DIFFIDENZA [1]

08 Aprile 2021 Etica e tecnologia
Etica e tecnologia
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Diffidènza s.f. [dal latino diffidentia].
E' la mancanza di fiducia verso gli altri che nasce dalla paura di essere ingannati.
L’esser diffidente, mancanza di fiducia negli altri per timore o sospetto di essere ingannato: uomo pieno di diffidenza verso tutti; guardare, procedere con diffidenza; suscitare diffidenza.

[dif·fi·dèn·za]

La diffidenza rischia di diventare la cifra delle nostre relazioni sociali: temiamo che lo sconosciuto che incrociamo per caso, quel vicino di casa il cui viso ci è familiare o addirittura l’amico (un tempo fidato!) ci nasconda il terribile segreto, ciò che ci toglie il sonno da un anno a questa parte, che custodisca dentro di sé il maledetto virus venuto da lontano.

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Ci sono amici che non vedo più da mesi, se ne stanno asserragliati in casa nonostante le festività, i permessi e i divieti, i cambi di colore delle Regioni che hanno sostituito il variare delle stagioni; per ammazzare il tempo spesso ci sorvegliano: vedono pericoli dappertutto e, quando con rabbia, quando con insensato paternalismo, non perdono occasione per censurare ogni innocente strappo alla regola che ci vorrebbe tutti in perenne segregazione. In luogo di improperi, compulsano sugli smartphone indirizzandoti i bollettini giornalieri dei contagiati e dei morti. Insensibili certo, ma anche indifferenti al computo delle vite che non stiamo vivendo.

Montreal è uno dei luoghi che mi ispirano di più. Noi canadesi abbiamo un grande senso di solidarietà e siamo molto legati alla nostra terra ai bordi di quell'America che guardiamo come le donne guardano me, con diffidenza.” LEONARD COHEN
[Tag:canada, diffidenza, solidarietà]

Le poche volte che da dietro le persiane accostate si affacciano per rispondere a un saluto, a malapena mettono la testa fuori dalla tana. Stento a riconoscerli, nascosti dietro alle mascherine che lasciano fare capolino solo ad un paio d’occhi impauriti. Sono cambiati anche i loro visi, la stanchezza, la paura, lo scoramento, hanno modificato in qualche modo i loro tratti somatici. Da qualunque parte sia arrivata tale rabbiosa diffidenza, il suo seme ha trovato terreno fertile nel nostro midollo, rendendoci irriconoscibile perfino a noi stessi.

ed ora
l’ombra straniera è già di te più forte,
più te. Sei tu, checché gemmasti allora,
ch’ora distilli il glutine di morte (1).
 

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Quando se ne sarà andata la paura di contagiarsi (a proposito un tempo di contagioso c’era una risata, il buon umore…!) avremo voglia di incontrarci di nuovo? Oppure saremo diventanti dei diffidenti cronici, abituati a starcene per conto nostro, raggomitolati nelle nostre case da soli, imbambolati davanti al PC o alla Tivù? Impossibile non pensare a quella strofa imparata a memoria a scuola:

Non ho voglia di tuffarmi in un gomitolo di strade,

ho tanta stanchezza sulle spalle,

lasciatemi qui come una cosa posata in un angolo e dimenticata (2) 

Più del coronavirus è il virus della diffidenza che mi fa paura. Per questo all’orizzonte non intravedo alcun vaccino.


 

Autore

Enrico Bruschi

Sto vivendo la mia terza vita. E potrebbe non essere quella definitiva.( Il mio BLOG )
Finiti gli studi volevo intraprendere la carriera diplomatica. Ho mosso i primi passi in questo mondo quando, inaspettatamente, ho trovato lavoro in un’agenzia di relazioni pubbliche. Per oltre quindici anni il consulente di comunicazione è stato il mio mestiere.
Allora non potevo sapere che si trattava di una fase transitoria e tantomeno che la ragione ultima per cui stavo scegliendo quella tra le tante vite professionali possibili era l’amore per la parola e per la scrittura.
Mi sono divertito, ho ottenuto molte soddisfazioni, incontrato persone speciali. Negli ultimi anni tuttavia ho avvertito una profonda e crescente insoddisfazione. Desideravo smettere di prestare le parole agli altri per restituirle a me stesso. Avevo bisogno di Bellezza.
Eccomi giunto alla terza vita. Ho mollato il mondo della comunicazione e ho scelto di seguire le passioni. Mi sono riappropriato del tempo – per anni buttato incollato a una scrivania, a un terminale, in interminabili riunioni – e sono diventato socio di un bellissimo ristorante a Milano, la città dove vivo da oltre vent’anni, la città che mi ha offerto la possibilità di queste tre vite (e chissà di quante altre ancora).
La cucina mi consente di fare, mi riconcilia con con il tempo e con le persone, mi tiene ancorato alle cose concrete. Non è  un caso che proprio grazie a questo cambiamento ho finalmente avuto tempo di scrivere.
Parte del risultato della scrittura di questi ultimi anni insieme alle sperimentazioni che l’hanno preceduta si trovano in questo sito. Si mescolano in modo del tutto casuale a frammenti delle passioni coltivate con pazienza nei momenti più duri. Quelle che mi hanno tenuto a galla, quelle che hanno nutrito la mia anima e la mia mente.

 

(1)   Giovanni Pascoli, Primi Poemetti, Il Vischio

(2)   Giuseppe Ungaretti, Porto Sepolto, Natale

 

 

 

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