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DISTOPIE PROSSIME VENTURE

DISTOPIE PROSSIME VENTURE

25 Luglio 2022 Carlo Mazzucchelli
Carlo Mazzucchelli
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Le (e)utopie sono morte, chi le ha sempre praticate può solo ritrovarne l’eco e il sapore dentro retrotopie nostalgiche e resistenti. Non ci rimangono che le distopie, attuali e, quelle numerose, in formazione. Percepite da tutti come concrete e globalizzate, amate in streaming (Black Mirror, La barriera, Brave new world, Next, ecc.) da molti in forma di evasione ma forse anche per prepararvisi, immedesimandosi dentro narrazioni che anticipano quelle reali. Le forme sono quelle ben raccontate da sempre dalla fantascienza. Gli effetti sempre tra loro simili: scomparsa della libertà e dei diritti, poteri autoritari e oppressivi, censura, controllo e sorveglianza, violenza, sottomissione e paura.

Tutto questo in una fase di passaggio, già di per sé distopica, caratterizzata dall’aumento della povertà e dalla precarietà lavorativa, dalla sparizione di innumerevoli piccole e medie aziende familiari, artigianali e commerciali, dall’aumento della disuguaglianza, dalla crisi delle democrazie e dei parlamenti occidentali, da multinazionali, in primo luogo tecnologiche e farmaceutiche, sempre più ricche e più potenti, dalle rivoluzioni geopolitiche emergenti, e dall’isolamento sociale crescente. In Italia poi distopica è anche solo la certezza di rivedere nel prossimo parlamento le solite facce e i personaggi che hanno contribuito alle distopie italiane del presente. 

La proliferazione di distopie e l’assuefazione passiva ad esse è frutto del disincanto (anche nei confronti della tecnologia) e del distacco (un esempio su tutti l’astensionismo in politica), della rassegnazione, della sfiducia in un futuro migliore e dell’impossibilità a cambiare, della disinformazione ma soprattutto della misinformazione (anche se non ce ne accorgiamo siamo vettori di disinformazione: “per quanto voi vi crediate assolti, siete per sempre coinvolti” cantava De Andrè). 

Per quanto difficile e forse impossibile, tutti sono chiamati a una riflessione critica consapevole e responsabile sul presente. Sui suoi scenari distopici futuri in formazione (un pianeta senza acqua dominato dalle guerre per il suo possesso e controllo!). Il primo passo da compiere è la ricerca di parole nuove (la parola crea la realtà, il mondo) e il recupero, nei loro significati, di quelle vecchie. Parole come guerra, lotta, proletariato, libertà, fede, sociale, democrazia, progresso, ecc. Le parole possono servire per ridare forza al linguaggio, oggi scaduto a Neolingua fatta di cinguettii ed emoji. Servono per costruire narrazioni alternative fuori dal conformismo dilagante e i suoi meccanismi di controllo, capaci di opporsi alla propaganda e all’emarginazione del dissenso. Con l’obiettivo di continuare a tenere sempre la mente e gli occhi bene aperti, in modo da contrastare ogni tentativo di trasformare il futuro in una distopia. 

Il futuro è in bilico (titolo di un libro di Elisabetta Di Minico) ma non è necessariamente distopico. 

Senza contare che abbiamo tutti bisogno di UTOPIA!

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