TELEFONO

12 Aprile 2021 Etica e tecnologia
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telèfono [composto da tele- e -fono; il termine, di coniazione francese (téléphone) ma con altro significato, solo nel 1885 acquista, con l’inglese telephone, il significato attuale]. Dispositivo che, trasformando le vibrazioni acustiche in variazioni di una corrente elettrica e queste ultime di nuovo in suoni, consente la trasmissione della voce e di suoni a distanza (v. telefonia). L’apparecchio, dotato di un microfono e di un ricevitore, dal quale si parla e si ascolta nelle conversazioni telefoniche con altra persona lontana che fa contemporaneamente uso di un altro apparecchio uguale o analogo. Oggi evolutosi e trasformatosi, nella forma. nelle dimensioni e nelle funzionalità, in un telefonino.

[te·lè·fo·no]

“Il telefono. La tua voce”. Chi come me non è più giovanissimo si ricorderà bene questa vecchia pubblicità, costellata di immagini che a bambini e adolescenti di oggi risulterebbero assolutamente incomprensibili: gettone, cornetta e rotellina per comporre il numero!

Eppure, dopo tanti anni, qualcosa di uguale è rimasto: la gioia nel sentire la voce di una persona lontana! Che si tratti di telefono fisso o cellulare di ultimissima generazione le cose non cambiano: in un attimo le distanze si annullano e basta chiudere gli occhi per credere che la fidanzata sia proprio lì a un metro da noi, o che i figli in vacanza siano semplicemente nell’altra stanza, o chiacchierare con l’amica del cuore come si fosse al bar davanti a un caffè. Forse in questo le nuove generazioni si stanno perdendo qualcosa, con sgrammaticate conversazioni su Whatsapp o  interminabili messaggi vocali che però non hanno certo la magia di una telefonata, magari con la mano sulla cornetta per non farsi sentire dai genitori, o con il rumore dei gettoni che scendono in sottofondo a scandire il tempo rimasto…

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Più che sorpresa rimango invece amareggiata quando mi capita di essere a cena al ristorante (anzi… mi capitava, per ragioni che tutti conosciamo) e vedere coppie di genitori che pur di restare fuori fino a tardi cercano di intrattenere i loro bimbi ancora piccolissimi con video Noi, che abbiamo già passato gli “anta”, ricordiamo quasi con nostalgia quel telefono che abbiamo visto comparire all’improvviso in casa nostra, oggetto strano e miracoloso del quale i genitori ci hanno mostrato la prima volta il funzionamento quasi non ci credessero nemmeno loro.

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Mi viene sempre da sorridere ricordando la prima chiamata ricevuta: era ovviamente per mia mamma e dopo aver detto all’interlocutore di attendere mentre andavo a chiamarla ho riagganciato la cornetta invece che appoggiarla sul tavolo, chiudendo così brutalmente la telefonata! Già il tavolo… nei negozi di mobili se ne trovavano moltissimi fatti apposta per metterci il telefono, che di solito faceva bella mostra di sé all’ingresso o in sala. I miei amici più fortunati avevano poi più di un apparecchio: una derivazione in camera da letto era un sogno per una ragazza di 15 anni!

Oggi invece già all’asilo i bimbi conoscono il telefono, o meglio “il telefonino”, e sanno come utilizzarlo a volte meglio degli adulti: sono rimasta veramente sorpresa vedendo poco tempo fa una bambina che avrà avuto forse un paio d’anni e che con uno smart phone in mano ha iniziato a far scorrere le dita sullo schermo invece che schiacciarne a caso la superficie!

su YouTube, mentre loro crollano dal sonno e vorrebbero solo poter essere a casa nel loro lettino…

Ma ogni giudizio negativo sull’uso del telefonino (quante volte noi genitori ne parliamo, ricordando la nostra infanzia e i nostri giochi all’aria aperta… ormai soppiantati da Tik Tok e Instagram!) negli ultimi mesi ha lasciato il posto a valutazioni di tutt’altro genere.

Messaggi vocali e lunghe chat su Whatsapp ora anche per i più giovani sono messe da parte e ritornano di moda le telefonate tradizionali: raccontare le proprie giornate ed ascoltare le confidenze dei compagni di scuola, sentire come stanno i nonni lontani, chiamar“Meno male che c’è il telefonino!”; “Che bello poter fare una videochiamata con i nonni!”; “Ho portato il caricatore a mio marito in ospedale… finalmente!”.

Quante volte abbiamo detto o sentito queste frasi negli ultimi mesi! Laddove non si è insieme alla persone amate, c’è sempre la possibilità di sentirsi e le video chiamate poi riducono ancora di più le distanze. Certo, mi viene da pensare a chi è costretto in ospedale e può così avere conforto dalla famiglia, o rassicurare riguardo al proprio stato di salute, ma molto più banalmente mi metto nei panni anche di chi è toccato solo marginalmente dalla pandemia, e ha nel telefono l’unica possibilità per vincere l’isolamento e il senso di solitudine.

Messaggi vocali e lunghe chat su Whatsapp ora anche per i più giovani sono messe da parte e ritornano di moda le telefonate tradizionali: raccontare le proprie giornate ed ascoltare le confidenze dei compagni di scuola, sentire come stanno i nonni lontani, chiamare più volte al giorno un’amica che abita da sola, magari anche sentire una persona conosciuta tanti anni fa poi persa di vista e che questa pandemia, cartina di tornasole di ciò che più conta nella vita, ci ha fatto ricordare…

Anche senza cornetta e filo allora il telefono torna ad essere quel miracolo apparso in tutte le nostre case tra gli anni ’60 e ’70… il telefono, la tua voce.

Autrice

Marta Trombetta

Marta Trombetta è nata ad Angera, sulla sponda lombarda del Lago Maggiore, nel 1968, e ora vive a Taino con la sua famiglia.
Diplomatasi come Perito Aziendale Corrispondente in Lingue Estere, ha lavorato come impiegata commerciale, per poi aprire una sua attività.
Il sogno di scrivere racconti per ragazzi l'ha accompagnata per molto tempo. Le idee sono state sempre molte ma poiché ha dedicato competenza, studio e attenzione non solo nel suo lavoro ma anche nella crescita di suo figlio, ha sempre rimandato.
Ma ora l'uscita del primo libro "Un Tello per amico" inaugura l'inizio di un percorso che verrà arricchito dagli altri racconti che usciranno nei prossimi mesi.
Intanto altri progetti rimasti a lungo in stand by iniziano a prendere sempre più forma.

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