CORPO

20 Aprile 2021 Etica e tecnologia
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còrpo [latino cŏrpus «corpo, complesso, organismo»]. Termine generico con cui si indica qualsiasi porzione limitata di materia. La struttura fisica dell’uomo e degli animali. Con più preciso riferimento all’uomo, è in genere considerato, soprattutto in concezioni e dottrine religiose, l’elemento corruttibile, e come tale contrapposto all’anima e allo spirito. Parte principale, sostanziale di una cosa, o la parte di mezzo, la parte più grossa. Insieme di cose simili che formano un tutto omogeneo, un gruppo. Raccolta delle opere di un autore o di opere connesse per materia. Complesso di persone che formano un organismo ben determinato in sé.

[còr·po]

Il termine ha tanti significati, qui mi riferisco al ‘Corpo’ inteso come “Struttura fisica dell’essere umano”.

Occuparsi del corpo significa prendere consapevolezza della sua esistenza ambigua, dei molti modi in cui si rivela il corpo che si ‘ha’ e il corpo che si ‘è’.

Qual è il nostro rapporto con il corpo? Siamo un corpo o abbiamo un corpo?

La presenza del corpo è un enigma e nessun filosofo è mai riuscito a decifrarlo interamente. I filosofi hanno preferito riflettere sull’anima o sulla mente piuttosto che esaminare la realtà del corpo. Forse perché il corpo pone in evidenza la vulnerabilità e la finitudine degli esseri umani.

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Nella nostra tradizione è prevalsa, a partire da Platone, e poi con il Cristianesimo, una visione dualistica che ha contrapposto al corpo l’anima. All’anima, considerata immortale, l’uomo ha affidato il compito di liberarlo dall’angoscia legata alla precarietà dell’esistenza e alla morte del corpo.

Il dualismo giunge alla sua massima espressione in Cartesio. Poiché i sensi ci ingannano e i sensi sono espressione della corporeità, l’Io cartesiano si concepisce come puro pensiero. La mente diventa la base dell’identità: penso, dunque sono. Il corpo, espressione della res extensa, viene visto come una macchina, come un insieme di organi da esaminare con gli strumenti della scienza.

Con la filosofia del Novecento, e precisamente con la fenomenologia, la concezione filosofica del corpo cambia. Il rapporto non è più tra corpo/anima o corpo/mente, ma tra corpo e mondo. Soltanto attraverso il corpo, per Husserl, è possibile orientarsi nel mondo. La stessa coscienza ha in sé il sigillo della corporeità. Il corpo non è più considerato solo corpo-oggetto (in tedesco körper), ma anche corpo-soggetto o meglio corpo vivente (in tedesco leib). Per Merleau-Ponty, rappresenta il centro intorno a cui si organizzano le percezioni (poiché i sensi sono le nostre finestre sul mondo) e le azioni del soggetto. Anche ciò che sappiamo di noi stessi è, innanzitutto, un’informazione sul nostro corpo, sui suoi stati interni e sulla sua posizione nello spazio. Non è possibile una esperienza di sé senza esperienza del corpo e del mondo. Avere esperienza del corpo significa che questo corpo va ascoltato, vissuto, prima ancora che pensato.

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Nonostante la rivoluzione operata dalla fenomenologia, persiste nella nostra cultura una visione del corpo come oggetto e come strumento al servizio dell’uomo. Nel pensiero orientale, che considera sempre il quadro globale e privilegia il metodo analogico, occuparsi del corpo significa, invece, saper ascoltare la sua voce, prestare attenzione alla respirazione, aprire le porte alla percezione, rallentare il flusso dei pensieri nella meditazione, sentire l’armonia con la natura, ovvero ritrovare la natura dentro di noi.

Il corpo è anche un campo su cui interviene la cultura per renderlo conforme alle norme sociali; è il centro di una battaglia biopolitica (come dimostra Foucault), un luogo di incontro/scontro tra individuo e società.  Secondo S. Gallagher (filosofo cognitivista), esistono due modi per accedere al proprio corpo: lo schema corporeo e l’immagine corporea. Lo schema corporeo, presente già nel neonato, è fondamentalmente inconscio e si fonda su leggi che permettono la percezione del mondo e il movimento. L’immagine corporea è, invece, una rappresentazione complessa, essenzialmente cosciente, che si forma lentamente sulla base di emozioni, percezioni, desideri, convinzioni, intenzioni. L’immagine si forma, quindi, sulla base della relazione con l’ambiente sociale, con la cultura del tempo.

É indubbio, comunque, che lo sviluppo dell’Occidente negli ultimi secoli è avvenuto all’insegna dell’incremento delle conoscenze scientifiche e dello straordinario sviluppo della tecnica che ha accresciuto la ‘potenza’ degli umani, cioè la loro possibilità di cambiare il mondo (compreso se stessi). La riduzione della natura a macchina e del corpo a una sommatoria di organi (non a caso la medicina occidentale nasce, come sostiene Foucault, dalla dissezione dei cadaveri) ha consentito all’uomo, spinto per un lungo periodo dalla fede nel progresso, di manipolare la natura a proprio vantaggio, di utilizzare a piene mani le risorse esistenti, di prolungare e cambiare la propria vita, di trasformare il proprio corpo.

Oggi con il venir meno della fede nell’immortalità e nella fiducia nel progresso, è il mercato a offrire modelli identitari e questi modelli sono centrati essenzialmente sul corpo, diventato a pieno titolo il codice della società dell’immagine.

Ci accorgiamo del nostro corpo quando sentiamo dolore o quando non ‘ci piace’. Il corpo diventa espressione dell’ideale dell’io (come dovrebbe essere) ispirato dalla fuggevolezza delle mode (corpo perfetto, giovane, scolpito) che si scontra con la realtà di un corpo (il proprio corpo) sottoposto inevitabilmente al trascorrere del tempo e ai limiti della propria natura: è come un abito che portiamo tutti i giorni, che però possiamo trasformare secondo i dettami del momento. Se l’immagine che ci siamo formati mentalmente non corrisponde all’immagine obiettiva del nostro corpo, siamo in presenza di un conflitto che conduce al tentativo di modificare il corpo reale. Questa tendenza è antica quanto l’uomo, così come la ricerca dell’eterna giovinezza (Dorian Gray) e dell’immortalità. Oggi, però, lo sviluppo di nuove tecnologie consente di vedere il corpo come un foglio bianco su cui proiettare l’immagine mentale che ognuno ha di sé, con due conseguenze:

  • l’antica contrapposizione corpo-anima, è tutta giocata sul corpo: le pratiche di digiuno, gli esercizi rituali, le rinunce che tendevano a liberare l’anima dal corpo ora tendono a rendere il corpo un modello di perfezione, rispondente a canoni ideali. Il corpo, percepito come un oggetto, diventa lo strumento del sacrificio-esercizio che conduce alla costruzione della propria identità, un’identità debole   perché soggetta al continuo trasformarsi delle mode e perché accompagnata da una ossessiva rincorsa contro il tempo;
  • l’ibridazione dell’elemento umano con elementi che provengono non solo dalla chirurgia plastica e dalla farmacologia, ma anche dalla genetica, dalle nanotecnologie e dalla robotica apre una nuova fase della storia degli umani, perché rende possibile una alterazione dell’evoluzione (darwiniana) e il superamento dei limiti del corpo. L’ibrido così costituito mette insieme il corpo e ciò che è prodotto dalla mente dell’uomo. L’obiettivo, ben esplicitato dal movimento transumanista, è sempre lo stesso: il superamento dell’invecchiamento e della morte.

Autrice

Anna Colaiacovo

Sono Consulente Filosofica dell'Associazione nazionale Phronresis.

Mi occupo di consulenza individuale e di pratiche filosofiche di gruppo. Scrivo sul blog: www.filosofiaperlavita.it.

Ultima pubblicazione: A. Colaiacovo- L. Collevecchio, Quale futuro? Una società con i tempi al femminile, Diogene Multimedia, 2020.

 

 

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