Coronavirus, Shubert e amuchina

01 Aprile 2020 Redazione SoloTablet
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Il libro di Carlo Mazzucchelli La civiltà del vento al tempo del coronavirus è pubblicato nella collana Technovisions di Delos Digital.

Coronavirus, Shubert e amuchina[1] 

Una sera[2] al Quartetto di Milano con una compagna scienziata più preoccupata dall’informazione mediatica che dal coronavirus. Sul palco András Schiff[3] con in programma tre sonate di Schubert per celebrarne l’anniversario della nascita (1797). In sala 1500 persone, percentuale di anziani elevata così come lo è quella di persone colpite da coronavirus. 

Tra il pubblico un giovane cinese, vestito elegante, in cerca di un posto libero, non preassegnato. Sguardo civilissimo, gentile ma con occhio vigile e preoccupato per come molti lo stanno guardando per capire verso quale fila o posto sia diretto (al Conservatorio di Milano le poltrone obbligano a contatti fisici ravvicinati). 

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Poi trova posto, vicino a me, apre lo smartphone e si mette a leggere gli spartiti delle sonate in programma, ma ogni dieci minuti si serve di una bottiglietta di amuchina per pulirsi in modo ossessivo le mani. Un gesto rispettoso delle persone sedute alla sua destra e sinistra (il sottoscritto), un gesto inutile, meglio lavarsi le mani, ma ripetuto quasi fosse un segnale per vicini di poltrona e loro inconsce paure. 

Tre ore di concerto avranno fatto dimenticare ai molti presenti virus e cinesi in sala. Gli altri potrebbero avere tratto utili suggestioni sull’uso dell’amuchina (una premonizione potente di quanto stava per accadere con amuchina e prodotti simili spariti dalla circolazione). 

Tutti sono chiamati a riflettere sul razzismo dilagante (“il virus cinese” di Trump e consimili), frutto di ignoranza, paura, pregiudizi e cretinerie varie.


[1] Questo testo marca l’arrivo del coronavirus e l’inizio del contagio che ha obbligato tutti a rimanere a casa. Le riflessioni che seguono sono dettate dai cambiamenti che la pandemia ha introdotto nella vita di ognuno, compresa quella dell’autore, nei suoi pensieri, sentimenti e comportamenti. Il contesto di riferimento è ancora quello tecnologico (tutti i testi sono stati pubblicati, condivisi, e commentati sulla piattaforma di networking professionale Linkedin) perché la globalizzazione che ha favorito la pandemia è frutto della interconnessione, degli scambi e delle filiere produttive rese possibili dalla tecnologia moderna. La riflessione non poteva però non focalizzarsi su temi diversi e più ampi quali: la crisi, i cambiamenti necessari e gli scenari possibili, il futuro con le sue incognite lavorative, professionali ed economiche, gli effetti psichici, cognitivi ed emotivi sugli individui e la società.

 

[2] Venerdì 31 gennaio 2020, ore 20.30 – Conservatorio “G. Verdi”

 

[3] Sir András Schiff (Budapest, 21 dicembre 1953) è un pianista e direttore d'orchestra ungherese naturalizzato britannico.

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