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Perchè la parola è diventata così importante?

Perchè la parola è diventata così importante?

31 Marzo 2021 Carlo Mazzucchelli
Carlo Mazzucchelli
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Mai come in questi tempi contagiosi, la parola ha assunto un significato così importante. La parola nella sua etimologia, nei suoi significati polisemici, nella sua musicalità (Conte o Draghi pari sono? Meglio Madame e i Måneskin!), nel suo utilizzo, spesso distorto e manipolatorio. La parola, comunque e sempre voce di realtà.

Sulla parola SoloTablet ha lanciato a inizio Marzo 2021 una iniziativa che alla parola fa riferimento. Si chiama OLTREPASSARE (Pensare significa Oltrepassare), nasce dalla collaborazione di un gruppo di viandanti curiosi della lingua e di abitanti della Rete, con l'obiettivo di provare a dare nuovo senso alle parole, in un'era caratterizzata dall'epidemia ma soprattutto dalla tecnologia.

OLTREPASSARE non è l'unica iniziativa nata di questi tempi sulla parola. Una che vale la pena di essere menzionata è quella del Piccolo Teatro di Milano (Marzo 20211) che mira a comporre un abbecedario utile a interpretare la realtà di oggi.

Le parole possono cambiare la realtà, in meglio o in peggio, quella interiore così come quella ambientale, relazionale, sociale, lavorativa e professionale. Il verso del risultato è determinato anche dalla capacità di interrogarsi sulla natura e sul significato delle parole, su come vengono usate, sul loro significato profondo e sulla loro etimologia. Lo si può fare come scelta ma anche lasciandosi guidare dalla semplice curiosità. Alla ricerca delle radici delle parole in uso e che ascoltiamo, le loro analogie, possibili classificazioni e categorizzazioni, dei loro risultati pragmatici che possono concretizzarsi in cambiamenti nei comportamenti, nel linguaggio e nelle relazioni.

Per molti le parole sono come finestre aperte, che ci circondano negli spazi abitati che abitiamo e si spostano insieme a noi, dentro i mondi fattuali e virtuali, paralleli e tutti reali, che ormai abitiamo.

Per noi affacciarsi è anche OLTREPASSARE. Per farlo serve coraggio, spirito d'avventura, tanta curiosità.

Non bisogna essere pigri, soprattutto bisogna sentire forte l'urgenza di dare nuovo senso alle tante parole che di questi tempi sono elementi portanti dello storytelling vincente.

Sono parole ormai abusate, manipolate semanticamente e cognitivamente, brutalizzate dal linguaggio prevalente, a cui è stato rubato il significato profondo e vasto che da sempre si portavano appresso.

OLTREPASSARE le parole può essere un modo per andare oltre gli abusi fin qui praticati e andare alla ricerca dei significati perduti ma soprattutto ridare a esse significati nuovi. Riuscire a farlo potrebbe permettere di scoprire nuovi mondi, così come la nostra anima.

 

Una iniziativa milanese per OLTREPASSARE le parole

A lavorare sulle parole ora c'è anche il Piccolo Teatro di Milano, con una iniziativa che mira a coinvolgere un gruppo di 26 drammaturghi under 35 con l'obiettivo di dare forma a un abbecedario capace di interpretare i temi e la realtà che stiamo vivendo. 

L'idea non può essere paragonata a OLTREPASSARE ma la filosofia che la anima non è dissimile: lavorare su parole (26 quelle selezionate: deserto, crepe, letteratura, ecc.) con esercizi di scrittura nella quale si possono cimentare persone diverse condividendo le loro riflessioni sul linguaggio e sulle sue possibilità di interpretazione del mondo. A ognuno dei drammaturghi coinvolti verrà assegnata per sorteggio una parola che lo impegnerà nella scrittura di un testo. Uno scritto che può anche essere breve ma la cui caratteristica deve essere quella di essere coraggioso (come lo è OLTREPASSARE....) nel riflettere sul periodo confuso di crisi che stiamo vivendo. Un periodo di passaggio, almeno si spera, dominato dall'incertezza, dalla tristezza e dalla frammentarietà del reale. 

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L'iniziativa del Piccolo Teatro, come OLTREPASSARE, guarda ai giovani, una categoria tra le più colpite dalla crisi pandemica in corso. Giovani che sono chiamati a guardare al futuro cercando di dargli un senso, una direzione e una prospettiva utile a dare forma a scenari sostenibili e, nel farlo, a confrontarsi puntando su canali di comunicazione tecnologici di cui sono esperti per costruire relazioni, incontri e scambi. Non solo culturali ma, in prospettiva, anche di lavoro. 

Più che sulle parole, in questo momento traumatizzante, bisogna intervenire sui fatti e i fatti sono quelli collegati alla pandemia, al contagio e alla sua sconfitta attraverso il vaccino. Dalla crisi attuale non si uscirà però solo con un vaccino, bisognerà ritrovarsi, a fine pandemia, anche vaccinati su molti altri fronti e uno di questi è quello del linguaggio.

Ecco perchè lavorare sulle parole è diventato così importante!
Ecco perchè si moltiplicano le iniziative che mirano a fornire opportunità e occasioni di farlo! 

Lavorare sulle parole significa anche sui farlo sui racconti, sulle storie e sulle narrazioni a cui danno corpo.Abbiamo bisogno di un nuovo storytelling che, a partire dalle tracce profonde lasciate dal coronavirus, ci possa far ripartire come esseri umani, fragili ma anche capaci di superare prove impegnative come quella che miliardi di persone stanno sperimentando con questa pandemia.

 

 

 

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