FRAGILITA' [1]

31 Marzo 2021 Etica e tecnologia
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fragilità [dal lat. fragilĭtas -atis]. Delicato, che si rompe facilmente, da maneggiare con cura. Facilità di rompersi al minimo urto, o ( fig. ) di cedere alla minima occasione. Fragile può essere il vetro, il cristallo, i nervi, psichica, la natura umana, la gloria, le nostre speranza, la volontà. La fragilità nel linguaggio medico e in quello della tecnologia dei materiali indica punti di rottura possibili, diminuita capacità resistenziale a traumi, esposizione a disastri naturali. incapacità a resistere alle alte temperature, bassa resilienza e invecchiamento.

[fra·gi·li·tà]

Caratterizza ciò che è fragile. Si definisce grazie al suo opposto: resistente o, per usare un termine oggi molto in voga, resiliente.

In pratica, ciò che si può rompere, più o meno facilmente.

Come i bicchieri, i piatti di porcellana, la cartapesta.

Applicata agli esseri viventi, la fragilità può riguardare la salute e la psiche dei più deboli.

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Un trauma, uno choc, un incidente ed ecco che l’equilibrio si spezza.

Sembra un’eccezione nel corso dell’evoluzione della natura: i più forti sono i più resistenti e sono anche quelli che sopravvivono. Non è così: anche i forti devono imparare a conoscere le proprie fragilità e trovare il modo di superarle, anche con l’aiuto degli altri. Non c’è supereroe che non cada almeno una volta, non c’è diamante che resista all’azione distruttrice dell’uomo.

La fragilità non è un aspetto negativo, un limite, una menomazione. Fa parte delle caratteristiche di ogni materia e di ogni animale: è il lato concavo, la parte più nascosta, il punto debole da proteggere.

A volte non riusciamo a rompere legami, relazioni e situazioni complesse, ma solo a deformarle. Quello è il caso in cui apprezziamo la fragilità.

Crisi ed emergenze ci fanno riscoprire la fragilità? No, anzi ci stimolano a nasconderla e a mostrarci resistenti, a tutti i costi: una strategia perdente, se non sappiamo affrontare le nostre debolezze.

Prendiamo un oggetto che riteniamo fragile, mettiamolo dentro un cartone e scriviamo la parola “fragile” da tutti i lati del cartone. Abbiamo risolto il problema? No.

Innanzitutto dobbiamo proteggere quell’oggetto all’interno del cartone (con carta e imballaggi); poi bisogna istruire chi trasporterà il cartone, in modo che faccia attenzione tutte le volte in cui dovrà spostarlo; infine occorrerà togliere quell’oggetto dal cartone con la massima cura.

Lo stesso vale per le nostre fragilità: circondiamole di piccole certezze.

Se le fragilità sono troppe, scegliamo cosa proteggere di più.

Se qualcosa si rompe, vediamo perché è successo e cosa si poteva fare per evitarlo.

Ciò che è fragile non si è ancora rotto, e resiste al suo destino. Aiutiamolo a sfidare la sua debolezza.

 

Autore

Alessandro Ceresia

Classe 1978, nato a Bologna ma ferrarese d’adozione. Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Padova e Master in Media Management all’Università della Svizzera Italiana. Sono un esperto di mass media; in particolare ho approfondito il settore televisivo e quello pubblicitario. Le mie esperienze professionali variano dalla comunicazione pubblica alla comunicazione ambientale.

Scrivo di viaggi, musica, poesia e temi di attualità. Alcuni miei articoli sono ospitati nel blog “Luoghi da vedere”: https://luoghidavedere.it/author/alessandro-ceresia

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