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Il cambiamento è inevitabile!

Il cambiamento è inevitabile!

09 Dicembre 2018 Tecnologia e Human Resources
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Intelligenza Artificiale e cognitive computing possono essere di grande aiuto nella gestione di molteplici attività tipicamente gestite da HR. Vedo impatti immediati nel campo della formazione (con percorsi formativi tailor made), della comunicazione interna (grazie ad una logica social di targettizzazione) e dell’amministrazione del personale.

Tecnologia e Gestione delle risorse umane (Human Resources)

Sei un Coach, un Mentor, un formatore, un Direttore, Manager, Executive HR, un responsabile delle risorse umane? Sei interessato alla tecnologia e a quanto cambierà  le pratiche legate alla gestione delle risorse umane (ricerca, assunzione, gestione, formazione, ecc.)? Se vuoi puoi anche tu dire la tua e raccontare una esperienza scrivendo a questo indirizzo

In un contesto sociale ed economico sempre più volatile e fortemente mutevole, le aziende si trovano ad avere la necessità di allenare le persone al cambiamento e a sviluppare competenze trasversali, oltre a dover adottare nuovi modelli organizzativi e di leadership. In particolare, la tecnologia ha cambiato le persone, la società, l’azienda, il modo di lavorare, il mondo. Lo ha fatto con trasformazioni continue che hanno inciso sul modo di pensare, sugli stili di vita, sui comportamenti e sulla vita quotidiana di miliardi di persone.  Lo sta facendo anche rivoluzionando ambiti lavorativi come i dipartimenti delle Human Resources.

In collaborazione con Cristiana Melis (PCC - Professional Certified Coach ICF e Assessor SEI in Intelligenza Emotiva), SoloTablet ha dato vita a una nuova iniziativa finalizzata a sondare il ruolo delle nuove tecnologie nelle pratiche aziendali di gestione delle risorse umane. Lo faremo dando voce ai protagonisti del cambiamento così come a coloro che vi resistono. Lo scopo è raccontare una realtà in cambiamento e alla ricerca di nuove linee guida, modelli, percorsi e destinazioni….. 

 

In questo articolo proponiamo l’intervista che  Carlo Mazzucchelli  e Cristiana Melis hanno condotto con Marco Ghessi, Professionista HR in realtà multinazionali.


 

Buongiorno, ci può raccontare qualcosa di lei, del suo ruolo aziendale e professionalità? Come vede i cambiamenti che la tecnologia stanno portando all’interno dei dipartimenti delle Risorse Umane? 

Sono Marco Ghessi, professionista HR con più di 10 anni di esperienza maturata in realtà multinazionali appartenenti ai settori Engineering, Retail, Oil & Gas e Consumer Goods. Oggi lavoro in Flex come HR Business Partner di un innovativo Design Center dedicato a sviluppare soluzioni per il settore medicale.

Occuparmi di “Risorse Umane” è una responsabilità entusiasmante perchè significa poter determinare un impatto su persone e cultura. 

L’impatto delle innovazioni tecnologiche degli ultimi anni è evidente e tutte le aziende (ed ogni loro singolo dipartimento) si confrontano, piu o meno consapevolmente, con il cambiamento. 

La funzione HR gioca un ruolo chiave nel costruire condizioni e competenze che  favoriscano il cambiamento ed è direttamente coinvolta nella revisione di processi aziendali e nella creazione di una nuova employee experience.

Vivo quest’epoca di forte innovazione tecnologica come un’immensa opportunità per la funzione Risorse Umane; la tecnologia abbatte barriere e paradigmi consolidati e una funzione HR creativa e dotata di visione può sfruttare spazi di espressione inediti.  

L’intelligenza artificiale e il cognitive computing stanno reinventando le Human Resources. Aumentano le iniziative finalizzate a integrare Intelligenze Artificiali con funzioni di gestione del personale tradizionale, con l’obiettivo di migliorare l’esperienza del lavoratore. Non tutte le realtà sono attualmente adattabili alle nuove tecnologie, sia per la dimensione dell’azienda, sia per l’assenza di un bisogno reale per questo tipo di tecnologie. Ci può raccontare se e come il tema sia oggetto di riflessione nella sua organizzazione? Ritiene che debba essere oggetto di attenzione e sperimentazioni? Perché?

Tutte le organizzazioni, indipendentemente da dimensioni o settore, dovrebbero tenere le antenne ben drizzate per cercare di captare tutti i segnali innovativi interessanti, anche quelli che arrivano da molto lontano. Il cambiamento è inevitabile e ci riguarda tutti. Un’innovazione applicata in un’azienda, un settore o un campo molto distante da quello in cui si opera può rivelarsi dirompente e garantire benefici o comportare rischi non facilmente prevedibili. 

I dipendenti oggi si aspettano di vivere in azienda la medesima esperienza a cui sono abituati come consumatori e quando si scontrano con realtà aziendali chiuse all’innovazione gli indicatori di engagement calano ai minimi. 

AI e cognitive computing possono essere di grande aiuto nella gestione di molteplici attività tipicamente gestite da HR. Vedo impatti immediati nel campo della formazione (con percorsi formativi tailor made), della comunicazione interna (grazie ad una logica social di targettizzazione) e dell’amministrazione del personale.

Ci saranno inoltre grandi benefici per quanto riguarda lo sviluppo dei talenti e la gestione dell’engagement, potendo anticipare predittivamente le esigenze dei dipendenti e consentendo di indirizzarle in maniera puntuale e differenziata. Ogni dipendente vivrà la sua personale e unica employee experience. 

Le aziende devono trovare il coraggio di sperimentare per essere protagoniste del proprio futuro ed evitare di farsi trovare impreparati o peggio farsi travolgere dal cambiamento. 

Nella mia azienda stiamo già analizzando a livello Corporate trend e opportunità di applicazione immediata e a medio termine, al fine di introdurre innovazioni coerenti con il nostro DNA innovativo. 

A fare la differenza sono oggi algoritmi dotati di intelligenza e capacità di apprendimento (machine learning). Algoritmi che si comportano come veri e propri motori cognitivi utili a sostenere processi analitici e decisionali legati alla gestione delle candidature per posti vacanti, alla ricerca di nuovo personale e al processo di selezione/assunzione, alla formazione, alla gestione del personale in attività (ad esempio con Watson la AI di IBM è possibile analizzare lo stato d’animo ed emotivo di un impiegato) e all’automazione di attività ripetitive. Lei cosa ne pensa? 

Alla base del buon funzionamento degli algoritmi risiede la capacità di immagazzinare, analizzare e gestire tanti dati complessi. È ormai evidente come il possesso di dati di qualità generi, grazie ad algoritmi ed AI, la possibilità di analisi e comprensione del contesto del tutto nuove. 

Predittività e decisioni (realmente) basate su dati (raccolti ed analizzati semplicemente) saranno una vera e propria rivoluzione.

Non dimentichiamoci però che la rivoluzione sarà guidata da uomini e che gli algoritmi non sono (per ora) in grado di arrivare ad intuizioni creative e di spiegare le relazioni umane. 

L’uomo rimane dunque al centro e la valorizzazione delle competenze diventa un tema centrale, sia delle funzioni HR che di scuole e università.

In questo contesto e nell’ambito dell’evoluzione richiesta per l’industria 4.0, che tipo di competenze soft, secondo lei, è necessario sviluppare in azienda affinché le capacità delle persone possano essere valorizzate e possano raggiungere i livelli di performance desiderati, in maniera sostenibile? 

La priorità è allenare le persone ad affrontare, gestire e fare proprio il cambiamento. 

Le persone creative, pro-attive e capaci di lavorare con spirito e competenze imprenditoriali all’interno delle organizzazioni avranno una marcia in più. La capacità di saper navigare in acque irrequiete, di comprendere fenomeni complessi e di individuare soluzioni alternative ai problemi saranno competenze capaci di generare grande valore. 

Invito infine ciascuno a dedicare del tempo all’ascolto di sè e degli altri, a lavorare sull’auto-consapevolezza e a non dimenticarsi che in un mondo tecnologico sarà fondamentale la capacità di coltivare relazioni autentiche.

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