VECCHIO....

24 Marzo 2022 Giuseppe Maria Greco
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Giuseppe Maria Greco
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La parola “vecchio” è usata in opposizione a “giovane”, cioè a qualcosa o a qualcuno che, giungendo dopo, sostituisce quel che c’era prima.

Si ritiene quindi implicitamente che il giovane sia in qualcosa migliore del vecchio, se è in grado di sostituirlo o se è comunque più apprezzato del vecchio.

Ne consegue che, se proprio si vuole recuperare il vecchio o perlomeno attribuirgli uno spazio vitale, occorre giustificare lo sforzo. Ad esempio, per rendere appetibile commercialmente un oggetto vecchio, lo si indica come “vintage”, associandolo alla delicatezza del buongusto di un sommelier.

Per onestà occorre però ricordare l’antico slogan “largo ai giovani”, che nella sua perennità indica che il vecchio fatica a spostarsi. Dunque, la sostituzione del vecchio con il giovane avviene di norma tramite un conflitto.

Il conflitto è rappresentato, nell’era della tecnologia, dalla necessità di distinguere tra la disponibilità psicologica ad essa dei giovani, denominati perciò “nativi digitali”, e la contrapposta tendenziale avversione delle generazioni precedenti. Queste sono vincolate ad esperienze di un tempo trascorso, e siccome ogni nuova esperienza, per giudicarne la bontà o la perversione, la confrontiamo con ciò che già conosciamo, ecco che, essendoci tra il passato e l’oggi tecnologico un salto identitario, il confronto non è più possibile e il giudizio che ne risulta è almeno connotato da negatività e da resistenze.

A meno che…

A meno che il confronto non assuma altri elementi.

Ad esempio proprio il tempo. Ma non congelato in vecchi e giovani, per cui questi sono immediatamente vecchi per colpa di chi nasce subito dopo di loro. Il tempo inteso come storia di ognuno, indipendentemente dall’età. La storia personale, se vissuta coscientemente, è il racconto di quelle esperienze che normalmente irrigidiscono i giudizi, ma che divengono malleabili se interpretate all’interno di una storia, che assegna a ogni parte un capitolo non a sé stante, ma teso come gli alti alla fine del libro.

Cui seguono altri libri.

 

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