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Il cervello che legge e le nuove tecnologie digitali

Il cervello che legge e le nuove tecnologie digitali

05 Marzo 2013 Redazione
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Non siamo nati per leggere ma siamo dotati di un cervello straordinariamente plastico. La cultura è figlia del cervello che legge, ma la lettura è un fenomeno recente nella storia dell’evoluzione umana (6000 anni fa). Oggi l’avvento della cultura digitale e il suo privilegiare l’immagine rispetto alla scrittura fa sorgere nuove domande e ci obbliga a più approfondite riflessioni.

Ho appena terminato la lettura di un libro che suggerisco ai visitatori, nuovi e abituali di SoloTablet ( soprattutto a docenti e operatori scolastici nonché genitori ed educatori) per una lettura facile ma molto istruttiva, per ricchezza di informazioni e di discipline coinvolte (neurocìscienze, biologia, linguistica, filosofia, scienza).

Il libro dal titolo ‘Proust e il calamaro’ è stato scritto da Maryanne Wolf, una neuro-scienziata cognitivista che si occupa di lettura e in particolare di dislessia e che offre attraverso il suo raaconto una fotografia aggiornata sullo stato dell'arte delle molte ricercehe e scoperte, soprattutto nell'ambito delle scienze neurologiche e neuro-linguistiche, sui processi della lettura e dell'apprendimento. Ad oggi non è ancora possibile definire con certezza l'origine genetoca o culturale di molte competenze e capacità del nostro cervello ma l'autrice guida il lettore ad una lettura senz apregiudizi delle molte novità a cui le nuove scienze e le tecnologie ci hanno abituato.

Il libro è incentrato sul processo della lettura e sulla evoluzione della nostra mente dalla cultura orale, alle prime forme di scrittura nel bacino Mesopotamico (le tavolette con scrittura cuneiforme dei sumeri), fino ai giorni nostri e alla cultura digitale delle nuove generazioni Millennial.

Punto di partenza della riflessione dell’autrice è il non essere nati per leggere e il ruolo che l’invenzione della scrittura-lettura ha avuto nella  parziale e costante riorganizzazione del nostro cervello. Una riorganizzazione che ha creato nuovi collegamenti tra componenti del nostro cervello e che ha allargato a sua volta i confini del nostro modo di pensare, mutando l’evoluzione intellettuale della nostra specie. L’invenzione della lettura e la conseguente evoluzione sono state rese possibili dalla straordinaria capacità del cervello umano di stabilire nuovi collegamenti tra le sue strutture fisiche pre-esistenti e dalla capacità a farsi modellare dall’esperienza.

Se questo assunto è vero, e lo è in base ai molti risultati ottenuti da studi e ricerche scientifiche, il nostro cervello ha subito negli anni costanti trasformazioni e continua a trasformarsi anche nella fase sempre più digitale  attuale, che vede cambiare i modi di leggere, di pensare, di sentire, di conoscere e comunicare con gli altri.

Due terzi del libro servono all’autrice a testimoniare il ruolo e l’importanza avuta dalla lettura nell’evoluzione della nostra specie e nella trasformazione del nostro cervello ( l’hardware della mente) e di conseguenza della nostra mente e cultura. Molto spazio viene anche dedicato alla dislessia e alle varie forme di difficoltà nell’apprendimento legate a carenze da parte dei bambini nel riconoscimento e nell’interpretazione dei caratteri, delle sillabe, dei fonemi, delle parole e della sintassi di una lingua.

L’argomento che voglio però toccare in questo breve articolo è un altro, più pertinente con gli argomenti trattati su SoloTablet perché  riferiti alla rivoluzione digitale in atto e alle trasformazioni che sta introducendo anche nel campo della lettura, dell’apprendimento e della didattica.

Così come Platone nelle sue opere Protagora (Πρωταγόρας) e “Fedro” riferiva di un Socrate contrario alla scrittura perché capace di cancellare le forme di apprendimento orali basate sulla memoria, sono in molti oggi a paventare il pericolo derivante dalle nuove tecnologie e dall’uso che di esse viene fatto, soprattutto da parte delle nuove generazioni digitali (generazione Y, generazione millennial).  I pericoli sono quelli associati all’uso di uno strumento come Internet che sta sostituendo  il libro e la lettura e pregiudicando l’acquisizione di un sapere più profondo. Il rischio è l’affermarsi di un analfabetismo dell’informazione favorito dalla rapidità con la quale Google riesce a presentare i suoi contenuti informativi.  Questi rischi e pericoli non ci devono portare ad una contrapposizione tra mondi diversi o alla scelta di una delle due alternative e suggeriscono una maggiore attenzione e nuove riflessioni. Le opportunità offerte dalle nuove tecnologie non devono mettere a rischio la fecondità con la quale il nostro cervello che legge ha saputo sfruttare la propria plasticità ma ci possono aiutare nel capire e nell’affrontare disfunzioni cerebrali come quelle che producono la dislessia.

Come gli antichi Greci, viviamo una transizione di grande importanza che vede un passaggio da una cultura scritta ad una digitale e visiva. Socrate, maestro di Platone, criticò in modo appassionato (lo sappiamo solo dai testi del discepolo) la diffusione incontrollata della lingua scritta, Platone al riguardo fu ambivalente e non esitò ad usare la scrittura per tramandarci il suo pensiero e quello di Socrate, Aristotele infine crebbe immerso nella scrittura e nella lettura. Oggi ci troviamo in una situazione simile con generazioni a confronto nell’uso più o meno diffuso e compulsivo delle nuove forme di lettura e di attivazione del proprio cervello nella acquisizione, organizzazione, catalogazione e archiviazione di nuove conoscenze.  Socrate oggi sarebbe molto sorpreso della capacità di un testo digitale di risponderci con mille volti nella forma di un messaggio SMS, di un cinguettio, di una email o di un testo disponibile in lingue diverse su dispositivi tattili e mobili.

“Nello scontro tra le convenzioni del libro e il protocollo dello schermo, lo schermo prevarrà. Su questo schermo, ora visibile miliardi di persone sulla terra, la tecnologia della ricerca trasformerà libri isolati nella biblioteca universale del sapere umano” – Kevin Kelly

Molte delle preoccupazioni di Socrate legate alla superfluità delle informazioni e alla comprensione superficiale delle stesse è assimilabile a quelle di coloro che oggi vedono nelle nuove tecnologie digitali l’opportunità di imparare molto, grazie alla accessibilità delle informazioni in rete, di farsi una cultura virtualmente su tutto, ma sempre molto superficialmente e senza (inter)-mediazioni.

La percezione generale è che la situazione ci sia sfuggita di mano e che oggi noi non siamo in grado di controllare su cosa, come e quanto profondamente le prossime generazioni impareranno. E’ probabile che come Socrate perse la sua battaglia, la si perda anche noi. Da un lato c’è la difficoltà a comprendere i nuovi fenomeni e le possibilità ad essi associate, dall’altra c’è l’impossibilità a voltare le spalle alle nuove forme del comunicare e del sapere.

Ciò che possiamo fare è bene illustrato nell’ultimo capitolo del libro della Wolf. L’apprendimento della capacità di leggere ci ha liberato dai limiti della memoria fornendoci meccanismi automatizzati che ci hanno liberato dai processi di decodifica e ci hanno permesso di “allocare maggiore tempo cognitivo e spazio corticale, ad una più approfondita analisi del pensiero tradotto in segni”. Così come la nascita dei sistemi di scrittura e l’alfabeto greco hanno rappresentato une rivoluzione psicologica e pedagogica, oggi la rivoluzione digitale possa liberare forze senza precedenti nella produzione di nuovi pensieri e nella costruzione del cervello futuro che si plasmerà.

“L’evoluzione della scrittura ha fornito la piattaforma cognitiva per l’emergere di capacità terribilmente importanti: documentazione, codificazione, classificazione, organizzazione, interioririzzazione del linguaggio, consapevolezza di sé e degli altri, consapevolezza della stessa consapevolezza”

Se è così i bambini non dovrebbero essere messi di fronte all’alternativa libri o monitor (PC, smartphone, phablet, tablet, TV), il giornale quotidiano o la sua sintesi online, tra carta stampata e altri media digitali. Noi adulti dovremmo fare una pausa e usare la capacità elaborata grazie al nostro cervello, frutto ed evoluzione della nostra capacità e cultura della lettura, per una riflessione utile a prepararci al nuovo che arriverà.

Nel fare questo “dobbiamo impiegare ogni sforzo affinché l’immersione nelle risorse digitali non nuoccia alla capacità dei bambini di valutare, analizzare, mettere in ordine di priorità e soppesare quello che si cela in ogni tipo di informazione”. Ai bambini va insegnato ad essere bitestuali e multitestuali così come sarebbe buona cosa abituarli alla commutazione di codice linguistico tra due e più lingue parlate.

CM

 

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