CASA

07 Giugno 2021 Etica e tecnologia
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L'etimologia del termine casa (per altro non comune a tutte le lingue neolatine) è da ricondursi al latino casa che letteralmente indica una capanna o più genericamente un luogo coperto; esso deriva, inoltre, dalla radice sanscrita ska che rimanda all'idea di coprire e che ritroviamo nel latino castrum (accampamento) e anche in cassis (elmo). (Etimo Italiano)

[CA-SA]

 

“Marta oggi vieni da me a giocare?”: nessuna richiesta poteva rendermi più felice quando ero piccola. Fino almeno ai 15 anni trascorrere il pomeriggio dalle amiche era la cosa più bella che potesse capitarmi.

Ogni casa mi affascinava per un motivo diverso: la mia era normalissima, anche se non molto spaziosa, ma in tutte le altre trovavo qualcosa di meglio.

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Ricordo ad esempio un’amica che abitava sopra al negozio di elettrodomestici dei suoi genitori; per salire spesso lo attraversavamo, per evitare di fare qualche passo in più fino al portone. Superavamo tutti i clienti, andavamo dietro al bancone, da lì nel retro e poi usavamo una stretta scaletta di servizio: per me era una vera e propria avventura!

L’appartamento poi era bellissimo, di recente costruzione, con mobili moderni e ovviamente elettrodomestici di ultima generazione: io potevo solo comprare audiocassette mentre lei con il suo splendido stereo poteva permettersi i vinili… enormi e con tantissime foto dei cantanti all’interno. I pomeriggi che passavo da lei finivano sempre troppo presto!

Poi c’era la casa in collina delle mie cugine, circondata da un giardino enorme dal quale si riusciva a scorgere un pezzo di lago e pieno di piante e cespugli perfetti per giocare a nascondino. Ma ciò che la rendeva irresistibile era un’altalena bianca di ferro, che il loro papà aveva disegnato e fatto costruire apposta per loro: se chiudo gli occhi la rivedo ancora in tutti i suoi particolari, e mi ritorna in mente la splendida sensazione che provavo quando mi ci sedevo, con il seggiolino sagomato perfettamente per non far scivolare e le barre di ferro comodissime per tenersi con le mani.

Stare da loro per me era praticamente come essere in vacanza!

Alle mie amiche io non avevo niente di particolare da mostrare: né altalene né dischi, nessun posto speciale nei paraggi dove poter fare un giro da sole e nemmeno una merenda golosa preparata da mia mamma.

Solo più tardi ho capito che è chi la abita a rendere bella una casa, e che la mia famiglia così complicata avrebbe fatto diventare inospitale anche la più sontuosa villa: una catapecchia mi sarebbe sembrata più accogliente se mi fossi sentita circondata da amore e armonia.

Un’altra scoperta, negli stessi anni già tremendi dell’adolescenza mi ha salvato la vita: che puoi trovare anche fuori dalla tua famiglia naturale amore e armonia e puoi sentirti a casa anche nel cortile di un oratorio o su un camion sgangherato a raccogliere vestiti usati.

Chi come me si è sentita una bambina poco amata, sempre fuori posto e con l’unica certezza che le cose possono sempre andare peggio sa bene qual è il grande insegnamento che nasce da tutta questa sofferenza, la frase che ti ripeti come un mantra nell’attesa di andartene: io non farò mai così.

Nella stessa misura con cui chi ha vissuto un’infanzia serena fa di tutto per farla rivivere ai propri figli, chi ha cercato una vera famiglia fuori dalla porta di casa, si impegnerà con tutte le sue forze per far avere ai suoi figli tutto ciò che non ha mai avuto e ha sempre sognato.

A voler ben guardare non è un insegnamento da poco; le sofferenze che hanno segnato il tuo carattere come un marchio e che tornano a bussare alla porta del tuo cuore quando meno te lo aspetti, difficilmente ti permetteranno di ripetere gli stessi errori che le hanno provocate.

Ora la mia casa è bella, o almeno, a me piace. E’ luminosa e spaziosa, e ognuno può scegliere se stare insieme agli altri o se rintanarsi in un angolo tutto suo per pensare, studiare o dedicarsi al suo passatempo preferito (me compresa). La cucina è colorata e anche un po’ disordinata: ci si può bere un caffè con le amiche o lavorare al computer, cucinare agevolmente una cena per 12 persone o pranzare guardando il giardino.

Le camere in mansarda con il soffitto di legno ti fanno sentire protetta e coccolata e le cabine armadio sono enormi, proprio come le volevo.

Sì, è davvero una bella casa… ma soprattutto siamo belli noi, siamo contenti e chiacchieriamo senza sosta, ci raccontiamo le nostre giornate e ci abbracciamo, ascoltiamo qualcuno se ha un problema anche se non abbiamo soluzioni da dare, non ci arrabbiamo se non ne vale la pena perché sappiamo che la vita è troppo breve per perdere tempo inutilmente.

E’ una casa meravigliosa perché c’è la famiglia che da piccola non ho mai avuto.


 

 

Autrice

Marta Trombetta

Marta Trombetta è nata ad Angera, sulla sponda lombarda del Lago Maggiore, nel 1968, e ora vive a Taino con la sua famiglia.
Diplomatasi come Perito Aziendale Corrispondente in Lingue Estere, ha lavorato come impiegata commerciale, per poi aprire una sua attività.
Il sogno di scrivere racconti per ragazzi l'ha accompagnata per molto tempo. Le idee sono state sempre molte ma poiché ha dedicato competenza, studio e attenzione non solo nel suo lavoro ma anche nella crescita di suo figlio, ha sempre rimandato.
Ma ora l'uscita del primo libro "Un Tello per amico" inaugura l'inizio di un percorso che verrà arricchito dagli altri racconti che usciranno nei prossimi mesi.
Intanto altri progetti rimasti a lungo in stand by iniziano a prendere sempre più forma.

 

 

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