COMUNICARE [1]

30 Maggio 2021 Etica e tecnologia
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comunicare [dal latino: communicare, mettere in comune, derivato di commune, che compie il suo dovere con gli altri, composto di cum insieme e munis ufficio, incarico, dovere, funzione.] Parola dal significato intuitivamente profondo comunicare è rendere comune, far conoscere, far sapere; per lo più di cose non materiali; dire qualcosa, confidare, anche divulgare, rendere noto ai più. Comunicare è una esperienza umana e una espressione sociale, contribuisce allo sviluppo del Sè condividendo qualcosa con qualcuno al di fuori da Sè. E' alla base di una cultura, di un sapere, di un patrimonio comune e condiviso, del dialogo anche tra estranei.

[co-mu-ni-cà-re]


Oggi ognuno di noi manda e riceve ogni giorno centinaia di informazioni. La tendenza è quella di produrre una quantità eccessiva e inutile di messaggi. E così, a fine giornata, non abbiamo trasmesso nulla o quasi. Dalla sveglia del mattino all’ultima occhiata social la sera prima di chiudere gli occhi.

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Possedere la conoscenza ma non saperla esprimere in maniera chiara non è meglio che non avere alcuna idea. È ciò che più di duemila anni fa affermava, giustamente, un giovane ateniese. Che sarebbe poi passato alla Storia come uno dei più grandi politici e oratori di tutti i tempi. Aveva già allora compreso ciò che stiamo riesumando negli ultimi decenni, ovvero che in ogni comunicazione sono sempre presenti due proposizioni: esiste sempre un livello oggettivo e uno relazionale. In un mondo che fa della complessità il suo carattere distintivo, comprendere che oggetto-relazione è, in termini comunicativi, un binomio indissolubile, significa riuscire a condividere con gli altri le proprie idee. E fa tutta la differenza. Perché, se comunicare significa mettere in comune, il fallimento di una relazione è quasi sempre un fallimento di comunicazione.

Non si può non comunicare. Attraverso “la condivisione di informazioni” impariamo a riconoscere chi siamo e a definire la nostra identità. Il comportamento, le parole e i silenzi, l’attività e l’inattività, i gesti compiuti e quelli solo accennati, hanno tutti un valore di scambio. Tutti influenzano gli altri interlocutori che non possono non rispondere. Perché la comunicazione dell’individuo è una necessità sociale. In quanto tale, ogni atto comunicativo non trasferisce soltanto informazioni tra due o più persone, ma, al tempo stesso, impone un comportamento. Ogni messaggio ha una doppia natura: il contenuto dell’informazione e il comando, ovvero il modo in cui deve essere ricevuto quel preciso messaggio, differente a seconda della relazione esistente ed emergente. Questo modo di interagire permette all’individuo di interfacciarsi con gli altri e con l’intero ambiente rendendolo protagonista di un percorso che parte dal singolo (dal sé), arriva al molteplice (noi e gli altri) e ritorna al singolo (sé). In una sorta di “viaggio dell’eroe” che da incosciente divinità si fa umano consapevole. 

La comunicazione è complessa. Possiamo individuare in essa componenti verbali, paraverbali e non verbali. Studi cominciati più di cinquanta anni fa confermano che la sua efficacia dipende in minima parte (7%) dal significato letterale delle parole. Gli elementi paraverbali (tono, volume, velocità, colore, timbro, pause,…) influenzano la ricezione del messaggio per il 38%. Gli aspetti non verbali (postura, gestualità, mimica, prossemica) contribuiscono per il 55%.
Inoltre noi modelliamo la nostra personale riproduzione della realtà attraverso:

  • i cinque sensi (il mondo che definiamo realtà è una riproduzione di ciò che entra attraverso le nostre porte della percezione e quello che noi ci rappresentiamo non è la realtà ma la nostra personale interpretazione di essa);
  • filtri individuali (ognuno di noi ha una sua personale storia, ha visto cose, vissuto avvenimenti, ascoltato consigli di parenti e amici, avuto esempi positivi e negativi…);
  • filtri sociali (valori, regole, prescrizioni, modi comuni di vedere, a cui ci adeguiamo durante la crescita in quanto esseri umani inseriti in contesti sociali come famiglia, scuola e lavoro).

L’uomo non è e non sarà mai una monade, un pianeta isolato dagli altri, anche quando è solo e silenzioso in mezzo al nulla. E la comunicazione è complessa.

E’ processo duale per natura intrinseca e sociale per ambiente esterno di condivisione della conoscenza in cui sono coinvolti differenti profili psicologici, valoriali e esperienziali. In quanto tali, essi stabiliscono tipi e modalità di relazione non sempre riconducibili al classico nesso logico causa-effetto.

Al contrario, osserviamo chiaramente interazioni sistemiche e caratterizzate da incertezza, indipendentemente dal contesto in cui essa si sviluppa. Inoltre, la comunicazione quale interazione sociale è caratterizzata da un sistema di relazioni nel quale azione e retroazione hanno un forte carattere probabilistico, che ne accentua ancora maggiormente il livello di incertezza.

Dunque, un approccio pragmatico alla comunicazione deve necessariamente essere comportamentale e relazionale, il che ci riconduce al carattere complesso della stessa.

Come ha affermato Watzlawick, l’osservazione dell’uomo mentre comunica è fondamentale per comprenderne le dinamiche, i meccanismi e le cause.




Disegni di Salvatore Parola
Sceneggiatura e testi di Francesco Spadera

Autore

Francesco Spadera

Attualmente Direttore Operativo Renewable Energy B.U., Responsabile Industrializzazione & Sviluppo di Prodotto presso la Magaldi Power SpA, ha lavorato come Ingegnere di Processo, Project Engineer e Project Manager nel settore Oil & Gas per 15 anni. 

Si occupa, parallelamente, di sviluppo delle soft skill nell’ambito di team di progetto, di problem solving, comunicazione, miglioramento continuo e di dinamiche dell'apprendimento. 

 

 

 

 

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