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INDIFFERENZA [1]

INDIFFERENZA [1]

23 Marzo 2021 Etica e tecnologia
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indifferènza s. f. [dal lat. indifferentia, der. di indiffĕrens «indifferente»]. Indifferenza dal latino, in diferentia ovvero senza diversità, dal pensiero greco al pensiero postmoderno ha portato con sé diverse sfumature di significato: in filosofia antica il concetto di indifferenza sussiste soprattutto nel pensiero stoico dell’ ataraxia ovvero nell’imperturbabilità dell’animo.

[in·dif·fe·rèn·za]

In particolar modo ciò che la scuola stoica pone attenzione è come questa indifferenza comporta la liberazione dalle passioni e il raggiungimento della pace dell’animo; quindi  nel più ampio contesto della filosofia morale antica l’indifferenza è legata alla ricerca della felicità. Alla felicità si approda innanzitutto diventando padroni di sé stessi,  quindi la volontà del saggio aderisce perfettamente al suo dovere (kathèkon), obbedendo a una forza che non agisce esteriormente su di lui, bensì dall'interno.  Un ulteriore ripresa del pensiero stoico lo riavremo con Schopenauer , filosofo del XIX secolo,  nel concetto dell’indifferenza ascetica ovvero in questa incessante spinta della volontà dal dolore dell’esistenza e della realtà fenomenica compresa la stessa materialità del corpo dell’uomo, al raggiungimento della quiete assoluta vista come la più totale indifferenza verso ogni cosa.

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Con la filosofia esistenzialista ed in particolar modo nel pensiero di Soren Kierkegaard, il termine indifferenza inizia a rappresentare, non più quel sentimento incontrastabile ed ascetico di massima felicità, ma un atteggiamento legato all’individualità umana: l’uomo che si nega di scegliere per poter affermare la sua libertà. Ma chi non sceglie, puntualizza Kierkegaard, cade ben presto nella noia, in una indifferenza nei confronti di tutto, perché, non impegnandosi mai, non vuole profondamente e sentitamente nulla.

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Ed è così che nel corso di varie epoche si arriva infine alla visione contemporanea e all’accezione negativa del termine “indifferenza” :

“Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L’indifferenza è il peso morto della storia.”
A.Gramsci

Nella postmodernità, il senso del dovere che nella modernità ha rappresentato quella nozione cardine per l’umanità nel raggiungimento del bene comune, si è pian piano perso, per passare così ad una cultura sempre più orientata in senso individualistico, ovvero orientata nell’indifferenza nei confronti degli altri e nei confronti del problema stesso del senso dell’esistenza individuale e sociale. In una condizione quale quella odierna di permanente incertezza viene meno l’idea e la fiducia di potersi realizzare nel mondo a causa della precarietà del mondo del lavoro, delle relazioni affettive e della sfera psicologica di ognuno di noi riguardo al proprio futuro. Questa incertezza porta spesso a privilegiare la chiusura dell’individuo nel suo presente, ciò che può attuare e che riguarda il soddisfacimenti dei propri desideri ed interessi. In questo presente viene meno il confronto con la società, la relazione interpersonale con il prossimo e questo muro creatosi viene spesso incrementato dalla vita virtuale che la gioventù odierna ha sostituito con la realtà, seguendo i propri canoni ideali di divertimento e disinteressamento verso i problemi sociali più importanti. Al contempo, oltre a questo atteggiamento iper individualistico si fa spazio una nuova idea di morale postmoderna. Come osserva il sociologo Lipovesky nel saggio Crepuscolo del dovere, l’indifferenza sociale ha bensì creato un nuovo senso  di idea di valori quali libertà ed individualità, tolleranza e pluralismo:

La socializzazione del post-dovere elimina l’obbligo di dedicarsi agli altri, ma rinforza ciò che Rousseau chiamava ‘pietà’, la ripugnanza a vedere e a far soffrire il proprio simile. Ciò, non attraverso un educazione morale intensiva, ma paradossalmente attraverso l’autoassorbimento individualistico e le norme del vivere meglio”.

L’altruismo a cui l’autore fa rifermimento, è un altruismo occasionale, a cui in ogni caso l’individuo non è disposto a sacrificare se stesso ma semplicemente esso si manifesta in emergenze umanitarie o in particolari occasioni di beneficienza mediatica. E’ da questo spiraglio di solidarietà collettiva a cui bisogna far leva per risvegliare nel cittadino postmoderno quell’indifferenza benevola e ascetica che nell’antichità ha rappresentato il punto cardine per diversi secoli.

 

Autrice

Mariacristina Confalone

Nata nel 1990, vive ad Andria. Dopo aver frequentato il liceo linguistico della sua città decide di proseguire gli studi frequentando la facoltà di Filosofia nell’Università degli studi di Bari. Tale percorso formativo ha rafforzato questa passione sia per i grandi quesiti esistenziali ma soprattutto per la tematica dell’attualizzazione della filosofia nella società contemporanea. Per questo motivo affronterà questo argomento nella sua tesi triennale intitolata “Attualità ed inattualità della filosofia. Sul senso del filosofare”. Infine ha proseguito la sua ricerca filosofica nell’università di Macerata dove ha completato il suo percorso magistrale diventando dottoressa in Scienze Filosofiche con tesi sul senso dell’essere secondo la visione di Gabriel Marcel.

Attualmente si occupa della gestione aziendale di attività commerciale familiare nel settore risorse umane.

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