CONTATTO [1]

17 Marzo 2021 Etica e tecnologia
Etica e tecnologia
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contatto [dal lat. contactus -us, der. di contingĕre «toccare», part. pass. contactus]. Il toccare, il toccarsi, venire in contatto, perdere il contatto, evitare il contatto (con gli occhi), relazione, rapporto, prendere contatto con qualcuno, presa di contatto, inizio di una conoscenza, contatti telefonici, area di contatto, contatto (collegamento) elettrico, processo o metodo di contatto, persona comune in contatto,

Stato di due elementi, corpi e simili, che si toccano” (Leonardo, 1519)

[con-tàt-to] 

Stabilire un contatto è un fattore di sopravvivenza per ogni essere vivente. Il bisogno di contatti però ci mette quotidianamente di fronte ai limiti della nostra finitudine: per poterlo fare, dobbiamo agire, esplorare, essere nel mondo con la volontà di conoscerlo e occuparlo. Uno sforzo vitale (gli idealisti lo chiamavano Streben) direttamente proporzionale al nostro essere qui e ora, solamente “qui e ora”, e non ovunque.

Se ripensiamo alla storia dell’umanità sotto questo riguardo, possiamo vederci come indefinitamente protesi al superamento dei nostri limiti, dall’invenzione della scrittura in poi; cos’altro è infatti la capacità di scrivere se non andare oltre i limiti di spazio raggiungibili dalla voce, protendere il nostro essere-qui-e-ora oltre la siepe che ci racchiude. Si scrive per superare le barriere, anche del tempo.

Ma sedendo e mirando, interminati spazi di là da quella, e sovrumani silenzi, e profondissima quïete io nel pensier mi fingo, ove per poco il cor non si spaura. 

Ma il con-tatto, il toccare con mano, è sempre e solo possibile nell’orizzonte della nostra fisicità, di quello che siamo in quanto organismi. Il contatto ci interpella in quando prossimi a, vicini, anche se non necessariamente simili. Non si può abbracciare il mondo, se non a parole. 

Ma forse è proprio per questo che siamo ricorsi alla parola scritta, proprio per quell’impulso all’infinito che è, nello stesso tempo, pericolo e salvezza: per abbattere il circoscritto, per immaginare la nostra presenza come contigua al Tutto; per esorcizzare il senso di solitudine che, molto spesso, i contatti reali creano.

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 Molti che si sentono soli hanno preso ad abitare nella parola per non esserlo più.

Perché c’è un silenzio che riempie. 


 

Autore

Maurizio Chatel

.....

Nel 2008 è entrato nell’associazione Phronesis per la consulenza filosofica. Come consulente volontario ha lavorato per il Comune di Torino, aprendo uno sportello d’ascolto per i Care Givers a cui si sono rivolte centinaia di persone. L’iniziativa è poi stata chiusa dal Comune stesso per motivi burocratici mai del tutto chiariti.

In pensione dal 2011, aspetta la visita dei suoi consultanti, gioca a scacchi per corrispondenza e scrive una Storia della filosofia per idee che non vedrà mai la fine (wok in progress).

 

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