‘personalità portatili’ che servono a descrivere identità ri-articolate in termini di capacità di movimento e di riorganizzazione cognitiva e psichica di noi stessi. 

Vite Mobili offre un’analisi sociologica della mobilità in tutte le sue espressioni, viaggio, trasporto, turismo, comunicazione ma focalizza l’attenzione sugli effetti nel tempo e nello spazio che ne derivano in termini individuali (identità e personalità). La società tecnologica odierna non è più fondata su relazioni tra individui fisicamente vicini ma su relazioni e interazioni mediate tecnologicamente. 

La tecnologia ha eliminato i vincoli temporali e spaziali frantumandone i confini e aprendo le nostre esistenze a nuove opportunità e possibilità, oltre che a rischi ed effetti negativi. Dall’essere radicati in un luogo nel quale le nostre identità trovano un senso e sviluppano narrazioni coerenti con le comunità di appartenenza, la mobilità tecnologica ci permette di giostrare per il mondo senza limiti spaziali, e di intessere rapporti e relazioni che superano le distanze e le modalità tipiche con cui siamo abituati a relazionarsi per costruire legami e amicizie. 

La mobilità tecnologica non cambia solo la vita individuale delle persone e i loro stili di vita ma anche quella economica, sociale e istituzionale. Tutto accelera, tutto può essere delocalizzato o esternalizzato, tutto può essere rapidamente comunicato e condiviso. Il cambiamento di paradigma associato alla mobilità nasce dalla velocità di spostamento, dalla domanda crescente di innovazione e dal desiderio e/o necessità di reinventarsi continuamente. I nuovi scenari emergenti si caratterizzano per un eccessivo individualismo, per l’emergere di nuove forme di identità riflessive ma soprattutto per la loro elevata liquidità, mobilità e dispersività. 

La comprensione e la descrizione interpretativa del nuovo che emerge suggerisce lo sviluppo di nuovi approcci di teoria sociale per studiare i cambiamenti che avvengono nell’identità e nella costruzione del sé e per evidenziare i molteplici cambiamenti che i complessi processi di mobilità causano strutturando profondamente la vita quotidiana delle persone. Nel fare questo, come osservato da Bauman, i due autori si servono di nuovi concetti e strumenti di interpretazione. Introducono nuovi linguaggi e terminologie e parlano di mobilità miniaturizzate, immagazzinamento delle percezioni, capacità di incontro, vite di quartiere, individualità portatili, luoghi ambientali, individui globali e molti altri. 

Questi concetti vanno a costituire la piattaforma interpretativa di cui gli autori si servono per catturare e descrivere le forme specifiche in cui i sistemi della mobilità interagiscono con le vite mobili. Sono concetti, tratti o elaborati a partire da fonti diverse (riviste specialistiche, biografie e interviste, libri commerciali e dati statistici frutto di inchieste e indagini) usate per mappare le vite mobili e che vengono usati e applicati sia alla mobilità fisica (ad esempio i flash mobs) sia a quella virtuale e digitale vissuta completamente online. Ne deriva un interessante approccio narrativo che rende scorrevole la lettura e comprensibile il testo anche ai meno acculturati o esperti nella materia sociologica e tecnologica. 

Molta attenzione è dedicata alle contraddizioni e ai rischi che caratterizzano la vita ipermobile delle persone nel loro fare esperienza concreta con i molti mondi mobili da essi frequentati. Queste contraddizioni illustrano bene le strutture e le caratteristiche delle vite mobili del nostro tempo, le precondizioni che le hanno rese possibili e permettono di ipotizzare i possibili scenari futuri, compreso quello meno prevedibile fatto di una mobilità che rallenta fino a trasformarsi nel suo opposto. 

Uno scenario verosimile se lo si collega ai grandi sistemi nei quali l’individuo è immerso come l’economia. La sua globalità legata alla trasportabilità delle merci e alla produttività finisce per rendere trasportabili e ’commercializzabili’ anche le individualità portatili, svuotandole di emotività e personalità e trasformando l’esperienza Mobile in un vissuto negativo, fatto anche di precarietà del lavoro, di solitudine e isolamento con affetti sempre più immagazzinati in dispositivi tecnologici (mobilità miniaturizzate) piuttosto che espressi e condivisi di persona, di personalità estese che coltivano la loro memoria, socialità e affettività all’interno di social network e spazi virtuali online.

Con una bella immagine Urry sostiene che L'individuo mobile è sempre impegnato in una sorta di operazione bancaria: deposita affetti e stati d'animo nei suoi gadget tecnologici, e li preleva quando gli servono [..] invece di vivere e visualizzare panorami le vite mobili si nutrono di tecnorami e mediorami, ossia quegli insiemi di immagini e suoni che ci seguono ovunque e riducono la nostra ansia: dallo schermo del navigatore satellitare ai film che teniamo nei nostri lettori portatili, a YouTube”. 

La vita mobile richiede a tutti grande flessibilità, ancor più grande adattabilità e capacità riflessiva per poter essere pronti di fronte all’inatteso e per gestire in modo efficace le novità. Una vita di questo tipo comporta rischi e offre numerose opportunità. Il pericolo maggiore sta forse nel rimodellamento costante della personalità che avviene a causa di un’interazione con sistemi computerizzati sempre più complessi e che focalizza l’esistenza sul breve periodo, l’episodico, su frammenti sparsi di informazione e spicchi di socialità. Questo rimodellamento avviene a una velocità accelerata dai ritmi evolutivi della tecnologia che ci obbliga a "mantenere compatti il proprio sé e la propria rete sociale riconfigurando il tutto intorno a click del mouse o del cellulare e a comandi preconfigurati di copia e incolla".

Nel loro libro Elliott e Urry non si limitano all’analisi del sé ma allargano lo sguardo ai sistemi di mobilità, alle politiche di mobilità, ai processi e alle risorse che li rendono possibili. Di fronte alle possibili conseguenze tragiche che la mobilità tecnologica sta determinando gli autori non offrono ricette ma si limitano a formulare domande e interrogativi e a chiedere ad altri di contribuire con le loro riflessioni o possibili risposte. La domanda cardine è ‘Come vivranno le generazioni future?’ e ‘Che futuro potranno avere i figli e i nipoti di coloro che hanno visto la loro vita trasformata dalla mobilità?’ e di cui il libro ha raccontato alcune storie. Quali potranno essere i contorni futuri delle loro vite mobili e tecnologiche?

La riflessione forse più interessante arriva alla fine del libro quando viene suggerito alle scienze sociali di sviluppare nuove risorse utopistiche e emancipatrici e di confrontarsi con la capacità immaginativa delle persone nel creare nuove opportunità anche nelle situazioni globali e mobili più sfavorevoli. Per farlo è necessario recuperare il senso della parola utopia e osservare le pratiche utopiche sociali e porsi altre domande come ad esempio: “Come possiamo ipotizzare i nuovi futuri mobili a partire dal presente?”, “Quali nuove forme di pensiero richiedono le vite mobili di oggi per delineare le possibili vite mobili di domani?”.

Ciò che conta è la consapevolezza che in una ‘utopia’ futura, fatta di futuri virtuali, la vita sullo schermo non sarebbe mai la soluzione ottimale, perché meno interessante rispetto a frequentazioni sociali e incontri di persona. Siamo nati per vivere socialmente ma anche per farlo con un contatto fisico determinato dalla possibilità di conversare, emozionandosi e parlandosi di persona.

Costruire vite mobili future e sostenibili implica affrontare enormi complessità. In questo scenario opportunità e rischi viaggiano insieme ma non impediscono che si continui a ricercare percorsi da percorrere e nuove utopie. Probabilmente non è possibile perseguire questo obiettivo pianificando e programmando, ma una maggiore conoscenza e consapevolezza dei fenomeni e dei cambiamenti in corso può aiutare a comprendere ciò che è ancora in fieri e sta emergendo e ciò che è destinato a dare forma ai prossimi futuri possibili.

Scheda libro

Titolo ntero:Vite Mobili

Titolo originale: Mobile Lives

Genere: Scienze sociali

Listino: 21,00

Editore: Il Mulino

Collana: Intersezioni

Pagine: 266

Data uscita: 17/10/2013

Bibliografia

  • Introduction to Contemporary Social Theory
  • Reinvention
  • Concepts of the Self
  • Critical Visions: New Directions in Social Theory
  • Social Theory Since Freud: Traversing Social Imaginaries
  • Climate Change and Society
  • The New Individualism: The Emotional Costs of ...
  • Making the Cut: How Cosmetic Surgery is Transforming Our Live

 

 

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